| La vita del Popolo di Treviso - EDITORIALE | |||
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Siamo ancora costretti a parlare di Imu, anche se ci è più familiare chiamarla Ici. Torniamo al 1992. Il Governo Amato istituì lIci, imposta comunale sugli immobili. Una legge che penalizzava innanzitutto le famiglie perché colpiva la prima casa. In seguito però divenne vitale per i Comuni. Il decreto legislativo n. 504/1992 ha previsto delle esenzioni come abbiamo già avuto modo di scrivere. Lesenzione dallimposta richiede la compresenza di due requisiti: quello soggettivo, cioè essere ente non commerciale, e quello oggettivo, la destinazione dellimmobile, cioè lutilizzo per le attività di rilevanza sociale ed in modo non esclusivamente commerciale. Se il problema non riguarda linterpretazione della legge, dove sta? Si è verificato, per esempio, che qualche albergo, anche a cinque stelle, è stato camuffato da casa per ferie, giocando sullattività mista. Questo però non vuol dire che sia ingiusta lesenzione, ma che qualcuno ne ha usufruito senza averne diritto. Ma arriviamo alla notizia di questi giorni. Il Governo italiano presenterà un emendamento, Monti lha spiegato anche alla Commissione Europea, in merito allesenzione dallIci riservata agli enti non commerciali, quindi anche alla Chiesa. In sostanza, si continuerà a pagare lIci su quegli immobili in cui si svolgono attività esclusivamente commerciali. Ma questo la Chiesa lha sempre fatto. Per le attività miste, invece, la Chiesa e gli organismi non profit pagheranno limposta sulla frazione dellimmobile destinata ad attività commerciale. Tanto rumore per nulla. Per mesi la polemica sullesenzione dal pagamento dellIci da parte della Chiesa ha tenuto banco. Soprattutto dopo che il governo presieduto da Monti è stato costretto ad aumentare il prelievo sulle case, tassando di nuovo anche le prime abitazioni. La valutazione più attendibile sembrava essere quella dellAnci, lAssociazione nazionale dei comuni italiani, che aveva indicato in circa 450 milioni lammontare massimo ottenibile applicando lIci anche agli immobili della Chiesa. Ma in realtà lesenzione sembra valga solo 100 milioni. Lo dice in questi giorni anche il sito del ministero dellEconomia, dicastero del quale il premier Monti ha linterim: sulla base dei dati presi in esame, è stata ricostruita la platea degli enti fruitori della misura Ici e dei relativi immobili con una perdita di gettito pari a circa 100 milioni, ottenuta simulando labrogazione delle disposizioni in esame. Che la Chiesa abbia sempre pagato lIci, ormai è chiaro a tutti, a parte i soliti radicali che ne hanno fatto una guerra personale. La domanda ora è unaltra: quanto paga? E partita la caccia ai numeri. E la Diocesi di Treviso? Alcune cifre sono apparse nei quotidiani nei giorni scorsi. Prima però chiariamo il significato di Diocesi che è diverso dal significato di Ente Diocesi. Secondo il Codice di diritto canonico: La diocesi è una porzione del popolo di Dio che viene affidata alla cura pastorale del Vescovo con la cooperazione dei sacerdoti… circoscritta entro un determinato territorio…. Quindi, quando si parla di patrimonio della diocesi di Treviso si intende tutti quei beni di proprietà delle parrocchie, degli enti ecclesiastici, opere, istituti e fondazioni, tutti soggetti allautorità del Vescovo. LEnte Diocesi è uno di questi enti ed è stato istituito dalla legge 222/85 (revisione concordato Stato e Chiesa). A questo ente sono stati trasferiti il vescovado, la curia e altri beni destinati ad attività pastorali. Questo per dire che, quando si scrive su un quotidiano locale che la diocesi di Treviso paga poco meno di 15 mila euro…, si fa riferimento esclusivamente allEnte Diocesi che possiede alcuni negozi in piazza Duomo. Altra cosa ancora è lIstituto diocesano per il sostentamento del clero, nato dalla revisione del Concordato, col compito di amministrare il patrimonio pervenuto dagli ex benefici parrocchiali in modo da integrare, con il loro reddito, le remunerazioni che i sacerdoti ricevono. Il patrimonio dellIstituto è composto da fabbricati, terreni e altre proprietà che sono destinate a locazione e quindi soggetti allImposta comunale sugli immobili. Per queste proprietà lIstituto ha versato nel 2011 280 mila euro di Ici. Per quanto riguarda le singole parrocchie (sono 263) che, in quanto enti con personalità giuridica godono di piena autonomia, non si è in grado di quantificare lammontare complessivo dellIci versata in modo regolare per le proprietà ad uso esclusivo commerciale. LIci va pagata dove è giusto che lo sia. Chi va sgravato dall‘Ici sono le attività di culto, caritatevoli, assistenziali, formative, non dimentichiamo le tantissime scuole materne parrocchiali… Si sono letti in queste settimane moltissimi appelli alla Chiesa affinché paghi lIci (cosa, ripetiamo, che già avviene in base alla legge), poche invece le parole di gratitudine per la supplenza che la Chiesa fa in termini di assistenza e solidarietà anche nella latitanza delle strutture pubbliche. |
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Sergio Criveller |
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Ultimo aggiornamento di questa pagina: 23-FEB-12
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