La vita del Popolo di Treviso - EDITORIALE
Riconoscere ed accogliere il dono della vocazione presbiterale
La comunitą del seminario vescovile di Treviso
La comunitą del seminario vescovile di Treviso

Nella lettera consegnata a tutti i sacerdoti della diocesi il 3 giugno scorso, in occasione dell’assemblea diocesana di chiusura dell’anno pastorale («Ne costituì Dodici»), il Vescovo ricordava l’importanza di recuperare la dimensione vocazionale della vita nell’attività pastorale ordinaria: «tutta l’azione pastorale dovrebbe tener presente che per ogni battezzato vi è una chiamata di Dio Padre ad amare in e mediante una vocazione particolare» (n. 4). In effetti, la vita umana costituisce quello straordinario dono di Dio che viene offerto in anticipo e che rende possibile la stessa risposta alla sua chiamata d’amore. In molti racconti vocazionali della Sacra Scrittura viene ricordato che il primato di Dio che chiama alla vita è accompagnato da una singolare chiamata: Ti ho chiamato per nome: tu mi appartieni (Is 43,1).
 
L’urgenza dell’animazione vocazionale
Purtroppo il contesto sociale e culturale nel quale viviamo sta progressivamente e sistematicamente rimuovendo questa fondamentale consapevolezza di fede: “Nel nostro tempo, - affermano i vescovi italiani nel recente documento Educare alla vita buona del vangelo - è facile all’uomo ritenersi l’unico artefice del proprio destino e pertanto concepirsi «senza vocazione»” (n. 23). Le ragioni di questa rimozione sono complesse e difficilmente sintetizzabili. Dobbiamo tuttavia riconoscere che, di fatto ed in qualche misura, noi cristiani abbiamo subito l’influenza negativa di questa mentalità e fatichiamo a tenere viva la dimensione vocazionale della nostra esistenza. In altre parole, non avvertiamo l’urgenza di educare ad amare, cioè a donare quotidianamente la vita nell’amore come risposta alla chiamata di Dio. Uno dei segni di questa crisi è dato dall’attuale vistosa diminuzione di presenze ai gruppi vocazionali del Seminario, specie per l’età delle elementari e medie.
 
Il presbitero è il primo ‘animatore vocazionale’
Anche a livello pastorale, nei percorsi catechistici e formativi che offriamo ai battezzati più giovani delle nostre parrocchie, rischiamo di dimenticare questa prospettiva fondamentale, impoverendo l’annuncio della verità che è in Gesù Cristo e offrendo solo una parte della luce sfolgorante proveniente dal suo volto. Per questo diventa sempre più urgente non solo rinnovare la passione educativa nei vari ambienti formativi delle nostre comunità cristiane, come ci invitano a fare i vescovi italiani, ma anche recuperare nella pratica pastorale ordinaria la dimensione vocazionale della vita cristiana. In quest’opera di recupero della dimensione vocazionale nella pastorale, il primo ad essere chiamato in causa è il presbitero. A lui infatti, ricorda il Vescovo, è stato donato un carisma particolare con l’ordinazione. Carisma che lo abilita e responsabilizza “non solo a promuovere l’animazione vocazionale da parte dei laici, ma a prendersi direttamente cura delle vocazioni di speciale consacrazione, già a partire dall’età della fanciullezza” (n. 1).
 
Il sussidio per l’animazione vocazionale
Il Seminario è lieto ed è grato al Vescovo per questa lettera che invita a recuperare la dimensione vocazionale nella pastorale ordinaria e a prendersi cura dei segni vocazionali presenti anche nei fanciulli. Il sussidio per l’animazione vocazionale Riconoscere ed accogliere il dono della vocazione presbiterale si colloca in continuità con questo obiettivo ed intende offrire un contributo concreto per educare a scoprire e a riconoscere la vita come vocazione. Si tratta di uno strumento pratico per favorire l’annuncio, la proposta e l’accompagnamento dei ragazzi, degli adolescenti e dei giovani adulti che avvertono nel loro cuore i germogli di vocazione. Questo impegno da parte del Seminario non nasce da esigenze contingenti, cioè la speranza che aumenti il numero dei seminaristi - certo, anche questo! - ma da una convinzione profonda: che possa essere offerto un servizio pastorale sempre più completo per il bene della persona. Ogni battezzato, infatti, gusta pienamente la bellezza della vita ricevuta in dono solo quando scopre e realizza la vocazione particolare attraverso la quale è stato chiamato ad amare Dio e i fratelli.
 

mons. Paolo Carnio

Ultimo aggiornamento di questa pagina: 03-NOV-11
 

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