La locomotiva d‘Italia continau a marciare, ma molte cose stanno cambiando. Studio di Fondazione Nordest in vista del convegno ecclesiale Aquileia2
Continuerà a sferragliare lungo i suoi binari, così come ha fatto in questi ultimi ventanni. Ma a bordo i suoi passeggeri saranno diversi. La locomotiva dItalia continua a marciare, ma a bordo le cose stanno cambiando. Il quadro del Nordest di oggi e lo scenario di quel che sarà nel prossimo futuro, viene delineato nella ricerca Ventanni di Nordest, curata da Daniele Marini e realizzata dalla Fondazione Nordest come strumento di approfondimento in preparazione al Convegno ecclesiale triveneto Aquileia 2 (13-15 aprile 2012). Proprio a partire dai risultati della ricerca muove il primo seminario di studi, programmato per sabato 28 gennaio al Centro pastorale card. Urbani di Zelarino (Venezia, dalle ore 9.00 alle 12.30), sul tema Da Aquileia 1 a Aquileia 2. Ventanni di trasformazioni nel Nordest. Il secondo Convegno ecclesiale si tiene a circa ventanni dal primo (28 aprile - 1° maggio 1990) e la domanda da cui occorre partire è proprio questa: cosè accaduto in questi due decenni? In questi ventanni abbiamo conosciuto il rovesciamento della struttura demografica - risponde Daniele Marini direttore scientifico della Fondazione Nordest -. Ventanni fa la spinta del boom demografico degli anni 60, quando si contavano 2,6 figli per donna in età fertile, iniziava a rallentare la sua corsa fino ad arrivare al dato odierno, che corrisponde a 1,4 figli per donna. Questo significa che non abbiamo più la capacità di rinnovare autonomamente la popolazione. Serve un aiuto esterno. E infatti il dato demografico ha conosciuto un leggero miglioramento (si era scesi fino a 1,2 figli per donna) solo grazie allapporto delle famiglie di immigrati.
Terra dimmigrazione Ecco dunque il primo elemento da considerare, ovvero che il Nordest è diventato prepotentemente terra di immigrazione. Lo è stato a partire dalla fine degli anni 80 - osserva Marini - e continua ad esserlo tuttora, pur in presenza della crisi attuale. E lo sarà, piaccia o non piaccia, anche in futuro perché continueremo ad avere bisogno degli immigrati. E chiaro che questo fenomeno porta a delle conseguenze sul piano sociale e culturale. Oggi si contano a Nordest 170 nazionalità e questo significa molteplicità di stili di vita e di religioni.... Intanto il Nordest invecchia. Se nel 1981 cerano 67 anziani (over 64 anni per la statistica) ogni 100 giovani (under 15), già nel 1991 si era saliti a 114 per arrivare nel 2009 a 143, che significa di fatto un rapporto di tre anziani ogni due giovani. Ma peggio andrebbe se mancassero gli immigrati, perché lindice salirebbe a quota 164. Tutto questo, messo insieme, ci dice che il Nordest di domani sarà sempre di più multietnico, multiculturale e al tempo stesso più anziano. Ma continuerà a produrre e a lavorare sodo. Non cè posto al mondo dove si sgobbi come nel cosiddetto Triveneto, scriveva ancora Stella nel 1996.
Puntare sullinnovazione Certo, il Nordest attuale sta facendo i conti con gli effetti devastanti della crisi globale... Non cè dubbio - ragiona Daniele Marini - che la crisi economica abbia accelerato una serie di trasformazioni già in corso. Il sistema delle piccole e piccolissime imprese corre sul filo del rasoio, mentre si salvano e si salveranno le imprese più strutturate, quelle di medie dimensioni (50-250 addetti) soprattutto se avranno puntato sullinnovazione. Innovazione immateriale la potremmo definire, nel senso che la produzione potrà anche spostarsi altrove (come di fatto già avviene con le delocalizzazioni), ma con la testa qui a lavorare su brand, marketing, comunicazione: sarà questo «lalto valore aggiunto» che difenderà le imprese nordestine dalla concorrenza globalizzata. In tutto questo si inserisce il tema della formazione perché la testa della produzione nordestina richiede e richiederà sempre più personale qualificato.
I valori permangono Lultima componente di questo Nordest in trasformazione, ma prima nella scala gerarchica dei valori, è la famiglia. O meglio, le varie forme di convivenza. Non cè una tipologia unica, marito, moglie, figli ma più tipologie: coppie di conviventi, con figli che nascono al di fuori del matrimonio (sono il 26,4% a Nordest contro il 19,2% del dato nazionale) e che magari si sposano dopo la nascita del figlio, nuove famiglie che si ricompongono dopo separazioni e divorzi, con figli avuti da precedenti unioni. E poi single: non solo anziani vedovi, ma anche persone che vivono da sole oppure single di ritorno a seguito di una unione fallita. Se a questo ci aggiungiamo che le unioni civili superano quelle religiose (nel Nordest sono arrivate al 51%) vediamo come la questione familiare rappresenta un indice significativo della trasformazione del territorio. Ma proprio da questo occorre partire per considerare lultimo fattore, quello dei valori: Cambia tutto ma i valori restano immutati. La notizia per una volta non riguarda un cambiamento, ma una permanenza: Non è vero - spiega Marini - che i valori sono cambiati o che si sentono con minore intensità. Anzi, la scala dei valori pone ancora la famiglia al primo posto, così come permangono inalterati gli altri caratteri fondativi del Nordest ovvero lavoro, autonomia, intraprendenza coesione. Inutile, suggerisce il direttore della Fondazione Nordest, guardarsi indietro con lo specchietto retrovisore. Inutile chiedersi cosa sia rimasto oggi del passato. Meglio guardare ai valori nella loro persistenza attuale e cercare di capire come essi rimangano ancora saldamente il punto di riferimento in uno scenario radicalmente mutato. In questo senso il Convegno ecclesiale di Aquileia può svolgere una importante opera di discernimento.
I DATI: VENT‘ANNI DI FORTI MUTAMENTI
Popolazione Nellarco di tempo 1991-2010 la popolazione del Nordest è cresciuta di oltre settecentomila residenti: larea è passata da poco meno di 6,5 milioni di abitanti a quasi 7,2 milioni. Ma è una popolazione che invecchia. Lindice di vecchiaia, ovvero quanti anziani (over 64) ci sono ogni 100 giovani (under 15) nel Nordest era pari a 67 nel 1981, è salito a 114 nel 1991, a 138 nel 2001, a 143 nel 2009 (quasi 3 a 2), pari a quello italiano.
Tasso fecondità In tutte e tre le regioni del Nordest si è registrata la medesima tendenza alla ripresa della fecondità (post 1995). Attualmente il Trentino Alto Adige (1,62 figli per donna: è il valore più elevato tra le regioni dItalia) e il Veneto (1,45) si posizionano al di sopra del valore nazionale, mentre invece il Friuli Venezia Giulia, che per diversi anni si è attestato addirittura su un valore inferiore ad 1, rimane al di sotto del valore medio nazionale (1,39).
Nuzialità Il trend del Veneto è analogo a quello italiano: nel 2010 ha toccato il punto minimo (3,4 matrimoni per mille abitanti). Dato coerente con i processi di secolarizzazione è pure il trend della divorzialità, in costante aumento a livello nazionale: 0,90 divorzi ogni mille abitanti in Italia nel 2009. I bambini nati al di fuori del matrimonio in Italia sono pari al 19,2% e nel Nordest al 26,4% sul totale dei nati nel 2008. Le unioni libere nel Nordest sono il 16,7% delle forme familiari censite. Nel Nordest il 45,7% dei matrimoni religiosi (considerando i matrimoni tra il 2004 ed il 2009) riguarda persone già conviventi, in Italia il dato è del 26,8%. E il totale delle unioni civili ha superato (il 51% a Nordest) quello delle unioni religiose.
Immigrazione Osservando il Nordest, le tre regioni che lo compongono sopravanzano la media nazionale (7,5%): il Veneto presenta unincidenza pari al 10,2% di immigrati residenti sul totale della popolazione. La Romania si conferma la prima nazionalità straniera rappresentata in Veneto (20,2%), seguita dal Marocco (11,4%) e dallAlbania (8,4%).
Scuola e formazione Nel 1993 tre quarti della popolazione con più di quindici anni del Nordest o non era in possesso di alcun titolo di studio o aveva concluso il ciclo della scuola primaria o secondaria di primo grado. Diciassette anni dopo, nel 2010, questa percentuale è scesa al 53,2%, con una crescita importante, invece, della quota di diplomati e di laureati.
Lavoro Tra il 1993 e il 2010 si è registrata nel Nordest una crescita costante della forza lavoro, sia in generale che nella specificità della componente di genere. Fino al 2008, anno in cui si è manifestata la crisi internazionale, il tasso di attività ha registrato un continuo incremento. Infatti, il tasso di attività complessivo è cresciuto tra il 2004 e il 2008 dal 67,2 al 69%. Il 2009, viceversa, segna un momento di discontinuità rispetto a questa dinamica di crescita riportando il tasso di partecipazione al 68,2%. Il tasso di attività femminile è passato dal 46,2% del 1993 al 58,7% del 2010.
Reddito pro capite Il dato relativo al 2009 stima il Pil procapite a Nordest in 29.746 euro, mentre quello nazionale si attesta a 25.237 euro. Il Pil del Nordest è quindi superiore del 17,9% a quello italiano.