Portate alle vostre Chiese i segni di speranza che insieme abbiamo colto per dire a tutti che è riservata al nostro futuro la luce della fede. Così mons. Dino De Antoni, presidente della Conferenza episcopale triveneta ha concluso a Grado il convegno delle Chiese del Nordest, prima della celebrazione conclusiva nella basilica di Aquilieia. Il nuovo che è nella storia - ha proseguito - non deve farci paura. Il convenire sinodale di circa 580 rappresentanti delle 15 diocesi del Nordest, che si sono ritrovati dal 13 al 15 aprile, ha prodotto i suoi primi frutti, come si è potuto constatare durante la mattinata conclusiva di domenica: la presa di coscienza di una conversione che deve riguardare il volto delle nostre comunità, lauspicio per una pastorale che privilegia la nuova evangelizzazione, lascolto e lincontro; lopportunità di una più forte collaborazione tra Chiese che vivono problemi simili. Per mons. Renato Marangoni, segretario del Comitato preparatorio, occorre assumere un atteggiamento missionario: incontrare e ascoltare le persone nei luoghi di vita, manifestando affetto ed empatia. Come? Da questo punto di vista il convegno di Aquileia non ha certo rappresentato la conclusione del cammino. Anzi, per certi aspetti esso è stato linizio di un nuovo percorso, ci si augura fecondo. Per tutta la giornata di sabato i partecipanti - Vescovi, preti, religiosi e laici - si sono ascoltati e confrontati nei gruppi di lavoro, incentrati su dieci temi, dal primo annuncio alle forme di collaborazione pastorale, dagli adulti e le famiglie ai giovani, dal dialogo con le culture al bene comune, dalla testimonianza della carità agli stili di vita. Tante le proposte emerse. Andranno vagliate e messe in ordine, con scelte precise. Un discernimento che i Vescovi faranno nei prossimi mesi, aiutati dal Comitato preparatorio, che non verrà dunque immediatamente sciolto. Ma già ora le proposte dei gruppi contengono elementi di ricchezza ed originalità, come emerso dalle sessanta proposizioni (due per gruppo) e dalle quattro sintesi proposte allassemblea. Quella della nuova evangelizzazione, strada non percorribile senza comunità cristiane che vivono lincontro con il Risorto e la fraternità, resta la priorità. Dal confronto è emersa limmagine di una Chiesa che è chiamata a vivere lo stile familiare dellaccoglienza, del perdono, del ringraziamento, del sostegno reciproco e del saper chiedere aiuto, si legge in una proposizione. Accompagnare personalmente i giovani nella costruzione della propria identità e nella loro crescita cristiana; attraverso proposte formative diversificate e vicine alla loro vita e ai loro linguaggi, è lauspicio risuonato in un altro gruppo. Così come da molti è stato auspicato un maggior ascolto e spazio per i giovani e le famiglie, ma anche una pastorale che ridistribuisce le sue risorse dando più spazio ai giovani ed adulti. Quindi - ha riassunto un gruppo -: non solo pastorale dei bambini ma pastorale dei genitori e adulti. Auspicio che richiede però un confronto sulliniziazione cristiana. Molto gettonati anche i temi della comunicazione e dei nuovi linguaggi (dalla maggiore sinergia dei settimanali diocesani, ad un portale triveneto, a un progetto sulluso dei social network), degli stili di vita e scelte di sobrietà anche per la Chiesa, della necessità di una rinnovata formazione alla cittadinanza.
IL VESCOVO: FORTE ESPERIENZA DI CHIESA COME POPOLO IN CAMMINO Il vescovo di Treviso, mons. Gianfranco Agostino Gardin, ha condiviso il convegno di Aquileia con il resto della delegazione trevigiana ed è tornato a casa contento dallesperienza del convegno delle Chiese del Nordest. Ecco le sue prime impressioni. In che cosa Aquileia è stata unesperienza di Chiesa? Il convenire di chiese di diverse, il pregare e riflettere insieme, il conoscersi, il sentirsi accomunati da problemi e sfide comuni, il cercare insieme risposte alle domande che il presente ci pone, ha rappresentato una forte esperienza di Chiesa. Una chiesa che rendeva percepibile, prima che la sua dimensione istituzionale, la sua realtà di popolo in cammino nel tempo, di comunità fondata sulla stessa fede nel Signore Gesù, percepito vivo in mezzo a noi. A livello immediato e provvisorio, quali spunti tra quelli emersi le sembrano più significativi a livello di stile pastorale e di proposte? Cè bisogno di rileggere con attenzione quanto ha prodotto il lavoro dei vari gruppi, perché si tratta di una notevole ricchezza di orientamenti e anche di proposte concrete. A livello più immediato mi ha colpito la richiesta ricorrente di una chiesa vicina alla gente, accogliente, umile, sobria, capace di ascolto e di sincera partecipazione alle vicende liete e tristi delle persone, attenta ai mutamenti sociali. Altri aspetti interessanti sono stati il riconoscimento dei laici e la volontà di renderli veramente corresponsabili della vita della chiesa; e ancora la richiesta di mettere in rete esperienze pastorali nuove, dando luogo così ad una condivisione che diventa arricchimento reciproco tra le chiese. Credo che ne possa venire il positivo superamento di una specie di presunzione di ogni singola diocesi di risolvere tutto da sé, ignorando lesperienza delle altre. In particolare, mi pare che possa essere importante aiutarsi a comprendere e scegliere con efficacia le priorità che il momento presente della chiesa e della società chiedono alle nostre comunità cristiane. (B.D.)