Nella IV domenica di Pasqua si celebra la 49ª Giornata mondiale di preghiera per le vocazioni di speciale consacrazione. Questanno il tema scelto da Benedetto XVI è: Le vocazioni dono della carità di Dio. Il Papa nel suo messaggio scrive: Ogni specifica vocazione nasce, infatti, dalliniziativa di Dio, è dono della Carità di Dio! E Lui a compiere il primo passo e non a motivo di una particolare bontà riscontrata in noi, bensì in virtù della presenza del suo stesso amore «riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo» (Rm 5,5). Liniziativa, continua il Papa, parte sempre da Dio, in modo particolare da un amore che precede, sostiene e chiama lungo il cammino della vita e che ha la sua radice nellassoluta gratuità di Dio. Citando un passo di Geremia, il Papa legge la vicenda di ogni vocazione particolare allinterno dellamore infinito di Dio, che si manifesta pienamente nella vicenda di Gesù Cristo: La verità profonda della nostra esistenza è, dunque, racchiusa in questo sorprendente mistero: ogni creatura, in particolare ogni persona umana, è frutto di un pensiero e di un atto di amore di Dio, amore immenso, fedele, eterno (cfr Ger 31,3). Le parole che il Papa rivolge a tutti i cristiani, ci offrono lopportunità di qualche considerazione sullannuncio della vita come vocazione. La fedeltà di Dio. Il Papa, dopo aver annunciato che alla sorgente della chiamata divina cè lamore puro di Dio, afferma che lamore di Dio rimane per sempre, è fedele a se stesso, alla «parola data per mille generazioni» (Sal 105,8). Ogni cammino vocazionale deve trasmettere alluomo la fiducia che può contare su un Dio che è fedele alla promessa fatta e non viene meno alla ‘parola di chiamata. In un tempo in cui la ‘parola data ha perso valore, può sorgere il dubbio che anche Dio non sia poi così fedele alla sua parola. Tutti coloro che hanno risposto o stanno rispondendo alla chiamata del Signore incontrano fatiche, dubbi, prove, resistenze, ma sanno che a fondamento della chiamata cè un roccia stabile che non vacilla. Dio non abbandona luomo perché da questo si sente tradito: non può rinnegare, né trattenere il suo amore per noi, perché Dio è fedele anzitutto a se stesso. Sono significative le parole del Salmo 89: Da Davide non ritratterò il mio amore, non smentirò la mia fedeltà, non romperò la mia alleanza, non cambierò la promessa delle mie labbra (Sal 89, 34-35). Lamore di Dio. Continua Benedetto XVI: Occorre, pertanto, riannunciare, specialmente alle nuove generazioni, la bellezza invitante di questo amore divino, che precede e accompagna: esso è la molla segreta, la motivazione che non viene meno, anche nelle circostanze più difficili. Oggi verifichiamo come molti cristiani, giovani e adulti, non riescono a credere in un Dio che li ama e per questo stentano a credere nella possibilità di poter amare in pienezza e per sempre. Nel 2006 frère Roger nella sua ultima lettera rimasta incompiuta scriveva: Che Dio ci ama è una realtà poco accessibile. Ma quando scopriamo che il suo amore è soprattutto perdono, il nostro cuore si rasserena ed anche si trasforma. Ed eccoci capaci di abbandonare in Dio ciò che prende dassalto il nostro cuore: qui è la sorgente dove ritrovare la freschezza dello slancio. Dio amandoci si fida così tanto di noi che per ciascuno ha un invito. Qual è questo invito? Ci chiama ad amare come lui stesso ci ama. E non cè un amore più profondo che arrivare fino al dono di sé, per Dio e per gli altri. La prima forma di annuncio vocazionale parte da questa testimonianza dellamore di Dio per ogni uomo: i ragazzi e i giovani oggi hanno bisogno di sentire che Dio li ama, per quello che sono. Perché lamore di Dio è vero amore, e lamore vero è sempre senza merito, senza misura, è solo grazia. La sorgente di questo amore la troviamo ancora nelle parole del salmo: Quando vedo i tuoi cieli, opera delle tue dita, la luna e le stelle che tu hai fissato, che cosè mai luomo perché te ne ricordi, il figlio delluomo, perché te ne curi (Sal 8,4-5). La risposta allamore di Dio. Lamore di Dio non può mai essere trattenuto, ma chi ha fatto autentica esperienza di essere gratuitamente amato dal Signore, è spinto dal desiderio di ricambiare questo amore. Dio ci ama al punto di metterci in grado di amare come lui ama, col suo stesso cuore. Scrive Benedetto XVI: La misura alta dellamore consiste nellamare «come Dio»; si tratta di un amore che si manifesta nel dono totale di sé fedele e fecondo. Nellesistenza di ogni uomo è importante dire con umiltà che si può realmente corrispondere a questo amore. A volte i più giovani guardano alle comunità cristiane e agli adulti per scorgere che è possibile vivere seguendo Cristo, è possibile una vita donata, è possibile rispondere alla chiamata del Signore nel sacerdozio o nella vita consacrata. Dire che rispondere allamore significa dare un senso pieno alla propria esistenza, come scriveva frère Roger nel 1974: Qualè il senso della nostra vita: essere amati per sempre, fino alleternità, affinché, a nostra volta, anche noi arriviamo a morire damore. Sì, felice è chi muore damore.