La vita del Popolo di Treviso - CHIESA
Uomo di saggezza
I ricordi di don Bruno Rossetto, segretario di mons. Mistrorigo negli ultimi 9 anni di ministero


Ho avuto modo di avvicinarmi a mons. Mistrorigo fin dal suo ingresso in Diocesi di Treviso quando, il 3 agosto 1958, passò per la Castellana, da Vicenza, per arrivare a Treviso. Gli incontri con mons. Mistrorigo si fecero più frequenti quando fui nella Giac; poi nei corsi di formazione per giovani predisposti dall’Azione cattolica trevigiana e dove mons. Vescovo teneva le lezioni di Liturgia.
Lui ricordava spesso che la proposta vocazionale me la fece un paio di volte, dicendomi durante quei corsi “Ti vedo attento, interessato: vorrei ordinarti in qualcosa”.
Una volta gli risposi anche in malo modo. Ma dopo anni, dissi “Sì” alla chiamata a diventare sarcerdote. Entrai nel 1975 nella Comunità vocazionale per giovani e adulti presso la canonica di S. Bona, voluta con forza dal Vescovo come primo approccio al Seminario. Mons. Mistrorigo mi ordinò sacerdote a Paese, mia parrocchia natale, il 23 settembre 1979. A giugno 1980, durante le “Giornate Diocesane di Pastorale” di Paderno del Grappa, mi fece la proposta di diventare suo segretario. Dopo insistenze, obbedii. Alla fine di settembre 1980 iniziai il servizio. Volle che rimanessi a totale disposizione sua e della segreteria, senza impegni esterni e sempre con Lui sia come autista, presente alle Cresime o funzioni in Cattedrale o in parrocchie, compresi viaggi a Roma o in altre parti dove il Suo ministero lo chiamava.
Voleva che la vita della famiglia del vescovado fosse improntata alla sobrietà, senza particolari ricercatezza nel cibo, né nel riscaldamento o altre spese, come una famiglia semplice. In Vescovado c’erano anche mons. Zamperoni e le due suore elisabettine, suor Silvia e suor Raffaellina.
Si pregava insieme e, per quanto possibile, si celebrava insieme l’Eucarestia; alla sera c’era la recita comunitaria del Santo Rosario. Ho conosciuto in mons. Mistrorigo una persona dalla grande preghiera e dalla profonda meditazione della Parola di Dio, quella Parola che lui aveva contribuito fortemente alla traduzione in lingua corrente. Non chiudeva mai la giornata senza aver recitato la Liturgia delle ore, le sue devozioni e il santo Rosario, anche se l’ora era tarda. Rimasi suo segretario fino al termine del suo mandato di Vescovo titolare avvenuto con l’ingresso di mons. Paolo Magnani l’11 febbaio 1989.
 
Il Pastore
Ho potuto conoscere il Vescovo molto deciso su alcune questioni di pastorale e di governo e in altre occasioni molto possibilista. Era amabile e comprensivo con i sacerdoti, attento ad alcune situazioni e capace di chiedere scusa se poteva aver offeso qualcuno.
Il suo atteggiamento di fronte ai problemi che si agitavano negli anni ’80 ora quello di pazientare, di valutare con calma, di pregare, di rivedere, per poi decidere con saggezza e opportunità, sapendo che non a tutti poteva essere gradita quella scelta. E questo suo modo di fare è stato più volte valutato come immobilismo, paura delle situazioni e incapacità di decidere, accuse che gli facevano male, ma che a distanza di tempo si sono verificate scelte di saggezza. Quando si andava nelle parrocchie per le Cresime (che normalmente amministrava solo lui) o per altri impegni pastorali, voleva la puntualità nostra e la precisione nelle celebrazioni con la presenza di mons. Barbisan. Non era sempre ben accettato il suo andare via subito, ma dedicava sempre un momento di incontro con i parroci e, se questo non era possibile per gli orari, si faceva sentire per telefono.
Si era creato, con gli anni, un buon rapporto con le Autorità pubbliche sia civili che militari. Le incontrava periodicamente in Vescovado e nei loro Uffici o Comandi, e voleva che questo rapporto di buon vicinato fosse mantenuto nel tempo anche con il mio impegno e capacità di relazioni.
Ha sempre avuto profondo apprezzamento dei suoi diretti Collaboratori pur, alle volte, nella fatica di condividere idee e progetti.
 
Con gli Organismi diocesani
Ha sempre avuto grande stima per il Seminario diocesano, sia nei confronti dei Superiori che dei ragazzi e si commuoveva quando vedeva i giovani impegnati nello studio e nel cammino vocazionale. Voleva ordinare Lui i suoi sacerdoti. Più volte ha accompagnato i Seminaristi in Terra Santa perché toccassero con mano dove è vissuto Gesù e l’ambiente dove Egli ha predicato il Vangelo. Pregava e faceva pregare perché il Signore mandasse vocazioni sacerdotali e religiose ed era sempre disponibile a parlare della vocazione.
Era orgoglioso della venuta del Santo Padre, il Beato Giovanni Paolo II, al Castello di Lorenzago, per un po’ di riposo la prima volta nel 1987, aprendo così le uscite del Papa dal Vaticano.
Parlava volentieri del Concilio Ecumenico Vaticano II a cui partecipò sin dall’apertura. Teneva in Vescovado un archivio con tutti gli atti. Mi fece vedere la stanza e mi disse: “Qui non devi mai entrare!”. Ricordava che nei banchi del Concilio nella Basilica di San Pietro, vicino a lui c’erano il vescovo Albino Luciani e il vescovo Karol Wojtyla con i quali mantenne sempre un bel rapporto.
Mons. Vescovo, con l’aiuto indiscusso di don Canuto Toso, ha voluto incontrare le Associazioni di Trevisani presenti nel mondo. I viaggi sono stati numerosi, con grandissima accoglienza delle Associazioni locali e nelle quali il Vescovo scopriva la genuinità dei rapporti belli e semplici caratteristici delle nostre zone del trevigiano. E voleva che rimanessero i ricordi con le diapositive che mi premuravo di fare e che poi in Vescovado si vedevano e rivedevano anche con chi era stato in viaggio con noi.
Il mio rapporto con il Vescovo è sempre stato improntato all’obbedienza. Mi sono impegnato a fondo, senza riserve, per lui, per i confratelli, per le parrocchie, assistito dalla preghiera e dalla benevolenza del Vescovo.

don Bruno Rossetto

Ultimo aggiornamento di questa pagina: 19-GEN-12
 

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