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La fabbrica dei cartoni
Biglietto da visita per il Paese. Ma per Glli Alcuni: “L’Italia non ci supporta”


Che i bambini dell’India sappiano chi è Leonardo da Vinci grazie ad un cartone animato, è cosa su cui riflettere. Perché significa che, a volte, il biglietto da visita del nostro Paese è un “pupazzo” che si muove dentro a una tivù. E se si muove non solo divertendo, ma anche mostrando valori e tesori della civiltà italica, è tutto meno che tempo perso. Anzi, se l’Italia vuole comunicare al mondo le ragioni di fondo del proprio fascino, sarebbe opportuno che avesse un occhio di riguardo anche per la propria industria del cartone animato.
Ne è convinto Francesco Manfio, 54 anni, trevigiano, co-fondatore e perno, con il fratello Sergio, 59 anni, del Gruppo Alcuni, creato poco più di trent’anni fa e che soprattutto negli anni Duemila - proprio grazie ai cartoni animati - ha raggiunto un notevole successo, fino a far diventare (finalmente) un’azienda italiana protagonista del mercato mondiale del divertimento per i piccoli. Sarà un dettaglio, ma vedere in una piscina di Mestre due papà che si scambiano le figurine dei Cuccioli, perché i figli nel frattempo in vasca possano poi riempire le caselle mancanti dell’album, dice che l’azienda di Treviso non è protagonista di nicchia, ma un fenomeno diffuso. Diffuso in tivù e nei prodotti più svariati (libri, dvd, magliette, figurine...) che dalla fama dei cartoni derivano.
Due numeri fanno chiarezza di quanto ampia sia ormai questa realtà: i cartoni animati trevigiani sono trasmessi dalle televisioni di 52 Paesi al mondo; e gli Alcuni, come azienda, contano su un centinaio di dipendenti e su collaborazioni che coinvolgono, in tutt’Europa, circa mille persone.
“Allora, se tutto questo è vero - si domanda Francesco Manfio - perché ci sono Paesi come la Francia, la Germania e la Gran Bretagna che supportano in maniera molto forte le proprie produzioni nazionali, mentre da noi non succede niente? E - sia chiaro - non è successo niente né con il governo Prodi, né con il governo Berlusconi né, oggi, con il governo Monti”.
Supportare, secondo Manfio, significa selezionare i prodotti di qualità che fanno da “apripista” per il marchio Italia nel mondo. Anche perché oggi, a parte la Ferrari - che vuol dire ingegno, tecnologia e lusso made in Italy - non viene in mente qualcuno che esporti la nostra immagine nel mondo. Nessuno, cioè, che abbia la funzione di cuneo e faccia passare i messaggi migliori e più utili per la promozione del nostro Paese. Per la sua cultura e la sua economia.
I cartoni animati, proprio per ciò che sono, rappresentano delle pattuglie in avanscoperta. Intanto perché parlano a dei bambini, che su di essi costruiscono parte del loro sapere e del loro immaginario. Poi perché, se apprezzati, si diffondono in larghe aree del mondo, arrivando a milioni di persone.
“Ma allora perché - riprende Manfio - quando vado a una fiera internazionale del cartone animato, io, come imprenditore, devo pagarmi lo stand, il doppiaggio del mio prodotto e ogni altra cosa, mentre il mio concorrente spagnolo ha tutti questi servizi pagati almeno in parte dallo Stato? Forse perché là qualcuno ha capito che, dentro ad una strategia di comunicazione del bene Paese, il cartone animato ha un ruolo significativo”. Può essere.
 
 

Giorgio Malavasi

Ultimo aggiornamento di questa pagina: 15-MAR-12
 

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