Vescovi triveneti
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Lettera dei vescovi triveneti: il testo integrale

“Il compito educativo è una missione chiave!” Nota dei Vescovi del Triveneto su alcune urgenti questioni di carattere antropologico e educativo

Parole chiave: lettera (6), vescovi nordest (9), chiesa (56), triveneto (9), educazione (27), scuola (227), gender (24), vita (31)
Vescovi del Nordest in piazza San Pietro

Noi Vescovi del Triveneto siamo quotidianamente raggiunti - soprattutto nell’incontro con persone, famiglie, parrocchie e realtà associative - da notizie e questioni preoccupanti che riguardano la vita delle persone in tutti i suoi aspetti. Una vita che - ne siamo consapevoli - è dono di Dio ed è cosa preziosa, ma è minacciata e resa fragile da molte cause.

In occasione della 36ª Giornata per la Vita desideriamo ribadire, in comunione con la Chiesa italiana, la nostra preoccupazione per tante situazioni che contrastano la vita in tutte le sue fasi, dal concepimento alla nascita, dalla crescita alla piena maturità, dal declino fino alla morte naturale. Tale preoccupazione diventa per la Chiesa impegno a continuare, insieme a tutte le persone di buona volontà, a sostenere la vita umana in ogni momento e in ogni circostanza, ribadendone l’inviolabile dignità ed offrendo concreti aiuti a chi vive fragilità e sofferenze.

Il perdurare della crisi economica ci spinge ad essere vicini a chi ha perso il lavoro, alle famiglie che non arrivano a fine mese, ai giovani che non riescono a inserirsi nel mondo produttivo. Vogliamo continuare con le nostre Chiese - in particolare attraverso le Caritas -l’opera di ascolto, aiuto, sostegno alle situazioni di difficoltà e invitiamo tutti coloro che possono offrire occasioni concrete di lavoro a un di più di generosità e di inventiva.

Consapevoli del venir meno di molte tutele sociali, incoraggiamo e ci impegniamo a sostenere chi opera a favore dei molteplici disagi delle persone e delle famiglie. E ribadiamo in questa giornata l’appello a “generare futuro”, sostenendo concretamente quel desiderio dei giovani sposi di generare figli che spesso “resta mortificato per la carenza di adeguate politiche familiari, per la pressione fiscale e una cultura diffidente verso la vita”[1].

Esprimiamo vicinanza a chi soffre per le condizioni - spesso non rispettose della dignità umana - di carcerato, profugo o straniero e invitiamo chi ne ha la responsabilità ad assumere i necessari interventi legislativi e amministrativi, assicurando contemporaneamente  l’impegno della comunità cristiana verso queste sorelle e questi fratelli.

Senza trascurare tali aspetti di difesa e promozione della vita, sentiamo oggi in particolare il dovere di soffermarci più diffusamente su alcune questioni educative che riguardano aspetti fondamentali e delicatissimi dell’essere umano, con numerose e preoccupanti ricadute in ambito culturale, formativo, educativo e, quindi, politico della nostra società (triveneta, italiana, europea) e che toccano e coinvolgono in modo diretto la vita delle persone, delle famiglie e della scuola.  

Ci sentiamo così in sintonia con il decennio che la Chiesa italiana sta dedicando al tema dell’educazione e in piena consonanza con quanto papa Francesco ha di recente espresso con forza, mettendo in rilievo come la situazione attuale ponga dinanzi sfide sempre nuove e più difficili: “Il compito educativo è una missione chiave!”[2].

A questo riguardo, ci riferiamo al dibattito sugli “stereotipi di genere” e sul possibile inserimento dell’ideologia del gender nei programmi educativi e formativi delle scuole e nella formazione degli insegnanti, ad alcuni aspetti problematici presenti nell’affrontare in chiave legislativa la lotta all’omofobia, a taluni non solo discutibili ma fuorvianti orientamenti sull’educazione sessuale ai bambini anche in tenera età, alle richieste di accantonare gli stessi termini “padre” e “madre” in luogo di altri considerati meno “discriminanti” e, infine, al grave stravolgimento - potenziale e talora, purtroppo, già in atto - del valore e del concetto stesso di famiglia naturale fondato sul matrimonio tra un uomo e una donna.

Questa inedita situazione richiede a noi Vescovi, prima di tutto, e alle comunità ecclesiali di non venir meno ad un compito e ad una testimonianza di carità e verità che rappresentano il primo e concreto modo per servire e promuovere l’uomo e la vita buona nella nostra società. Ci sentiamo, in tal senso, sollecitati da Papa Francesco, il quale ci ha appena ricordato che “i Pastori, accogliendo gli apporti delle diverse scienze, hanno il diritto di emettere opinioni su tutto ciò che riguarda la vita delle persone, dal momento che il compito dell’evangelizzazione implica ed esige una promozione integrale di ogni essere umano. Non si può più affermare che la religione deve limitarsi nell’ambito del privato…”[3].

Di fronte a quella che si configura come una vera “emergenza educativa”, noi Vescovi avvertiamo la responsabilità e il dovere di richiamare tutti alla delicatezza e all’importanza di una corretta formazione delle nuove generazioni - a partire da una visione dell’uomo che sia integrale e solidale - affinché possano orientarsi nella vita, discernere il bene dal male, acquisire criteri di giudizio e obiettivi forti attorno ai quali giocare al meglio la propria esistenza e perseguire la gioia e la felicità del compimento[4].

Riaffermiamo, come prima cosa, la dignità e il valore della persona umana e poi la tutela e il rispetto che si devono ad ogni persona, soprattutto se in situazioni di fragilità, nonché la necessità di continuare a combattere strenuamente ogni forma di discriminazione (di carattere religioso, etnico, sessuale) o, addirittura, di violenza.

Sottolineiamo, altresì, il grave pericolo che deriva, per la nostra civiltà, dal disattendere o stravolgere i fondamentali fatti e principi di natura che riguardano i beni della vita, della famiglia e dell’educazione, confondendo gli elementi obiettivi con quelli soggettivi e veicolati da discutibili concezioni ideologiche della persona che non conducono al vero bene né dei singoli né della società.

Riconosciamo la “ricchezza insostituibile della differenza”[5] - specialmente quella fondamentale, tra “maschile” e “femminile” - e la specificità assoluta della famiglia come “unione stabile dell’uomo e della donna nel matrimonio. Essa nasce dal loro amore (…), dal riconoscimento e dall’accettazione della bontà della differenza sessuale, per cui i coniugi possono unirsi in una sola carne e sono capaci di generare una nuova vita”[6]; essa è, davvero, la “cellula fondamentale della società, luogo dove si impara a convivere nella differenza e ad appartenere ad altri”[7].

Su tale linea indichiamo anche due testi che, essendo espressione di una sana laicità, possono ben alimentare un sereno e positivo dibattito pubblico su questi temi: l’art. 16 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo e l’art. 29 della Costituzione repubblicana[8].

Siamo, infatti, consapevoli che la differenza dei sessi è elemento portante di ogni essere umano ed espressione chiara del suo essere in “relazione”; senza la comune salvaguardia delle “grandi differenze” vi è un grave e concreto rischio per la realizzazione di un autentico e pieno sviluppo della vita delle persone e della società[9].

Ribadiamo perciò – come espresso autorevolmente, anche di recente, dalla Santa Sede di fronte al Comitato ONU della Convenzione dei diritti del fanciullo – il rifiuto di un’ideologia del gender che neghi di fatto il fondamento oggettivo della differenza e complementarietà dei sessi, divenendo anche fonte di confusione sul piano giuridico[10].

Invitiamo quindi a non avere paura e a non nutrire ingiustificati pudori o ritrosie nel continuare ad utilizzare, anche nel contesto pubblico, le parole tra le più dolci e vere che ci sia mai dato di poter pronunciare: “padre”, “madre”, “marito”, “moglie”, “famiglia” fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna.

Difendiamo e promuoviamo il carattere decisivo - oggi più che mai - della libertà di educazione dei figli che spetta, di diritto, al padre e alla madre aiutati, di volta in volta, da soggetti o istituzioni chiamati a coadiuvarli[11]. E rigettiamo ogni tentativo ideologico che porterebbe ad omologare tutto e tutti in una sorta di deviante e mortificante “pensiero unico”, sempre più spesso veicolato da iniziative delle pubbliche istituzioni.

Sosteniamo e incoraggiamo l’impegno e lo sforzo di quanti, a vari livelli e su più ambiti, affrontanoogni giorno, anche nel contesto pubblico e nella prospettiva di una vera e positiva “laicità”, tutte le più importanti questioni antropologiche ed educative del nostro tempo e che segnatamente riguardano: la difesa della vita, dal concepimento al suo naturale spegnersi, la famiglia, il matrimonio e la differenza sessuale, la libertà religiosa e di educazione.

La proposta cristiana punta al bene integrale dell’uomo e contribuisce in modo decisivo al bene comune e alla promessa di un buon futuro per tutti. E pur in un contesto di diffusa secolarizzazione, che insinua la tendenza a ridurre la fede e la Chiesa all’ambito privato e intimo, come ricorda Papa Francesco “nessuno può esigere da noi che releghiamo la religione alla segreta intimità delle persone, senza alcuna influenza sulla vita sociale e nazionale, senza preoccuparci per la salute delle istituzioni e della società civile, senza esprimersi sugli avvenimenti che interessano i cittadini[12].

Al termine di questa Nota, proponiamo ancora un passo dell’Evangelii gaudium che spiega bene il senso della nostra riflessione e nel quale noi Vescovi ci ritroviamo in pieno perché tocca anche le delicate e importanti questioni antropologiche, culturali, formative ed educative qui menzionate e sottoposte sempre più all’attenzione e all’approfondimento di tutti, noi per primi: “Amiamo questo magnifico pianeta e amiamo l’umanità che lo abita, con tutti i suoi drammi e le sue stanchezze, con i suoi aneliti e le sue speranze, con i suoi valori e le sue fragilità (…). Tutti i cristiani, anche i Pastori, sono chiamati a preoccuparsi della costruzione di un mondo migliore… il pensiero sociale della Chiesa è in primo luogo positivo e propositivo, orienta un’azione trasformatrice, e in questo senso non cessa di essere un segno di speranza che sgorga dal cuore pieno d’amore di Gesù Cristo”[13].

Condividendo con fiducia queste nostre riflessioni e indicazioni, in un momento grave per il bene delle persone e della società, assicuriamo la nostra preghiera.

 

2 febbraio 2014, Festa della Presentazione del Signore e 36ª Giornata nazionale per la Vita

I Vescovi della Conferenza Episcopale Triveneto

[1] Cfr. Messaggio del Consiglio Episcopale Permanente della Cei per la 36ª Giornata nazionale per la Vita (2 febbraio 2014) sul tema “Generare futuro”.

[2] Il riferimento è all’incontro di Papa Francesco avvenuto il 29 novembre 2013 con i Superiori Generali degli Istituti maschili di vita religiosa, il cui resoconto è stata appena pubblicato su “La Civiltà Cattolica” (2014) | 3-17).

[3] Papa Francesco, Esortazione apostolica Evangelii gaudium, n. 182.

[4] Cfr. Benedetto XVI, Lettera alla diocesi e alla città di Roma sul compito urgente dell’educazione, 21 gennaio 2008.

[5] Cfr. Card. Angelo Bagnasco, Prolusione su “L’architettura della famiglia: logica e ricadute sociali” alla 47a Settimana Sociale dei Cattolici Italiani, Torino 13 settembre 2013.

[6] Papa Francesco, Lettera enciclica Lumen fidei, n. 52.

[7] Papa Francesco, Esortazione apostolica Evangelii gaudium, n. 66.

[8] L’art. 16 (terzo comma) della Dichiarazione recita: “La famiglia è il nucleo naturale e fondamentale della società e ha diritto ad essere protetta dalla società e dallo Stato”. E l’art. 29 (primo comma) della Costituzione italiana afferma: "La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio".

[9] Cfr. Card. Angelo Bagnasco, Prolusione su “L’architettura della famiglia: logica e ricadute sociali” alla 47a Settimana Sociale dei Cattolici Italiani, Torino 13 settembre 2013.

[10] Cfr. L’Osservatore Romano del 17 gennaio 2014 - v. articolo “Dignità da tutelare” sull’incontro a Ginevra della Delegazione della Santa Sede, guidata dall’Arcivescovo Silvano M. Tomasi, con il Comitato ONU della Convenzione dei diritti del fanciullo.

[11] Su libertà e diritto d’istruzione si esprime, tra l’altro, anche la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea (all’articolo 14), proclamata una prima volta nel dicembre 2000 a Nizza e poi una seconda volta, con alcune modifiche, nel dicembre 2007 a Strasburgo.

[12] Papa Francesco, Esortazione apostolica Evangelii gaudium, n. 183.

[13] Ibidem, n. 183.

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