Fondamentale il contributo dei cattolici alla resistenza e alla successiva vita politica e amministrativa
Tempo di guerra e tempo di dopoguerra. Il decennio 1942-1951 si presenta come il più denso di avvenimenti politici di straordinario rilievo. Nel 1942 la guerra non va bene come si vorrebbe; i giornali non possono scrivere con libertà, ma molto si percepisce dai Bollettini militari che pubblicano, secondo i quali tutto, sui vari fronti dAfrica, dei Balcani o di Russia, sembrava svolgersi secondo le attese del regime; si parlava soprattutto delle battaglie in nord Africa, riferendo di riconquiste, con ciò lasciando capire che prima quegli stessi territori erano stati perduti, anche se non si era potuto dirlo. La Vita del popolo intanto intercalava i Bollettini con i resoconti mensili dei caduti e dei feriti: centinaia, migliaia di morti. Erano delle avvisaglie per la popolazione, ancora speranzosa sulla vittoria finale, nonostante i morti, i bombardamenti aerei, il razionamento dei viveri e le ristrettezze tipiche dei periodi di guerra. Intanto dal giornale diocesano, che si dedicava quasi esclusivamente ai temi religiosi, si seguivano anche i fatti di cronaca provinciale più rilevanti: a ottobre 42 si dava lannuncio dellavvenuto cambio di guardia alla guida del Partito Nazionale Fascista di Treviso, tra il cessante sansepolcrista Bianchi e Gatti.
Larmistizio Il 1943 segnerà una svolta drammatica. Gli insuccessi di guerra porteranno a una crisi interna al regime, sfociata a luglio nella sfiducia al duce in una storica seduta del Gran Consiglio, alla caduta del Fascismo, al re che dispone larresto di Mussolini e allaffidamento del comando militare al Maresciallo Badoglio. LArmistizio con gli Alleati che, sbarcati in Sicilia e ad Anzio stavano salendo la Penisola da conquistatori, rovesciò le alleanze, facendo diventare lalleata Germania una potenza ostile allItalia. Dopo l8 settembre 43 la contestuale presenza in Italia di eserciti contrapposti scatenò un lungo periodo di azioni militari; contro i tedeschi cominciarono ad agire anche gruppi armati di civili, antifascisti convinti e giovani sbandati dopo lignominioso sfaldamento dellEsercito seguito allarmistizio con gli Alleati.
Eccidi e bombardamenti Sebbene di segno diverso, la guerra però continuava, anche perché al nord, attorno a Mussolini fatto liberare da Hitler dalla sua prigione sul Gran Sasso, si ricostituì uno Stato fascista, la Repubblica Sociale Italiana (Rsi), strettamente condizionata dalle truppe naziste. Nei territori occupati dai nazitedeschi e controllati dalle violente e facinorose Brigate Nere, mentre la risalita della penisola degli Alleati era bloccata allaltezza della cosiddetta Linea Gotica, sintensificarono le azioni militari delle formazioni partigiane. Anche la Provincia di Treviso fu teatro duna grande quantità di scontri e di rappresaglie, che portarono distruzione, incendi, eccidi di massa (quello di Castello di Godego, il più grave), sofferenze indicibili per la popolazione civile. Sui cieli della Marca piombavano gli aerei alleati, con ripetuti attacchi, alcuni dei quali con esiti gravissimi: il 7 aprile 44 la città di Treviso fu devastata e si contarono circa 2.000 morti, ma non meno gravi in quanto a distruzioni i bombardamenti del successivo dicembre.
I cattolici e la Resistenza Nellazione resistenziale i cattolici trevigiani ebbero un ruolo di primo piano, con Comandanti di vaglia come Girardini nellOpitergino-Mottense o Primo Visentin (Masaccio) nella Castellana, oltre che con figure di rilevanza politico-militare quali Italico Corradino Cappellotto, Toto Tessari, ma soprattutto Bruno Marton, Agostino Pavan, Domenico Sartor, Antonio Ferrarese, Giuseppe Caron, lallora giovanissima staffetta Tina Anselmi e tanti altri, in buona parte attivi nellAzione cattolica, o in varie formazioni partigiane e nel Comitato di Liberazione Nazionale (Cln). La presenza dei cattolici nella Resistenza e nellazione di opposizione morale al fascismo si andò sempre più qualificando come presenza democratico-cristiana (la Dc prese avvio a Treviso fin dallautunno 1942), anche se esisteva una modesta fascia di persone che esitavano, per motivi programmatici, a dare la loro adesione al partito dei cattolici; come si legge nei verbali del Cln Provinciale, di fatto in Provincia di Treviso la presenza di militanti nella Resistenza fu quantitativamente almeno pari a quella delle sinistre, con proprie formazioni in armi e migliaia di combattenti.
Il sostegno dei sacerdoti Contemporaneamente, nel territorio diocesano numerosi sacerdoti davano sostegno, assieme alle loro popolazioni, al movimento resistenziale e si adoperarono per limitare le conseguenze delle rappresaglie e per mettere in salvo gli ebrei in fuga. Per valutare nella giusta dimensione limpegno dei cattolici trevigiani nella lotta per la liberazione dal regime totalitario va tenuto presente che allantifascismo militante e armato si affiancava un antifascismo diffuso di tipo impostativo; la resistenza di parecchi cattolici si concretizzò in atteggiamenti di chiara ostilità al regime, a livello morale e culturale. Una delle fucine di resistenza morale allimpostazione politica della Rsi era rappresentata da La Vita del popolo, tanto che, per il suo atteggiamento di fondo, nel luglio 1944 subì la sospensione delle pubblicazioni per un mese; e non era la prima volta che, durante la guerra, il settimanale diocesano veniva sottoposto a simili provvedimenti. Il contributo dato in concreto dai cattolici trevigiani alla guerra di Liberazione attraverso lazione militare, ingiustamente sottovalutato dalla vulgata corrente della storiografia locale sul periodo, è documentato con chiarezza dalla documentazione coeva. Basterebbe citare, al proposito, il verbale della seduta tenuta il 14 aprile 1945 dal Cln di Treviso, che riporta: Il rappresentante della Dc espone una brillante serie di azioni militari e di sabotaggio compiute da formazioni Dc.
Le elezioni del Quarantotto Dopo la definitiva sconfitta del nazifascismo nella primavera del 45, lItalia fu chiamata a scegliere con il referendum del 1946 la forma istituzionale, la Repubblica, e nello stesso tempo ad avviare la stesura della Costituzione in unapposita assemblea eletta dal popolo, nella quale si raggiunse il punto culturalmente più elevato dellintero dopoguerra. Avendo sempre sullo sfondo le vicende internazionali (la spartizione delle zone dinfluenza definita a Yalta e la guerra fredda tra America e Russia stalinista), fu il democristiano Alcide De Gasperi a guidare la vita politica di quegli anni, a capo di governi dapprima di unità ciellenistica e poi centristi. Il recupero del Paese alla normalità politica, mentre tutta la società era impegnata nella ricostruzione materiale di case e infrastrutture, generò tensioni altissime, molto prossime in certe circostanze allinsurrezione (si pensi allattentato a Togliatti), culminate nelle elezioni politiche del 48 che segnarono laffermazione della Dc con i suoi alleati centristi sulla formazione del Blocco socialcomunista. La Chiesa non fu assente dalla lotta politica, intervenendo direttamente nellazione attraverso la costituzione a tutti i livelli dei Comitati Civici, sorti su idea del presidente centrale di Azione cattolica Luigi Gedda, dintesa con Pio XII. A Treviso, tuttavia, questi Comitati ebbero nel complesso un ruolo secondario, data la presenza di una Dc ormai forte, dotata di esponenti di grande spessore, radicati nel territorio e animati da un senso di rispettosa e laica autonomia dal clero. In quegli anni limpegno era rivolto alla ricostruzione fisica ed economica dopo le devastazioni belliche. Già nel 1946 si promosse una Fiera Campionaria e si assunsero provvedimenti per lo sviluppo di settori allora portanti come quello serico ed enologico (sviluppo di Cantine Sociali). In città i trevigiani dimostrarono subito grande determinazione di risollevarsi, a iniziare dalla ricostruzione dei monumenti pubblici, sotto la supervisione dellarch. Ferdinando Forlati, ma fu soprattutto nel decennio degli anni Cinquanta che si procedette estesamente alla ricostruzione fisica del contesto residenziale e dellassetto territoriale, con la guida del vicesindaco Luigi Chiereghin. Già nel 1946 la Loggia dei Cavalieri, gravemente colpita e quasi distrutta, fu restituita ai trevigiani ricostruita e analogamente era avvenuto per il pittoresco palazzo Rinaldi che si affaccia sul Cagnan nei pressi di S. Francesco o per la cappella dellAnnunziata del duomo; per altri edifici importanti (palazzo dei Trecento, chiese di Santa Maria Maggiore e di San Nicolò) fervevano i lavori di riparazione. Analogamente si stava facendo per il patrimonio residenziale privato, con un lavoro duro e pur tuttavia ancora molto lento rispetto alle esigenze concrete.