Presentata la ricerca dell‘Osservatorio socio-religioso del Nordest
Le Chiese del Nordest, nel cammino verso Aquileia 2, si interrogano sulla fotografia ad alta definizione scattata dallOsservatorio socio-religioso triveneto (Ossret) ed iniziano ad ipotizzare qualche risposta sul piano ecclesiale e pastorale. I principali dati sono stati anticipati e spiegati in modo approfondito nel numero scorso del nostro giornale. La ricerca è stata nel frattempo presentata alla stampa (giovedì 16 febbraio) e in un seminario pubblico che si è tenuto a Zelarino sabato 18 febbraio, di fronte ad una nutrita platea che rappresentava le 15 Diocesi del Nordest. Nei due incontri i risultati della ricerca, che già i nostri lettori conoscono, sono stati presentati dal presidente dellOssret Alessandro Castegnaro. Ma, soprattutto in occasione del seminario di sabato, molte sono state le voci qualificate che hanno portato il proprio contributo di approfondimento. Certo, i dati problematici relativi al calo dei battezzati, ai dubbi sulle verità di fede, alla sfiducia nella Chiesa, alla lontananza dei giovani e delle donne laureate, ai comportamenti etici, hanno suscitato non pochi commenti. Ma nel seminario non sono mancate letture più attente, in grado di valorizzare non pochi aspetti della ricerca, consentendo di guardare al futuro con speranza. Lindagine, dunque, conferma lesigenza di una conversione pastorale, come auspica mons. Lucio Soravito, vescovo di Adria-Rovigo e vicepresidente del Comitato preparatorio di Aquileia 2: Dobbiamo uscire, passare dalla pastorale delle ‘campane a quella dei ‘campanelli. Dobbiamo ascoltare, accogliere, imparare a dialogare con chi dubita. Avverte mons. Dino De Antoni, arcivescovo di Gorizia e presidente della Conferenza episcopale triveneta, Esistono grandi opportunità travestite da problemi insolubili. Per padre Giovanni Dal Piaz, dellistituto teologico San Bernardino, la grammatica del credere è ancora una grammatica cristiana. Emerge però per una minoranza un Dio impersonale. Va registrata la crescita di chi pone dubbi e pone domande. Ma questo non è forse un modo di essere adulti nella fede? Dopo tutto, solo l8 per cento esclude che Gesù sia figlio di Dio e prevale unimmagine buona di Dio. Mi colpisce però il fatto che i giovani tendono a negare la mediazione della chiesa. Come si chiedessero: se Dio è buono e la Chiesa severa, perché devo andare dalla Chiesa?. Don Andrea Toniolo, preside della Facoltà teologica del Triveneto, ha tentato di dare una prima lettura teologica, avvertendo che del rischio che può esserci di passaggio indebito, dallanalisi alla decisione. Le scelte pastorali non derivano dalle analisi sociologiche, cè una mediazione alla luce della fede. Il Concilio ci insegna a guardare ad una Chiesa che annuncia guardando ai cambiamenti dei tempi, vediamo non solo ciò che scompare, ma anche ciò che emerge come positivo, ad esempio la soggettività della donna. Secondo Toniolo emerge la valenza soggettiva e il peso forte della libertà nel credere. Il soggetto crede sempre meno per fattori esterni, ma per convinzione. Ci sono aspetti antropologici ed affettivi che abbiamo trascurato nelleducare alla fede. Ci viene chiesto di coniugare la fede con i ritmi, stati di vita, tempi di famiglia, esigenza di auto-realizzazione. La fede cristiana è libertà, la fede è un atto intrinsecamente libero. Certo, la nostra pastorale deve cambiare: Principio pastorale del concilio, riguarda quale è la comunicazione che esiste tra la Chiesa e il mondo, la pastorale è questo processo di comunicazione. Non va impostato nella contrapposizione, né adattamento ma profonda solidarietà con lumano e la testimonianza dei discepoli. Ci viene chiesta accoglienza, disponibilità dialogo, una Chiesa che impara le nuove condizioni di vita. Don Luigi Girardi, preside dellIstituto di Liturgia pastorale di Padova, invita a guardarsi da atteggiamenti sbagliati: La paura e lo scoraggiamento che ci rendono succubi della realtà, ma neppure arrocchiamoci scindendoci dalla realtà, o cadiamo nel volontarismo (dobbiamo impegnarci di più). Interroghiamoci piuttosto sulle condizioni di accoglienza nostri del vangelo. Evitiamo di buttarci a capofitto sullultima moda apparente. Il nostro sia un atteggiamento critico, empatico, dialogico. Cosa va in crisi? Una spiritualità non religiosa esiste? Ma al tempo stesso: la spiritualità che abbiamo ereditato è lunica? Secondo Girardi la realtà che emerge dalla ricerca è una porta spalancata alla nostra pastorale, il fatto che ci sia il desiderio di credere ma che si fatichi a trovare le regioni è uninterpellazione molto più qualificata rispetto al passato. Vedo che ci sono accessi moltiplicati e mobili allesperienza cristiana. Ma la nostra è una pastorale incentrata sulliniziazione cristiana. Il confronto proseguirà ad Aquileia.