| La vita del Popolo di Treviso - EDITORIALE | |||
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Lavvenimento che maggiormente è penetrato nel profondo della mia anima, lasciandomi unimpronta indelebile, è stato il Concilio Vaticano II. Non avrei mai immaginato che nella mia vita di vescovo mi fosse concessa la grazia singolarissima di partecipare - dallinizio alla fine - ad un Concilio che, per la sua eccezionale importanza, ha segnato nella storia bimillenaria della Chiesa una delle date più memorabili. Così dichiarava quindici anni fa mons. Mistrorigo in un testo in cui egli sintetizzava il suo ministero episcopale a Treviso. Evento centrale Levento conciliare fu annunciato il 25 gennaio 1959, appena cinque mesi dopo il suo ingresso in diocesi e caratterizzò tutto il suo episcopato. Nellestate di quellanno il presule trevigiano, al fine di preparare la propria relazione sulle proposte e le osservazioni da inviare alla Commissione antipreparatoria per gli argomenti da trattare nel futuro Concilio, ritenne opportuno avvalersi del contributo del clero diocesano e religioso, attraverso una consultazione molto ampia. Mons. Mistrorigo fece tesoro delle osservazioni pervenutegli. Al Vescovo di Treviso stavano a cuore particolarmente le proposte riguardanti la riforma liturgica, la versione ufficiale della Sacra Scrittura in ciascuna lingua, le vocazioni adulte, la formazione permanente del clero, la formazione dei catechisti. Mons. Mistrorigo si premurò perché la diocesi giungesse preparata allevento, attraverso alcuni incontri formativi per il clero e attraverso una rubrica fissa sulla Vita del popolo. I quattro soggiorni romani per i lavori conciliari furono occasione per il vescovo di Treviso di numerosi incontri con membri importanti dellassise, alcuni dei quali chiamava poi in diocesi per incontri di aggiornamento. Non mancava di tenere informata la diocesi tramite le lettere che inviava con regolarità, mentre da parte sua il settimanale diocesano seguiva da vicino i lavori. Dagli atti risulta un unico intervento, molto specifico, di mons. Mistrorigo in aula, il 7 novembre 1962, nel corso della discussione riguardante lo schema del documento sulla liturgia. Il vescovo di Treviso si espresse sulla riforma del sacramento dellunzione degli infermi e precisamente sulla proposta di far precedere la confessione allunzione, concludendo il rito con il viatico. Nei suoi ritorni in diocesi le omelie, gli incontri con il clero, le lettere pastorali avevano tutti come tema il Concilio. I padri a Treviso Tra il 1963 e il 1964 mons. Mistrorigo aveva indetto per la diocesi un Anno Eucaristico. Per far cogliere il legame profondo tra il cammino della Chiesa locale e la Chiesa universale invitò per linaugurazione, il 26 e il 27 ottobre 1963, una folta rappresentanza di padri conciliari (42), provenienti da una trentina di nazioni di tutti e cinque i continenti, e per la sua conclusione, undici mesi dopo ne giunsero altri 18. Furono numerosi ed autorevoli gli esperti che il vescovo chiamò a Treviso per illustrare i documenti conciliari; tra gli altri il domenicano p. Yves Congar, esperto di ecclesiologia, il redentorista p. Bernard Häring, noto moralista, il card. Josef Beran, arcivescovo di Praga e il vescovo ausiliare di Lione, mons. Alfred Ancel. Nel 1980, tracciando un bilancio dellevento, mons. Mistrorigo dichiarava: Il Concilio è stato non solo un rinnovamento, ma un trapasso da unepoca ad unaltra. I vescovi, al Concilio, sono entrati con una mentalità e ne sono usciti con unaltra. Un fatto inspiegabile: o meglio, spiegabile solo con la presenza dello Spirito Santo. |
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mons. Stefano Chioatto |
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Ultimo aggiornamento di questa pagina: 19-GEN-12
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