Bambini e sport, un binomio che dovrebbe essere caratterizzato dalla serenità e gioia delle famiglie coinvolte - sia i ragazzini che i loro genitori -, come anche dallequilibrio con gli altri momenti della vita dei piccoli atleti: scuola, amici, vita in famiglia, altre attività formative. Invece abbiamo sotto gli occhi tanti esempi non positivi: ragazzi caricati di troppi allenamenti e di stimoli agonistici eccessivi; genitori tassisti e poi magari a bordo campo a tifare in modo esagerato; società sportive troppo esigenti e talora oltremodo selettive. Su questo delicato argomento, che riguarda tante famiglie e tutte le società sportive, abbiamo interpellato un esperto di sport: Valter Durigon, trevigiano, docente di Scienze motorie allUniversità di Verona, collaboratore della Scuola dello Sport del Coni nazionale, autore di numerose pubblicazioni su sport e attività motoria, collaboratore o consulente di società in discipline sportive diverse, dal rugby al basket. La realtà dei piccoli sportivi oggi sembra spesso caratterizzata da richieste troppo impegnative, da eccessi di agonismo. Lei come valuta queste situazioni? In certi casi i bambini si ritrovano ad essere contesi, quasi smembrati in più settori. Ed ognuno di questi pretende da lui il massimo impegno senza tener conto degli altri ambiti, anzi cercando di strappare più tempo possibile. Per i bambini credo che questo sia terribile, perché si trovano con carichi di impegni a volte superiori a quelli dei loro genitori. Lo sport conserva ancora la sua validità in fatto di educazione? Sì. Dobbiamo considerare che lo sport è forse lultimo spazio educativo davvero efficace oggi, perché è tra i pochi ambiti che suscitano ancora passioni. E cè bisogno di passioni per vivere. Noi adulti, quindi, siamo chiamati ad accompagnare queste passioni dei ragazzi e, attraverso lo sport, insegnare loro alcune cose: il far play, lequilibrio, il saper relativizzare la gioia per la vittoria e lamarezza per la sconfitta. Direi anzi che per il ragazzo è più utile la sconfitta, perché e da essa che si impara davvero. Mentre deve capire che la vittoria può essere frutto di vari fattori, oltre ai meriti propri: la fortuna, linesperienza altrui, ecc. Se dovesse indicare un carico giusto per la pratica sportiva dei ragazzi? Occorre tenere conto della grande diversità tra i vari sport, perché alcuni richiedono più allenamento. Ma io ritengo che due allenamenti alla settimana possano essere più che sufficienti. E questo non per problemi di carico eccessivo per il fisico, ma perché i ragazzi devono avere tempo per fare anche altre cose, in altri ambiti aggregativi, per avere del tempo libero, per giocare o starsene tranquilli. E frequente, però, che ai ragazzi venga chiesto di più… Ma sono i genitori stessi che spesso pretendono di più, perché credono di intravvedere del talento nei loro figli e quindi chiedono alle società di fare il massimo. Ma attenzione: la questione del talento è un mito da chiarire... E i genitori che si intromettono sbagliano anche perché sottopongono i loro figli ad un eccesso di stimoli. Ho esempi di campioni a livello internazionale i cui genitori, pur esperti, non si sono mai in alcun modo intromessi nelle scelte degli allenatori permettendo così ai figli di vivere serenamente la loro esperienza. Quale allora latteggiamento più corretto? Riguardo allo sport, il ruolo del genitore è molto importante dopo, a casa, per il ritorno educativo, parlando con il figlio, dimostrandogli interesse e partecipazione, aiutandolo a raggiungere una propria autonomia. Ed aiutandolo, quando ci sono troppi impegni, nella scelta di quale strada intraprendere rinunciando a qualcosa. I genitori dovrebbero fornire un sostegno ai figli aiutandoli a trovare la giusta misura, anche rispetto alla scuola, che è forse diventato lambito più competitivo. Lei come vede la divisione che spesso viene fatta, tra bravi e brocchi? Per un allenatore è più facile allenare un atleta bravo che uno meno dotato, quindi è una scelta di comodo. Va detto, poi, che lallenatore deve comunque lavorare con la squadra e non con il singolo, e che i ragazzi dotati emergeranno comunque… Dobbiamo capire che la tecnica sportiva rappresenta uno strumento non un fine, mentre dovremmo ragionare su quali debbano essere gli obiettivi veri dello sport: le vittorie? Sono qualcosa di fittizio... Per me il principale dovrebbe essere quello di crescere persone sane, equilibrate, di buon senso, disponibili un giorno a impegnarsi anchesse in qualcosa: nel volontariato, in politica o, ancora meglio, nello sport, che ti fa restare sempre giovane tra i giovani. Sono le società sportive ad esigere i risultati, vero? Spesso le società sportive sono delle vittime, perché si muovono secondo le indicazioni che vengono date loro dalle federazioni. E da esse giungono direttive non condivisibili: le sovvenzioni date in base ai risultati, alle vittorie, ai campioni sfornati; listituzione di categorie ormai fino allUnder 6, per accaparrarsi i bambini prima che approdino ad altri sport; addirittura progetti per selezionare i ragazzini in base alle caratteristiche fisiche, di fatto scartando i bambini che non rispondono a precisi requisiti. Ma per le società non cè altra strada? Oggi esse attraversano un momento difficile, perché devono vivere di volontariato e di sponsor. E perché di fatto è stata scaricata loro la delega dellattività sportiva mentre gli assessorati allo sport, anziché gestire e orientare, sono diventati centri di servizi: si limitano a distribuire palestre, campi e altre strutture. Come si arriva ad uno sport diverso? Separando in due le attività delle federazioni - una dedicata alle categorie giovanili ed una allattività agonistica -, separando quindi anche le carriere degli allenatori, facendoli scegliere. Spesso chi allena nelle squadre giovanili lo fa con lobiettivo di arrivare ad allenare le squadre maggiori. Ma questo usare le squadre giovanili non fa bene a nessuno. E così potrebbero esserci incentivi economici maggiori per le squadre giovanili che non per la prima squadra. Unaltra innovazione utile, per lo sport fino ai 12 anni, potrebbe essere quella di non fare campionati. Per i ragazzini sarebbe meglio organizzare raduni di più squadre per piccoli tornei dove la classifica e la vittoria hanno minor peso. Un altro cambiamento potrebbe essere quello di prevedere categorie non più di due classi detà, ma di ragazzi nati nello stesso anno, in modo da evitare confronti non equilibrati