Il Veneto si racconta, il Veneto si confronta nel nuovo Rapporto Statistico presentato dalla Regione Veneto a villa Contarini di Piazzola sul Brenta, lo scorso 12 luglio. Riflettori puntati sulla crisi economica, certo, ma con gli occhi nuovi di chi vuole riscoprirsi, reinventarsi e rinnovarsi. “Abbiamo voluto approfondire quello che siamo e, settore per settore, dove potremmo andare - ha esordito Marino Zorzato, vicepresidente della Regione Veneto -. L’Europa è ancora il nostro bacino interessante per l’export, ma stiamo anche crescendo a due cifre nei Paesi emergenti”.
Gli scenari attuali
Il mondo è cambiato. Usa ed Europa, per il loro elevato indebitamento, non consentiranno a breve una grande ripresa dei consumi, mentre si stanno affacciando nel panorama mondiale i Brics (Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica). Ma se per anni i Paesi emergenti sono stati considerati per la loro produttività - il basso costo del lavoro, la scarsa protezione sociale e le normative meno stringenti che avevano spinto molti imprenditori locali a delocalizzare, per abbattere i costi di produzione -, oggi bisogna considerarne i mercati come un bacino di nuovi consumatori, verso cui indirizzare gli investimenti.
Lì ci sono popolazioni molto numerose, giovani e in crescita, anche dal punto di vista culturale, quindi più propense a consumi che il made in Italy può soddisfare, Veneto in testa, grazie alla flessibilità delle sue piccole e medie imprese: “Ed è proprio questa la strada da percorrere per superare la crisi: adattarsi ai cambiamenti, modificando i prodotti in base ai nuovi mercati e i processi produttivi secondo nuove esigenze. Possiamo cogliere queste opportunità, rispondendo alla crisi con la stessa energia che è stata indispensabile cinquant’anni fa per dare vita al cosiddetto miracolo del Nordest”, ha dichiarato Tiziano Baggio, segretario generale della Programmazione, nel corso della relazione annuale. Il 20% dei giovani veneti, infatti, stenta a trovare lavoro e quindi una collocazione per esprimere le proprie potenzialità. A loro vanno indirizzati tutti gli sforzi, per non perdere forze e risorse.
La crisi mondiale
Dopo un 2009 di recessione internazionale, un 2010 di timida ripresa, il 2011 si è chiuso in decelerazione, fiaccato dalla crisi finanziaria. La crescita del Pil mondiale nell’anno si assesta al 3,9% rispetto al 5,3% del 2010. Per i Paesi emergenti l’aumento è del 6,2%, per le economie avanzate la crescita si dimezza rispetto al 2010, passando dal 3,2% all’1,6%.
L’Unione Europea chiude con una crescita debole, pari al + 1,5%, mentre nell’area dell’euro l’impulso più forte alla crescita è dato dall’economia tedesca. Deboli le economie di Italia e Spagna, mentre preoccupa molto la recessione di Grecia (-6,9%) e Portogallo (-1,6%).
Nel corso del 2011 l’economia italiana è stata fiaccata dalle tensioni sui mercati finanziari che hanno portato il differenziale fra il rendimento dei Btp decennali e quello degli analoghi titoli tedeschi a raggiungere i 550 punti base e dalle manovre di risanamento dei conti pubblici.
In Italia l’aumento del Pil nel 2011 è pari allo 0,4%, frutto di una ripresa nella prima parte dell’anno che poi si è ridotta, fino a registrare variazioni negative.
E in Veneto?
Dopo un 2009 di recessione, il 2010 ha segnato un’intensa ripresa in Veneto, con un incremento di ricchezza del 3,2%, pari alle regioni tedesche più strategiche, ma nel 2011 la crescita non ha raggiunto l’1%. La domanda interna è fiacca, sostenuta per lo più dai consumi delle famiglie, mentre gli investimenti sono in frenata. Nelle previsioni, il 2012 risentirà della recessione in maniera analoga al livello nazionale; la ripresa dovrebbe avviarsi nel 2013, per registrare una crescita attorno al 2% nel 2014.
Le esportazioni saranno il motore della crescita nei prossimi anni per tutti i Paesi sviluppati. In Veneto, nel 2011, hanno superato la soglia dei 50 miliardi di euro, ritornando ai livelli record pre-crisi del 2008 con un risultato molto importante, + 10,2% rispetto al 2010. La crescita delle esportazioni venete ha interessato quasi tutti i principali settori economici: la meccanica ha fatto registrare nel 2011 una crescita del fatturato estero del 18,1%.
L’incremento più importante, in termini percentuali, si è avuto dalle vendite delle produzioni metallurgiche, con una crescita annua nel 2011 del 20%. Buoni anche i risultati delle vendite all’estero del sistema moda e dei prodotti dell’agroalimentare.
L’Ue assorbe circa il 59% dell’export veneto e nel 2011 le imprese venete hanno registrato una crescita del fatturato che ha sfiorato il 9%. Paese leader del nostro export è la Germania, con il 14,1% dell’intero export regionale, ma extra Ue ben un + 31,6% verso la Cina, + 19,5% verso la Russia, + 26,2% verso la Svizzera, + 19,8% verso la Turchia, + 24,5% verso il Brasile e + 24,4% verso l’India.
Il Turismo, l’arma vincente
Le grandi potenzialità dell’offerta turistica veneta hanno permesso al Veneto di raggiungere nell’anno 2011 il suo record assoluto di presenze turistiche. Numericamente nel 2011 si contano 15,8 milioni di turisti, oltre un milione in più rispetto all’anno precedente (+ 8,1%), a cui corrisponde un aumento importante delle presenze (+ 4,2%), giunte a circa 63 milioni e 400 mila, segno della riduzione della permanenza media nelle località di villeggiatura (4 giorni). Nel settore turistico il Veneto mantiene da anni il primato tra le regioni italiane, con il 14,8% degli arrivi e il 16,2% di presenze di turisti dell’intera penisola nel 2010. Nel primo trimestre del 2012 si continuano a registrare buoni risultati con un incremento rispetto allo stesso periodo del 2011 del 3% per gli arrivi e dello 0,7% per le presenze.
Bello e ben fatto
Tra i settori di punta dell’export veneto vi è sicuramente il made in Italy che sta assumendo una nuova connotazione: beni di fascia medio-alta che uniscono antiche tradizioni e artigianalità all’innovazione, al design e alle tecnologie d’avanguardia, il cosiddetto bello e ben fatto (Bbf): l’alimentare, l’abbigliamento e tessile casa, il calzaturiero e l’arredamento. Il complesso dei quattro comparti considerati nel 2011 ha rappresentato il 21% delle esportazioni regionali; il peso del Bbf sull’export dei prodotti manifatturieri in Veneto è maggiore di oltre 8 punti percentuali rispetto alla media nazionale. Rapportando tali prodotti all’export del macrosettore di riferimento, si ottiene un’incidenza elevata: quasi la totalità delle esportazioni venete di calzature e arredamento è costituita da Bbf, la quota corrispondente per l’alimentare è pari al 78%, mentre relativamente più contenuto è il peso dei prodotti Bbf nell’abbigliamento (69%).
La crescita delle importazioni mondiali di Bbf tra il 2012 e il 2017 sarà assorbita per oltre il 30% da Russia, Cina ed Emirati Arabi Uniti, i tre nuovi mercati che, assieme alla Polonia, esercitavano nel 2010 il peso più significativo sulla domanda mondiale di Bbf.
La tenuta della famiglia
Oggi in Europa sono quasi 116 milioni le persone a rischio povertà o esclusione sociale - il 23,5% della popolazione complessiva -, di cui circa 15 milioni vivono in Italia (24,5%). Minore è invece il disagio in Veneto, dove a soffrirne è il 15% della popolazione (16,3% delle famiglie), in lieve aumento rispetto all’anno precedente (14,1%). Sebbene l’incidenza del disagio in Veneto sia una delle più basse tra le regioni italiane, si tratta comunque di 732 mila persone (oltre 331 mila famiglie) in difficoltà, che non vivono secondo gli standard comuni della società attuale e che, nei casi più gravi, non riescono a provvedere ai bisogni fondamentali della vita.
Più a rischio le donne, i bambini, le persone sole, soprattutto se anziane, le famiglie numerose e chi ha un basso titolo di studio. Nel confronto europeo emerge soprattutto il maggior svantaggio che colpisce le famiglie con figli a carico, specie se tre o più, e le persone anziane che vivono da sole. “Ma la famiglia veneta, da sempre, è stato il fattore determinante per aiutare chi è in difficoltà, il suo ruolo è fondamentale” ha commentato Maria Teresa Coronella, dirigente regionale. La condizione della donna nella società italiana, purtroppo, è invece ancora contraddittoria: se da un lato assistiamo al crescere del livello di scolarizzazione femminile - già superiore a quello maschile -, dall’altro persistono segnali di ritardo e situazioni di disuguaglianza di genere. In Veneto, il 30% delle donne che vivono in coppia e che hanno figli non lavorano, affidandosi completamente al lavoro del marito o del compagno. E quando lavorano, guadagnano meno del partner e non godono di sufficiente flessibilità nel gestire i tempi del lavoro. “Per aumentare le possibilità occupazionali - ha aggiunto Baggio - è opportuno assicurare la piena inclusione femminile, trovando nuove strategie per conciliare vita familiare e vita lavorativa”.
Crescita e sviluppo dunque, “ma soprattutto uno sviluppo più sostenibile” ha ribadito Coronella, che rispetti persone e ambiente, facendo della crisi un trampolino di lancio per un futuro migliore.