Risurrezione di Gesù: la voce autorevole di studiosi per un evento soprannaturale
Cristo è risorto! Cristo è veramente risorto. Con questo saluto, con questa attestazione dellevento assolutamente centrale dellintera storia del cristianesimo, gli ortodossi si scambiano gli auguri per la Pasqua. Ma nessuna fonte neotestamentaria attesta la vittoria di Jehoshua sulla morte. Ci si limita soltanto a raccontarla e a precisarne le circostanze dando credito a testimoni ritenuti affidabili, primi fra tutti gli evangelisti. Nessuna la descrive: un evento soprannaturale non può essere ricostruito con le consuete categorie storiche. Sfugge alle leggi della fisicità. Resta un mistero. E oggetto soltanto di fede. E tanto basta perché la tromba della miscredenza possa intonare il suo inno scettico ritmato dalla convinzione che i racconti della risurrezione sono pieni di contraddizioni, che la salma fu trafugata, che Gesù era soltanto... svenuto, che i testimoni furono vittime inconsapevoli di unallucinazione generale, che si tratta solo di un mito.... per citarne le note più ricorrenti. Obiezioni legittime agli occhi di chi non sa o non vuole andare oltre lorizzonte finito. Oltre i limiti dellevidenza circoscritta dal tempo. Di chi riduce la fede a semplice superstizione. Ma affermazioni spesso anche prive di ogni fondamento. Delle quali non si hanno né prove, né testimoni. Volutamente pregiudiziali. Frutto solo di preconcetti e al limite del grottesco: anche il più convinto agnosticismo ha un limite, dettato dal semplice buon senso. Un blaterare che parla di un Gesù soltanto narcotizzato o addirittura di una sua controfigura... Eppure, levento cardine che sta al centro della fede in Cristo, non è affatto fittizio. La sua straordinarietà, la sua inammissibilità razionale, non autorizzano a sostenere che non sia accaduto nulla. Chi, dopo i fatti del Calvario, del terremoto che squassa la terra - «il velo del tempio si squarciò in due da cima a fondo, la terra si scosse, le rocce si spezzarono» (Mt, 27, 51-53), attesta e continua a testimoniare che Cristo è risorto, non mente. Non è affatto animato da fervida fantasia. Chi ha registrato la tardiva ammissione del centurione e dei soldati in servizio sul Golgota -Davvero costui era Figlio di Dio!» - non dice il falso. Non inventa per dar credito a quanto lo stesso Gesù aveva confidato ai suoi amici: « ... Gesù cominciò a spiegare ai suoi discepoli che doveva andare a Gerusalemme e soffrire molte cose da parte degli anziani, dei capi dei sacerdoti, degli scribi, ed essere ucciso e risuscitare il terzo giorno». Chi «... entrò nel sepolcro e vide le bende per terra e il sudario che gli era stato posto sul capo, non per terra con le bende, ma piegato in un luogo a parte, vide e credette», dice il vero: la non storicità di un evento non esclude di fatto la sua realtà.
Soltanto testimonianze E così dobbiamo accontentarci di conoscere lirruzione di Gesù risorto nella quotidianità degli apostoli afflitti per quanto era successo, senza poter provare un evento che non fu veduto né poteva essere visto da nessuno. Dobbiamo credere a quel non è qui, è risorto con il quale viene dato lannuncio alle pie donne accorse al sepolcro trovato inaspettatamente e sorprendentemente vuoto. Dobbiamo accreditare quanto accade ai due discepoli sulla strada di Emmaus e prestare fede allannuncio che Pietro rivolge, da Cesarea Marittima, al primo pagano convertito, il centurione romano Cornelio: «Essi (i Giudei) lo uccisero appendendolo a una croce, ma Dio lo ha risuscitato al terzo giorno e volle che apparisse, non a tutto il popolo, ma a testimoni prescelti da Dio». Non prove ma soltanto testimonianze. Compresa quella di Giuseppe Flavio, storico giudeo del primo secolo, che parla di un uomo, un saggio che faceva opere meravigliose (…) che «attirò a sé molti Giudei e anche molti Greci», che «quando fu condannato da Pilato... coloro che lamavano non lo abbandonarono», egli si mostrò a loro, vivente, il terzo giorno...». Ma in questo panorama di semplici, seppure credibili attestazioni da parte di chi «ha visto», di chi riferisce dellavvenimento «unico e strepitoso che fa da perno a tutta la storia umana» (Paolo VI), non manca la voce autorevole di studiosi disposti ad ammettere la realtà di un evento soprannaturale. E il caso di Pinchas Lipide, studioso ebreo - nonostante lebraismo non ammetta la risurrezione di Gesù - che non se la sente affatto di dar seguito a chi parla di allucinazione e conclude che «Se quella banda spaventata di apostoli poteva improvvisamente cambiare da un giorno allaltro in unimpresa missionaria piena di baldanza... allora nessuna visione o allucinazione è sufficiente per spiegare una simile trasformazione rivoluzionaria». O di Simon Greenleaf, figura di spicco della Scuola di Diritto di Harvard, che non ha dubbi nellaffermare che «Se Gesù non fosse risorto da morte, se [gli evangelisti] non avessero avuto conoscenza certa di questo fatto come lo erano di ogni altro, per loro sarebbe stato impossibile insistere nellaffermare che quello che avevano narrato era la verità». E sulla loro scia altri: teologi come Bultman per il quale la Risurrezione è una verità di fede storicizzata, filosofi come Gary Habermass e molti altri che la considerano uno degli eventi più certi e meglio attestati di tutta la storia. Per noi che non abbiamo visto e crediamo - «Beati quelli che pur non avendo visto crederanno», dice lo stesso Gesù allincredulo Tommaso - lalba dorata che saluterà la resurrezione di Cristo, sarà linizio del giorno «che ha fatto il Signore». Giusto rallegrarsi ed esultare.