| La vita del Popolo di Treviso - EDITORIALE | |||
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La manovra da 30 miliardi di euro, 17 di tasse e 13 di tagli, quasi tutta lacrime e forbici e poco sviluppo, è stata varata e ora attende lapprovazione del Parlamento, probabilmente con voto di fiducia. I mercati hanno reagito abbastanza bene ed è ulteriormente sceso il famigerato spread, reo di aver inferto il colpo di grazia al governo Berlusconi. Le parole usate dal Presidente Monti sono state durissime e non lasciavano spazio a distinguo o riserve di alcun genere: decreto salva Italia e salva Europa, situazione gravissima, rischio di non poter pagare gli stipendi ai dipendenti pubblici, ecc. Unica consolazione, della quale solo ora veniamo a conoscenza, confermata persino dai due maggiorenti Merkel-Sarkozy, è che non siamo messi come la Grecia. La manovra sarà probabilmente approvata così comè. Per scostarci in fretta dal baratro, quel tanto che serve per non caderci dentro, non abbiamo altra scelta che stringere di altre due tacche la cintura dei pantaloni. Le nuove misure economiche non risolveranno certo tutti i nostri problemi, ma le potremo usare come biglietto da visita per poter ritornare a discutere alla pari con Francia e Germania, senza che i loro leader continuino a guardarci con ironia dallalto in basso. Ci sarà bisogno però di altre manovre, volte soprattutto a rivitalizzare la domanda interna, senza la quale la recessione già in atto non invertirà la tendenza. Purtroppo, nonostante i decantati propositi di equità nel reperire le risorse e nel distribuire i sacrifici, la manovra incide poco sui più ricchi. Essa grava, ancora una volta, sui soliti contribuenti, andando a toccare in particolare casa e pensioni. I redditi alti sono rimasti inspiegabilmente immuni da aumenti dellIrpef e i grandi capitali da qualunque tassazione, la così detta patrimoniale. Quel 1,5% poi di aliquota sui capitali scudati rientrati dallestero, sa da obolo della vedova. Ciò che sta creando tensioni non è tanto la taratura di tutte le pensioni sul sistema contributivo, togliendo così ogni possibile disparità tra giovani e meno giovani, quanto piuttosto la fastidiosa scelta di togliere, fatta eccezione per le pensioni minime di 480 e in parte per quelle fino a 936 euro, la rivalutazione in base allinflazione. Un modo sicuro e veloce per fare cassa. Un risparmio di 4 miliardi che potevano benissimo essere recuperati elevando al 4-5% il prelievo sui capitali illecitamente portati allestero e ritornati, troppo vantaggiosamente, in Italia grazie allo scudo tremontiano; oppure istituendo una tassa una tantum sui patrimoni di oltre un milione. Per questo la manovra ci sembra poco equanime. I partiti ora sono sulla graticola Verrebbe da dire che, nellinsieme, Berlusconi da questa manovra esce avvantaggiato: niente patrimoniale sui redditi alti, niente aumento Irpef, niente messa allasta delle 6 principali frequenze. A malincuore dovrà accettare la reintroduzione dellIci (ora Imu), la cui soppressione era stata il suo trofeo elettorale, ma, avveduto comè negli affari, saprà di nuovo spendere bene questa carta nella prossima tornata. Certamente, dal punto di vista politico ed elettorale, il Pd di Bersani viene invece penalizzato. Buona parte della manovra non è certo di sinistra: pensioni, Ici, fra qualche mese aumento dellIva e qualche accisa di troppo. Il segretario del Pd dovrà convincere per lennesima volta il suo popolo che è necessario salvare lItalia, non tanto o non solo per spirito patriottico ma perché altrimenti ci rimetteranno i più poveri e i loro figli e nipoti. Forse Monti, nello stendere la manovra, ha dovuto tener conto del peso parlamentare dei singoli partiti e si è adeguato. La Lega, intanto, sta sulle barricate e in Parlamento alza la voce. Il che fa un po impressione, abituati come eravamo a vederla silenziosa tra i banchi della maggioranza, pronta a pigiar bottoni su ordine di Bossi e Berlusconi. Dopo aver governato per tanti anni negando la crisi e concedendo tutto pur di portare a casa un federalismo fiscale inattuabile, ora stizzita contesta qualunque capitolo della manovra: non vuol saperne dellIci, né tanto meno di toccare le pensioni. Sembra che neanche Di Pietro ci stia. Pdl e Pd, oltre che i centristi, voteranno la manovra turandosi il naso, mossi certamente dalla preoccupazione di salvare il Paese, ma anche pragmaticamente sollevati dallo spettro, qualora vincessero le elezioni, di trovarsi ancora sul tavolo la gatta da pelare delle pensioni. |
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Lucio Bonomo |
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Ultimo aggiornamento di questa pagina: 07-DIC-11
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