Domenica scorsa hanno preso avvio le prime quattro Collaborazioni pastorali della diocesi: Castelfranco, Istrana, Paese, Santa Bona, al fine di attuare tra alcune parrocchie di un determinato territorio (spesso coincidente con il Comune) una pastorale dinsieme e unitaria, seppur nel rispetto delle caratteristiche fondamentali di ogni singola parrocchia. Le Collaborazioni pastorali sono, infatti, una forma stabile di collaborazione tra più parrocchie, chiamate a vivere un cammino condiviso e coordinato di comunione, attraverso la realizzazione di un preciso progetto pastorale. Bisogna dire che la spinta decisiva che ci ha mossi verso questo ambizioso progetto è stato il progressivo calo numerico dei preti: entro una decina danni saranno circa 270 sotto i 75 anni e dovranno provvedere alle 265 parrocchie della diocesi, agli Uffici diocesani, al Seminario e alle tre parrocchie missionarie. Dunque, anche questa riforma di ripensamento della pastorale e di riorganizzazione delle parrocchie, nasce da una necessità. Tuttavia, se tutto si riducesse solo ad un puro fatto tecnico, ad una alchimia per distribuire con razionalità le risorse umane, le Collaborazioni avrebbero vita breve: la Chiesa non è una azienda da gestire in modo manageriale per essere più produttiva perché la produttività o lefficacia dellannuncio del Vangelo e della trasmissione della fede vanno per altre strade. Infatti, lì dove si stanno muovendo le prime Collaborazioni tra parrocchie, la necessità si sta rivelando una grande opportunità e una vera benedizione perché stimola alla comunione e al camminare insieme mettendo in comune ricchezze, doni e fatiche. La necessità e, uno sguardo per quanto possibile lungimirante sul futuro, ci stanno aiutando a compiere qualche passo in più verso quella Chiesa-comunione, tanto auspicata dal Concilio Vaticano II. Ad abbassare un po i campanili e ad aprire qualche varco per poter consentire di allargare i confini della propria comunità parrocchiale al dono di quelle vicine e al territorio.
Una sfida per tutti La sfida che ci attende è grande perché richiede, dopo tanti secoli, un cambio di mentalità. Anzitutto nei preti i quali nel bene e nel male sono, come si dice, il collo della bottiglia di tante cose, ma anche nei fedeli laici che devono imparare a collaborare con i vicini e a chiedere ai loro pastori le cose essenziali per la fede, cercando con loro di semplificare la pastorale. La riuscita delle Collaborazioni è legata, però, alleffettivo coinvolgimento nella responsabilità dei laici e in una loro adeguata formazione e coscientizzazione circa lesercizio delle varie forme di ministerialità laicale. Con unattenzione fondamentale: che non si tratta, di fronte al contrarsi del personale ecclesiastico, di spartirsi finalmente un potere, ma di camminare, nella comune obbedienza a Cristo e alla Chiesa, verso una vera comunione edificata attorno allunico valore assoluto che è Cristo e il suo Regno. Per questo, nel momento in cui si avviano queste Collaborazioni e si cercano strade efficaci per il coinvolgimento dei laici, occorre mettersi in atteggiamento orante e penitenziale. Preghiera e sacrificio sono le condizioni affinché lintelligenza e la saggezza umane, che pur non ci mancano, possano condurre a scelte pastorali appropriate e, in ogni caso, buone e fruttuose per la santificazione degli uomini.
Non solo parrocchia Bisognerà anche vigilare affinché quella delle Collaborazioni non sia unoperazione solamente intra ecclesiale. Lallargamento a più parrocchie che insistono in una stessa area geografica, culturale e amministrativa (per lo più di uno o due Comuni), dovrebbe favorire un loro nuovo rapporto in solido con il territorio; un discernimento per individuare ambiti, settori e realtà, ove porsi come presenza unitaria propositiva, con uno spirito di grande collaborazione con le istituzioni ma anche di profezia. Il problema è forse più percepito nelle aree cittadine, dove sono presenti istituzioni territoriali come scuole superiori, ospedali, associazioni, case per anziani e altro. Tuttavia, le parrocchie periferiche vedono anchesse la presenza nel territorio di molte realtà sociali, ricreative, economiche e culturali con le quali spesso è necessario trovare un accordo e una collaborazione. Hanno soprattutto le Amministrazioni comunali con le quali non devono stancarsi mai, pur nella dialettica, di tenere aperti canali di dialogo per cercare insieme il bene comune dei cittadini.