Da un paio d’anni mi reco per un po’ di riposo in una casetta rustica situata in un paesino di una incantevole valle della Carnia, piena di verde, boschi e tanta acqua. Tutto bello, se non fosse che a volte mi vien da pensare che questo angolo di Eden sia stato un po’ dimenticato anche da Dio. Gli uomini lo hanno già lasciato da tempo. In una ventina d’anni il Comune è passato da oltre 3000 abitanti ai poco più degli attuali 900, distribuiti in tre parrocchie. I giovani se ne sono andati a cercare lavoro e fortuna altrove e i vecchi sono ormai rassegnati al declino della loro vallata. Sì, perché, tolto qualche campo scout o parrocchiale ospitati nelle canoniche disabitate, per il resto di turisti se ne vedono ben pochi, nonostante le incantevoli passeggiate sponsorizzate da allettanti dépliant. Un po’ di gente si vede a ferragosto perché ritornano gli emigrati con le loro famiglie e i villeggianti che qui hanno comperato casa. Si vedono passare anche pochissime macchine perché da queste parti bisogna venirci appositamente, magari per levarsi lo sfizio di raggiungere Casera Razzo percorrendo una strada secondaria.
Dio però non sì è dimenticato di questa valle.
Anzitutto perché egli sempre si prende cura di ogni uomo e poi perché c’è ancora “per caso” un prete residente e pure giovane, che segue le tre parrocchie e, per una messa di tanto in tanto, anche una serie di chiese e chiesette sparse qua e là, che nei secoli la fede degli uomini e il campanilismo delle frazioni, hanno tirato su con pochi soldi ma grande prodigalità. Dico “per caso” in quanto don Luigi, originario del paese, è un missionario che qualche anno fa, alla morte del vecchio parroco, ha pensato di fermarsi per un po’ di tempo, forse nella inconfessata speranza che l’altro fratello, missionario in Cina, potesse in qualche modo darsi da fare per due.
Se don Luigi se ne va, qui, per ben che vada, passerà un prete la domenica per dire una messa e non certamente, come ora, in ognuna delle parrocchie. La gente anche su queste cose si è un po’ preparata e rassegnata. A volte magari, finché c’è ancora il prete residente, pretenderebbe da lui tanti servizi religiosi anche se, alla fin fine, come accade dalle nostre parti, è più contenta che il don stia dietro ai ragazzi e ai giovani e garantisca le cose essenziali. E dopo, cosa succederà? Di sicuro i paesetti continueranno la vita di sempre e, prete o non prete, non rinunceranno certo alle loro piccole ma gustosissime sagre. La trasmissione della fede, però, deve continuare e di questo occorre se ne facciano maggiormente carico le famiglie cristiane. Sia qui nella vallata che altrove. Al tempo stesso, però, bisogna promuovere quelle forme di ministerialità laicali che possono garantire la vita e la vivacità di una comunità cristiana, condividendo la responsabilità pastorale con il prete presente saltuariamente. Anche le nostre Collaborazioni pastorali non avranno futuro senza un convinto impegno su questo fronte. Il volontariato ecclesiale va coltivato, formato e responsabilizzato: non si può né si deve farne a meno. La presenza attiva dei laici è vitale per qualunque comunità cristiana.
Ognuno deve fare la sua parte
Ad esempio, nella parrocchia del capoluogo c’è da molti anni qualcuno che garantisce un servizio “qualificato”. E’ l’anziana signora Maria, donna saggia e intelligente, oltre che di grande fede, che come la vecchia profetessa al Tempio, si dedica ogni giorno alle cose di Dio e, per quanto può, anche a quelle della gente: cura la chiesa, intona i canti e il rosario, legge le letture, anima la preghiera quotidiana, prende nota delle messe, fa suonare le campane digitando il telecomando e… prepara da mangiare al figlio prete. Sì, perché la signora Maria è anche la mamma di don Luigi e sempre prega per lui e per l’altro che è in Cina oltre che, evidentemente, per le due figlie maritate. Ma anche per la parrocchia e gli uomini che nel mondo ne hanno bisogno. L’altra sera, finita la messa, mi ha confidato che da bambina le avevano insegnato a dire ogni giorno un Padre nostro a san Francesco Saverio. Mai avrebbe pensato di ricevere la grazia di due figli preti saveriani, dei quali uno, quasi per un debito di riconoscenza (e forse anche per motivi suoi), sta per il momento occupandosi della parrocchia. Già. Dalle parti di Dio le cose vanno così: a chi ha sarà dato e sarà nell’abbondanza… La Provvidenza c’è per chi si fida del Signore e, servendolo giorno e notte, gli fa trovare sempre aperta la porta di casa. In una parola, per chi vive di fede.
Conveniamo che oggi per animare ed evangelizzare una comunità ci vuole molto altro. Nella casa di Dio però ci sono molte mansioni. La signora Maria, come altre persone delle nostre parrocchie, sta svolgendo bene le sue. Noi, che abbiamo idee e progetti, siamo chiamati a fare la nostra parte. Cominciando ad essere almeno fedeli nella preghiera, soprattutto per le vocazioni. Perché queste sì vengono dal cielo.