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Il modello veneto di cooperazione sociale non si tocca. E stato il messaggio che Remo Sernagiotto, assessore regionale alle Politiche sociali, ha lasciato lunedì scorso ai 600 cooperatori da tutto il Veneto intervenuti a Treviso allassemblea regionale di Federsolidarietà. In discussione il sistema di welfare, anche alla luce dei 5 anni dallapprovazione della Legge regionale 23/2006 e a ventanni dallapprovazione della Legge 381 che riconobbe formalmente il fenomeno della cooperazione sociale in Italia. Dopo i saluti iniziali di Enrico Spina, presidente Confcooperative Treviso, di Bruno Nestori, presidente Confcooperative Veneto, e di Antonio Zamberlan, presidente Federsolidarietà Treviso, Luca Fazzi, docente di sociologia presso lUniversità di Trento, ha parlato di Linnovazione nelle cooperative sociali in Italia, evidenziando come l80% dei servizi sociali in Italia e nel Veneto sono gestiti dal Terzo Settore. Da qui una riflessione sullaffidamento, che non dovrebbe basarsi su appalti, per lo meno quando cè un buon rapporto qualità/prezzo. I dati regionali indicano invece che dal 2007 ad oggi è diminuito il numero di affidamenti superiori ai 5 anni (da 11 a 8) ed è cresciuto il numero di quelli di durata inferiore ai 2 anni (da 25 a 34). La mancanza di continuità comporta per le cooperative sociali limpossibilità di programmare sul lungo periodo, fare investimenti, garantire una continuità professionale ed una specializzazione. Anche lente pubblico, da parte sua, ne risulta danneggiato. Lanalisi condotta da Fazzi evidenzia infine la solidità del sistema cooperativo regionale: ben il 33% delle cooperative venete è cresciuta nellultimo anno e il 40% ha mantenuto la sua stabilità. Dopo lanalisi, è intervenuto Ugo Campagnaro, presidente Federsolidarietà Veneto: Questa assemblea ci consente di confrontarci con il mondo della politica. Vogliamo dare un futuro al sistema socio-sanitario regionale che, senza la cooperazione sociale, non riuscirebbe a rispondere ai bisogni di centinaia di migliaia di cittadini. Il nostro modello complesso di welfare, basato su integrazione e sussidiarietà, ci è invidiato in tutta Europa. Non è possibile dare risposte semplici in un periodo così complesso: crescono i bisogni socio-assistenziali e sanitari ma diminuiscono le risorse. Per questo abbiamo bisogno di governanti che sappiano agire con prontezza alle trasformazioni in atto. Persone capaci di guidarci, senza personalismi, senza attacchi generalisti. In Veneto la cooperazione sociale rappresentata da Federsolidarietà, del sistema Confcooperative, conta 400 cooperative, 18mila addetti ed un fatturato superiore ai 500 milioni di euro. A Treviso le imprese sociali in Federsolidarietà sono 60 e danno lavoro ad oltre 6mila addetti. La chiusura è stata affidata al presidente nazionale di Federsolidarietà, Giuseppe Guerini. Oggi più che mai, in vista di cambiamenti epocali derivanti dalla congiuntura economica e dalla manovra appena approvata, la cooperazione potrà essere uno strumento per dare nuovi sbocchi ai sistemi di protezione sociale, ma dovremo essere protagonisti della prossima stagione del welfare partendo dal territorio. |
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Ultimo aggiornamento di questa pagina: 07-DIC-11
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