| La vita del Popolo di Treviso - Speciale 120 anni | |||
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Il secondo decennio di vita del settimanale diocesano è caratterizzato da due eventi decisivi per la diocesi di Treviso: lelezione al soglio pontificio il 4 agosto 1903 di un trevigiano, il card. Giuseppe Sarto, patriarca di Venezia, che assume il nome di Pio X, e la nomina a Vescovo il 13 aprile 1904 del provinciale dei cappuccini veneti p. Andrea da Campodarsego, da quel momento in poi mons. Andrea Giacinto Longhin. Li separa una generazione danni, provengono da differenti percorsi ecclesiali e sono dotati di caratteri diversi, ma li unisce lalto profilo spirituale delle loro figure e il desiderio di un rinnovamento profondo della Chiesa e della sua pastorale per affrontare le sfide della secolarizzazione che il nuovo secolo presentava. Il curriculum unico di papa Sarto Giuseppe Sarto dispone di un curricolo unico nella storia dei papi: nato a Riese nel 1835, dopo gli studi nel seminario di Padova, è ordinato prete a Castelfranco nel 1858. Il primo incarico che riceve è quello di cappellano a Tombolo, dove rimane fino a quando è promosso arciprete a Salzano nel 1867. Nel 1875 è chiamato a Treviso dal vescovo Zinelli come cancelliere della curia vescovile e direttore spirituale in seminario. Nel 1884 è nominato Vescovo di Mantova. Nel 1893 è creato Cardinale e nominato Patriarca di Venezia, dove fa il suo ingresso nel novembre del 1894. Il suo pontificato si caratterizza per una grande fermezza dottrinale ed insieme per un ampio impegno pastorale, che produrrà una serie di riforme che guideranno la Chiesa fino al Vaticano II: la realizzazione del Codice di Diritto Canonico, la riforma della Curia Romana, della musica sacra, la promozione degli studi biblici, della catechesi e della comunione frequente, la possibilità di ricevere lEucaristia estesa ai fanciulli, una grande attenzione alla formazione del clero. Muore il 20 agosto 1914; il 29 maggio 1954, dopo quattro secoli, è il primo Papa ad essere proclamato santo. Dovendo scegliere per la diocesi di origine, dopo la morte del vescovo mons. Giuseppe Apollonio avvenuta il 12 novembre 1903, un nuovo pastore Pio X non ha dubbi: la persona adatta per lalto profilo spirituale della sua figura, per la sua preparazione e fermezza in campo dottrinale, per le sue doti di formatore del clero e del laicato è quella del provinciale veneto dei cappuccini, p. Andrea da Campodarsego. Il Vescovo prescelto dal Papa Giacinto Longhin, questo era il suo nome al secolo, era nato il 22 novembre 1863, entrato fra i cappucini nel 1879, ordinato sacerdote nel 1886, era giunto nella città di Venezia tre anni prima del Sarto, nel 1891, presso il convento del SS. Redentore, come insegnante di teologia dogmatica e di storia ecclesiastica e come direttore spirituale degli studenti cappuccini. Longhin si fece subito apprezzare come predicatore, soprattutto nelle chiese del patriarcato e in quelle della vicina diocesi di Treviso, che allora comprendeva anche la città di Mestre e le parrocchie circostanti della terraferma. Era inoltre richiesto per conferenze, ritiri, esercizi spirituali al clero, ai religiosi e alle religiose. Il Patriarca di Venezia, conosciutolo, lo valorizzò avvalendosi delle sue doti e della sua competenza di teologo, di conferenziere e di direttore spirituale, per la formazione dei chierici e dei sacerdoti. Lo indicava alle religiose come confessore e predicatore di esercizi spirituali. Così Pio X parla del nuovo Vescovo di Treviso: Padre Andrea è il vero pastore secondo il cuore di Dio, uno dei miei figli primogeniti, che ho regalato alla mia diocesi prediletta... è veramente santo, dotto, un Vescovo dei tempi antichi che lascerà nella diocesi unimpronta indelebile del suo zelo apostolico. E Longhin non smentirà le aspettative. I primi anni del suo episcopato sono caratterizzati da due significative scelte, che mostrano la volontà decisa di conoscere e di assumere la responsabilità pastorale e spirituale della diocesi. Lanno seguente al suo arrivo dà inizio alla prima delle tre visite pastorali, che durerà quasi cinque anni. Oltre agli atti ufficiali, fonte preziosa per conoscere la figura di Longhin è il suo diario steso nel corso della visita, oggi interamente pubblicato da mons. Bonora, nel quale esprime le valutazioni sulle persone e sulle situazioni pastorali incontrate, sempre molto puntuali. Il 1911 è un anno molto importante: al termine della visita e dopo 184 anni la diocesi di Treviso può finalmente celebrare nuovamente il Sinodo diocesano; invano aveva tentato 50 anni prima mons. Giovanni Antonio Farina, osteggiato in questo tentativo da una parte del clero. Per prepararlo bene il vescovo Longhin si avvale dei consigli del card. Andrea Carlo Ferrari, arcivescovo di Milano. Il Sinodo segnerà per oltre un cinquantennio la vicenda pastorale e spirituale della diocesi. Rapporto di schiettezza I rapporti tra i Pio X e Longhin sono tenuti vivi dalle numerose visite private di Longhin al Papa, dalle due visite ad limina per relazionare sullo stato della diocesi, avvenute nel 1906 e nel 1911, e dalla numerosa corrispondenza intercorsa. Esse sono improntate al massimo rispetto ed insieme alla più grande schiettezza, che permette ad entrambi di esprimersi sempre con grande reciproca libertà. Il Vescovo di Treviso tiene Pio X costantemente informato sugli avvenimenti della diocesi, sui suoi problemi e sulle sue preoccupazioni e si confronta spesso con il Papa su numerose scelte pastorali da compiere e Pio X non può non riservare un occhio di riguardo alla sua diocesi di origine, che ben conosce, suggerendo soluzioni, quasi sempre accolte dal Vescovo cappuccino. Significativo è lelogio funebre a Pio X che Longhin tiene il 27 agosto 1914 in Cattedrale, nel quale traspare il particolare legame che univa il Papa alla sua diocesi di origine ed al suo Vescovo: Nel Santo Padre Pio X sentiamo di avere perduto qualche cosa che era tutta nostra, interamente nostra, e della quale noi, a buon diritto, andavamo santamente orgogliosi. Della santità di Pio X, Longhin non solo seppe fare tesoro ma riuscì a trasfonderla in una diocesi che divenne in quella stagione spiritualmente ricca. (Stefano Chioatto) PREVALE LA POLEMICA ANTI-SOCIALISTA, MA "VITA" RIMANE UN GIORNALE DI BATTAGLIA Il secondo decennio di Vita (1902-1911) si differenzia dal primo fondamentalmente perché era cambiato il quadro ecclesiale e socio-politico di riferimento. E comunque significativo che si apra e si chiuda tra due crisi traumatiche: quella del Bellìo e quella del caso Brugnoli. Nel 1903 il patriarca Giuseppe Sarto divenne papa Pio X, che nellanno successivo sciolse lOpera dei Congressi per dar vita alle quattro Unioni del Movimento cattolico, tra cui lAzione cattolica. Longhin e il giornale diocesano Nel medesimo anno scelse Andrea Giacinto Longhin quale vescovo di Treviso. Il successore dellApollonio si mostrò subito molto attento al giornale, riconoscendone limportanza pastorale. Sebbene il Comitato Diocesano restasse lorganismo direttamente responsabile di tutte le iniziative del Movimento, quindi anche di Vita, il Vescovo esercitò una presenza attiva di promozione e di controllo. Frequenti avvicendamenti Uno dei problemi di Vita nel primo decennio del secolo riguarda i suoi direttori: ben cinque si succedettero. La direzione travagliatissima del Bellìo si concluse il 31 dicembre 1901 non senza traumi, anche perché egli restò nel Comitato Diocesano fino al 1903. Scrive il Ferretton negli Annali, cronaca del 1902: Per quattro mesi, cioè dal 1 Gennaio a tutto Aprile (il giornale) ebbe provvisoriamente per suo Direttore il M.R.D. Angelo Brugnoli; indi fu eletto a nuovo Direttore stabile il M.R. D. Attilio Andreatti, giovane di forte ingegno, di larga coltura e nato per fare il pubblicista, come ne diede prova nei circa quattro anni che sostenne questo ufficio, sebbene poi per cause, che qui non indaghiamo (problemi di salute), sìasi alquanto rilassato da quel fervore e slancio con cui sostenne fieramente la sua campagna ed arringo giornalistico, specie contro il crescente socialismo (p. 231). Nella cronaca del 1904 scrive: Il M.R. Don Attilio Andreatti fino al giugno Direttore Benemerito e battagliero specie nella sua campagna contro il socialismo, concorse al beneficio vacante di Fonte (…). Il Comitato propose al Vescovo la nomina al delicato ufficio del prof. dott. Ab. Luigi Mattarollo, già esperto del movimento cattolico fin dal 1892 (p. 267). Aveva 37 anni, e resterà alla direzione del Settimanale fino al 1910, sebbene dal 1908 al 1910 fosse ritirato a Canizzano per motivi di salute. Le battaglie continuarono Lo sostituì nel 1911 (conclusa la triste vicenda riguardante Brugnoli e in preparazione del Sinodo diocesano) don Luigi Saretta, direttore di Vita fino al 1915 quando fu nominato arciprete di S. Donà di Piave (allinizio della guerra). Va detto che furono tutti direttori di forte personalità e di grande intraprendenza giornalistica, per cui il succedersi frequente della guida non impedì al giornale di svolgere efficacemente la sua attività informativa, promozionale e soprattutto di lotta per la difesa dei diritti civili e dei valori cristiani. Anzi la loro diversità fu stimolante, mentre esprime come il clima culturale e pastorale si andasse evolvendo. Lintransigente Andreatti LAndreatti era sulla linea dellintransigentismo battagliero alla Bellìo, sebbene lo differenziasse la non intraprendenza economica (il Comitato Diocesano riservò a sè lamministrazione e tenne distinta la gestione del giornale dalle opere sociali). Non sono più i paroni, cioè la borghesia terriera, il primo nemico, che tuttavia resterà per le Leghe Bianche, bensì il socialismo, forte nella propaganda territoriale quanto nella politica nazionale. LAndreatti è un duro, e su questa linea tiene il giornale fino allarrivo del vescovo Longhin. Mattarollo e lappoggio ai circoli giovanili Mattarollo è diverso: personalità di alto profilo dottrinale, spirituale, ed anche organizzativo, diede al giornale un ruolo che nello spirito era antico ma con una presenza più culturale. Nel 1905 Pio X con lenciclica Il fermo proposito riorganizzava lAzione cattolica e in diocesi esplosero subito i circoli giovanili che il giornale sostenne con impegno diretto, specialmente nelle iniziative formative, culturali e spirituali, caldeggiate dal Vescovo. Nel febbraio del 1906 Vita pilotò la lotta contro le aperture al socialismo in occasione del comizio Pro Scuola organizzato dalla Società Magistrale di Treviso, che ebbe ripercussioni accese in città e in tutta la diocesi. Il caso Brugnoli Per uscire dallo scontro frontale, iniziato allora e che deteriorò in violenza anche fisica negli anni successivi, mons. Brugnoli, cancelliere e presidente del Comitato Diocesano, uomo di fiducia del Longhin e stimato dal Mattarollo, cercò un dialogo di reciproca tolleranza con le organizzazioni socialiste. Sappiamo che quel concordato scandalizzò i cattolici intransigenti che provocarono la condanna di Pio X, il quale volle la rimozione dellintera dirigenza del Comitato Diocesano, non solo del Brugnoli. Anche il giovane don Luigi Saretta, geniale e intraprendente assistente dei circoli giovanili, dovette lasciare lincarico. Il Vescovo però volle che sostituisse il Mattarollo nella direzione del Settimanale, perché uomo nuovo di fronte ai nuovi problemi formativi e culturali. (Lino Cusinato) |
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Stefano Chioatto e Lino Cusinato |
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Ultimo aggiornamento di questa pagina: 09-FEB-12
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