Sabato 19 maggio, nella solennità dell’Ascensione, la nostra Chiesa diocesana ha vissuto un intenso evento di grazia con l’ordinazione presbiterale di due diaconi del nostro Seminario: don Alberto originario della parrocchia di Musile di Piave e don Manuel originario di Varago.
Nel biglietto che annunciava la loro ordinazione, i due candidati avevano scelto di riprodurre l’affresco della Missio Apostolorum, che si trova nella chiesa di Santa Margherita di Vigo di Cadore; il Cristo risorto, dopo aver effuso sugli apostoli lo Spirito Santo, imponendo loro le mani li benedice e, come ascoltato nel Vangelo durante la celebrazione, li invia in tutto il mondo a proclamare il Vangelo di salvezza. Coloro che erano presenti all’ordinazione non faticheranno ad associare a questa immagine il gesto dell’imposizione delle mani da parte del nostro Vescovo prima e dei numerosi sacerdoti poi, e queste parole della preghiera di ordinazione pronunciata dal Vescovo: “Siano degni cooperatori dell’ordine episcopale, perché la parola del Vangelo mediante la loro predicazione, con la grazia dello Spirito Santo, fruttifichi nel cuore degli uomini e raggiunga i confini della terra”.
Mi sembra che l’imposizione delle mani possa esprimere oltre al dono dello Spirito Santo, da una parte la cura del Signore per la vita dei due sacerdoti novelli, dall’altra l’accoglienza, mai conclusa, nella comunione e nella fraternità del presbiterio da parte di tutti i sacerdoti. Le mani dei sacerdoti tese sul capo dell’ordinando, diventano, dopo la celebrazione, braccia che accolgono, che custodiscono e che valorizzano, mani sapienti che accompagnano, che sostengono, che indirizzano e incoraggiano i primi passi del prezioso dono del ministero affidato a don Alberto e don Manuel.
Anche il Vescovo ha sottolineato e messo in luce il fatto che con l’ordinazione il novello sacerdote entra nella nuova “famiglia” del Presbiterio e durante l’omelia diceva: “Il rito dell’ordinazione si conclude con l’abbraccio di pace da parte del Vescovo e dei presbiteri. Siete così accolti in un presbiterio, qui ampiamente rappresentato, che deve essere da voi riconosciuto e amato come un luogo di fraternità sacerdotale, di discernimento pastorale, di reciproco aiuto a servire le comunità cristiane. Sappiate riconoscere in esso la presenza di tanti fratelli che amano profondamente la loro vocazione, e si donano generosamente nella costruzione di comunità in cui si formano autentici discepoli di Gesù”.
Sarà proprio il dono dello Spirito Santo a fare di Cristo il centro della loro vita, a renderli trasparenza di Cristo e del suo amore, come invitava il Vescovo in un altro passaggio: “Non è possibile annunciare la bontà, la misericordia, la vicinanza di Dio se chi lo annuncia e lo celebra non si fa umile, povera, ma reale attuazione, pratica concreta, esercizio di tale bontà, misericordia, vicinanza”. Lo stesso Spirito mentre spalanca il cuore del sacerdote perché ogni persona affidata alle sue cure trovi ascolto, accoglienza, lo aiuta a vivere il proprio ministero a favore e per la santificazione e la salvezza di ogni uomo, e lo porta a fare “dei fratelli e delle sorelle coloro per i quali spendere, consumare la propria vita”.
A noi non resta che continuare ad accompagnare con l’amicizia e soprattutto con la preghiera i primi passi di questi due nuovi sacerdoti che il Signore ci ha donato, e insieme “favorire - così invitava sempre il Vescovo - possibili altre risposte” alla vocazione sacerdotale.
La serenità e la gioia che trasparivano dal volto dei due nuovi presbiteri, insieme alla partecipazione raccolta e orante dei numerosi fedeli, parenti e amici convenuti in Cattedrale, possano restare un ricordo vivo nel nostro cuore e una ulteriore testimonianza che il Signore è con noi tutti i giorni e accompagna la nostra vita con i suoi segni di grazia. (don Emanuele)