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La disciplina vale il "gol"
Asd Montello ricorda agli atleti l’etica nel gioco


Parolacce in campo e sugli spalti al bando. Il calcio inizia un suo percorso “etico” partendo dai più piccoli ed è bello constatare che uno sport tanto popolare, tra i tanti esempi negativi che propina, ne proponone anche altri di positivi. Peccato che magari non siano tanto pubblicizzati ma noi cercheremo sempre di renderne conto.
Certo che non arrivano dalla testa cioè dalla parte più visibile, cioè quella televisiva del calcio, ma dalla base cioè quella meno visibile. Ma anche su questo cercheremo di essere vigili e rendere pubbliche belle esperienze come quella dell’Asd Montello di Volpago del Montello oppure, per uscire dalla nostra Regione, quella dell’As Varese calcio. Quella a noi più vicina, cioè quella dell’Asd Montello, riguarda una società tra le più consistenti della Marca, che vanta ben 170 ragazzi del settore giovanile e cioè dai 7 ai 16 anni, più altri 40 ragazzi circa tra juniores e prima squadra.
Qualche settimana fa è stato affisso un cartello sul campo d’allenamento, voluto dalla società del presidente Walter Merlo che in sintesi invitava i ragazzi ad un comportamento sobrio, bandendo bestemmie e parolacce, pena l’esclusione dalla squadra. Una società che ottiene ottimi risultati sul campo e che ha le squadre giovanili tutte al primo o secondo posto in classifica e questo è un dato da non trascurare.
Come mai questa iniziativa? “E’ un modo per insegnare ai ragazzi come comportarsi - spiega Roberto Piscopo che è responsabile del settore giovanile -. Noi all’inizio dell’anno e poi ogni mese, per espresso volere della società, facciamo una riunione con gli allenatori ed i dirigenti e genitori per capire come vanno le cose e come si comportano i ragazzi. Non c’è un motivo particolare che ci ha indotto ad affiggere quel cartello, ma vogliamo cercare di prevenire certi atteggiamenti. Da noi arrivano ragazzi di diverse estrazioni sociali, etnie ma tutti devono sapere che in campo non si bestemmia, non si dicono parolacce e ci deve essere il massimo rispetto dall’allenatore fino ai magazzinieri. Non è facile perché al giorno d’oggi, vedendo anche i più grandi, se in campo non si impreca si può essere presi per… sfigati. Ecco, noi stiamo cercando di invertire questa tendenza cercando di far inculcare ai ragazzi che noi teniamo moltissimo alle varie coppe disciplina ma questo non ci impedisce di avere anche ottimi risultati da un punto di vista tecnico. Sino ad ora siamo soddisfatti dei risultati che speriamo di continuare anche in futuro”. E poi ancora: “Questo è il campo di gioco dei bambini della scuola calcio Varese 1910. Noi qui ci divertiamo, impariamo a rispettare le regole, i compagni e i mister: non giochiamo mai «contro» ma «con» i bambini delle altre squadre. Non rovinateci il piacere di calciare un pallone, evitate i commenti e gli atteggiamenti esagerati. Non è colpa nostra se qualche genitore è dispiaciuto per non essere diventato calciatore: urlare non serve a nulla: lasciateci sognare. Divertirci è un nostro diritto, sostenerci sempre è un vostro dovere e una gioia per noi”. Anche questo un cartello affisso al portone d’ingresso del campo della scuola calcio di Varese. Non ha bisogno di commenti…
Il calcio è anche educazione e ad insegnarlo è la base.
 

Gabriele Zanchin

Ultimo aggiornamento di questa pagina: 30-MAR-12
 

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