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Asili: bimbi a casa per la crisi
La denuncia della Fism


Novecentosedici iscritti in meno nelle scuole d’infanzia paritarie della Marca e una trentina di posti di lavoro a rischio. La crisi colpisce duro, anche nelle aule delle nostre scuole. La denuncia è della Fism (Federazione italiana scuole materne) di Treviso, che la settimana scorsa, dopo l’assemblea provinciale, ha reso noti i dati relativi al trevigiano e all’intera regione per quanto riguarda le iscrizioni per il prossimo anno scolastico.
Il calo più grosso è a Belluno con il 9,29 per cento di bambini in meno, cui segue Treviso, con il 4,86 per cento (916), quasi il 4 per cento in meno anche a Rovigo e a Vicenza, mentre tengono un po’ di più le province di Venezia (-1,87), Verona (-1,76) e Padova (-1,91). Per alcune province si tratta di una stima sul 50 o sul 70% delle scuole, per altre i numeri riguardano il 100 per cento delle scuole della provincia, come a Treviso.
“Sono 3.035 in tutto il Veneto i bambini che «mancano» nelle nostre scuole - sottolinea Giancarlo Frare, presidente della Fism di Treviso - con un calo drastico di 122 sezioni. Questo significa, purtroppo, anche perdita di insegnanti e personale non docente, dove non sono possibili i contratti di solidarietà. E il calo demografico c’entra poco o nulla, se pensiamo che in provincia di Treviso nella fascia tre-sei anni il calo di bambini è di 282 unità. Ancora più drammatica è la situazione dei nidi integrati, dove si stima una riduzione di 650 bambini su 6.700 posti nei 295 nidi delle scuole Fism venete. Nel trevigiano si registra un calo complessivo nei nidi di 187 iscritti e la riduzione di 10 sezioni”.
La colpa, dunque, è tutta della crisi economica, che spinge i genitori che pensano di non riuscire a pagare la retta (tra i 150 e i 200 euro) a tenere a casa i figli. Non solo affidandoli alle cure dei nonni, ma occupandosene spesso in prima persona, visto che non sono pochi i papà e le mamme che in questo periodo hanno perso il lavoro.
“Nelle nostre scuole i bambini sono sempre stati accolti tutti, anche quando c’erano difficoltà da parte delle famiglie, magari dopo averne parlato con il parroco - ricorda Frare - ma nonostante gli sforzi dei nostri dirigenti, i genitori scelgono di non fare nemmeno l’iscrizione. E visto che nelle scuole statali il posto non c’è, i bambini rimangono a casa. Vogliamo essere la voce di tante famiglie che vivono questa difficoltà in doloroso silenzio”.
Sul banco degli imputati lo Stato che non garantisce l’effettiva parità, a cominciare dagli stanziamenti. “C’è un aspetto di giustizia che va ribadito - sottolinea don Carlo Velludo, coordinatore delle 19 scuole d’infanzia paritarie della città di Treviso -. Le famiglie pagano le tasse per un servizio che non ricevono dallo Stato e devono ripagarlo con la retta nelle nostre scuole. Sono un milione su nove gli studenti che in Italia frequentano la paritaria. Hanno o no gli stessi diritti?”.
Tutta la scuola paritaria, dalla materna alle superiori, rappresenta un risparmio per lo Stato di 6.245 milioni di euro. Di questi, 3.436 milioni sono quelli che fa risparmiare la scuola dell’infanzia. E che cosa riceve quest’ultima come contributo a tale risparmio? 510 milioni di euro per l’anno 2011-2012. Briciole, insomma, che oltretutto arrivano sempre in ritardo. E c’è poi la pagina più vergognosa, quella sull’handicap, per la quale le paritarie ricevono appena mille euro l’anno per alunno per l’insegnante di sostegno, in classi che devono essere di soli 20 bambini, invece che di 29.
“Nel momento in cui si chiedono sacrifici a tutti - sottolineano Frare e Velludo - diciamo che allo Stato conviene garantire la sopravvivenza delle nostre scuole. Per questo chiediamo un adeguamento del contributo almeno a 700 milioni, per frenare la fuga delle famiglie e continuare a garantire un servizio di qualità che in Veneto viene assicurato a oltre 90.000 bambini”.
 

Alessandra Cecchin

Ultimo aggiornamento di questa pagina: 03-MAG-12
 

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