giovedì, 12 marzo 2026
Meteo - Tutiempo.net

Casa: al via il progetto “Abitare Treviso”

Il Comune lancia un piano ambizioso, per agevolare la costruzione di alloggi a prezzi agevolati. Molte le reazioni
12/03/2026

Il tema non è affatto nuovo, nemmeno a Treviso: il problema della casa riguarda sempre di più chi non è in condizioni di grave svantaggio, ma non ha neanche un patrimonio tale da permettersi ciò che è attualmente immesso nel mercato. I dati Eurostat rilevano che lo stipendio medio in Italia, nel 2024, era di 33 mila euro annui (ben al di sotto della media europea di quasi 40 mila euro, e con un incremento negli anni tra i meno significativi dell’Unione). E come farebbe una persona con uno stipendio medio di 1.800 euro a permettersi case che, secondo uno dei maggiori siti di acquisto, si vendono mediamente a 2.762 euro al metro quadro? E quale istituto di credito concederebbe un mutuo a una persona singola di questo profilo? Per fare un paragone, i Comuni contermini vedono una media al metro quadro di circa 1.500 euro (Paese e Quinto), 1.828 euro (Villorba), 1.961 euro (Carbonera), 2.058 euro (Ponzano), 2.201 euro (Silea). Non va meglio sul fronte degli affitti: trovare un bilocale entro mura a meno di mille euro al mese è quasi impossibile e solo qualche fortunato può scovare offerte a 500-600 euro, in quartieri periferici come Santa Bona. È il problema del cosiddetto “ceto medio”, a cui il Comune di Treviso ha recentemente scelto di guardare, inaugurando, nelle scorse settimane, il piano “Abitare Treviso”, approvato in Consiglio comunale giovedì 26 febbraio.

Abbattimento degli oneri

Secondo l’Amministrazione, “Abitare Treviso” intende “rinnovare in profondità le politiche abitative cittadine attraverso incentivi fiscali, rigenerazione urbana e strumenti finanziari innovativi”. In altre parole, agevolazioni fiscali sulle nuove costruzioni: fino al 50% per la prima casa, per gli interventi Ater e per le cooperative; 40% per l’edilizia convenzionata e per i piani Peep(Piano per l’edilizia economica e popolare); fino al 30% per le volumetrie realizzate tramite “messa a terra” di crediti edilizi, nell’ambito dell’edilizia convenzionata e il 20% per l’edilizia privata libera; confermate, inoltre, le agevolazioni per la bioedilizia e la sostenibilità ambientale, già introdotte nel 2020, insieme alla possibilità di deroghe urbanistiche e incrementi volumetrici per chi realizza quote di edilizia residenziale sociale o recupera edifici dismessi e sottoutilizzati. “Questa fase è già attiva - chiarisce l’assessore all’Urbanistica, Andrea De Checchi -, gli uffici hanno già ricevuto molte richieste di approfondimento da parte di soggetti privati e presumibilmente i primi risultati concreti si vedranno tra quattro o cinque mesi”.

Social housing fund

La seconda parte del progetto, definita “molto ambiziosa”, prevede “la costituzione di fondi immobiliari etici e Social housing fund, in partenariato pubblico-privato, conferendo aree edificabili o immobili comunali da riqualificare, per generare nuova offerta abitativa a prezzi calmierati”, nell’ottica della “valorizzazione del patrimonio pubblico attraverso il recupero di immobili dismessi”. In concreto, si guarda soprattutto alle aree Peep e, in parte, all’ex caserma Piave o alla palazzina dell’ex caserma Salsa. “Il prezzo indicativo di vendita sarebbe fissato intorno ai 2.200 euro al metro quadro, mentre il canone medio di locazione si attesterebbe attorno agli 800 euro mensili per un appartamento di 100 metri quadrati”, specifica l’Amministrazione. Saranno anche calmierati, ma forse ancora poco accessibili alle “giovani coppie e persone che vivono da sole”, cui fa esplicito riferimento il piano. De Checchi ipotizza la costituzione del Social housing fund entro l’anno: il primo step sarà la mappatura di tutti gli immobili pubblici (non solo comunali) e, da lì, immagina la consegna delle prime chiavi di un alloggio nel giro di due o tre anni.

Verso gli “Stati generali”

Le reazioni non si sono fatte attendere: diversi enti e associazioni di categoria si sono espresse, anche positivamente come Confindustria Veneto Est, ricordando però che il tema doveva essere dibattuto da tempo. Cgil Treviso e Sunia (il sindacato degli inquilini assegnatari) chiedono “che il piano includa una dimensione esplicitamente legata al lavoro: convenzioni per le categorie più esposte, strumenti a sostegno della mobilità professionale, un raccordo con le imprese che, come ha riconosciuto Confindustria stessa, vedono nel problema abitativo un freno alla propria capacità di crescita. È un terreno su cui siamo disponibili a lavorare insieme a tutti i soggetti interessati”. In effetti, da più parti (la Cgil stessa, ma anche le minoranze in Consiglio comunale) si è sottolineata la necessità di lavorare al tema casa guardando oltre le nuove costruzioni, le quali, oltretutto, comportano nuova pressione sul suolo vergine, che a Treviso scarseggia sempre più. Manca una riflessione sul tema dei servizi essenziali e della qualità della vita (come ricorda sempre Sunia) che rendono attrattivo un quartiere o la città stessa.

Infine, il sempreverde tema degli affitti e delle locazioni turistiche, sollevato anche da Marco Zabai, del Partito democratico, che commenta: “Noi abbiamo proposto un’impostazione diversa e più ampia: un’Agenzia sociale per la casa, capace di fare mediazione tra proprietari e inquilini, gestire garanzie contro la morosità incolpevole e accompagnare le famiglie nell’accesso all’affitto a canone concordato. Abbiamo, inoltre, indicato la necessità di recuperare sistematicamente gli alloggi pubblici sfitti e di utilizzare strumenti urbanistici per garantire quote di edilizia sociale”. È, forse, anche in ragione di questo, che il sindaco, Mario Conte, già il giorno dopo, aveva annunciato l’avvio degli “Stati generali dell’abitare”, cioè un “tavolo di confronto permanente dedicato al tema della casa in città”, a cui il Comune inviterà associazioni di categoria, sigle sindacali e “tutti coloro che vorranno portare un contributo attivo a questo progetto”. De Checchi prevede una prima convocazione nella prima metà di aprile.

Abitazioni di lusso

A chi si chiede se la riduzione degli oneri possa incentivare la costruzione di nuove palazzine di lusso, la risposta di De Checchi è negativa: “Per poter beneficiare di «Abitare Treviso», si dovrà firmare un convenzionamento che stabilisce il prezzo di vendita e di locazione, che in questa dinamica non può mai essere superiore al valore di mercato”. Per fortuna, visto che a oggi in città le residenze di lusso di certo non mancano, nemmeno tra i progetti di recupero: la palazzina dell’ex Provincia, l’ex Arpav in via D’Annunzio, l’ex Intendenza in via Canova, l’ex Confindustria in piazzetta Sant’Andrea, l’ex Zoppelli in via Panciera, le ex cererie di Selvana, ca’ del Montello in via Montello, gli ex mulini Mandelli. Tra le nuove costruzioni, è fresca fresca la notizia del via libera alla realizzazione di due condomini residenziali alti 14 metri per 10 mila metri cubi di volumetria all’ex Trevenlat (lotto 2) in via Lancenigo (zona ippodromo), dove, nel frattempo, la natura ha fatto il suo corso e fatto prosperare un verde boschetto.

ULTERIORI APPROFONDIMENTI NEL NUMERO DI VITA DEL POPOLO DEL 15 MARZO

SEGUICI
EDITORIALI
archivio notizie
19/02/2026

Nel suo messaggio per la Quaresima di quest’anno, papa Leone XIV invita ad ascoltare e a digiunare. Anzitutto...

05/02/2026

È dei giorni scorsi la nota con cui la diocesi di Milano comunicava che il trentaduenne don Alberto Ravagnani...

TREVISO
il territorio