Si è mamme, nel senso più pieno e profondo del termine, grazie ai propri figli. Sembra una cosa ovvia, banale, ma è questa la grande verità a cui lesperienza di malattia e di battaglia che ho vissuto in questi mesi con le mie due figlie mi ha ricondotta. A marzo, quando mi è stato diagnosticato un melanoma e la necessità di intervenire immediatamente, ero al quarto mese di gravidanza e a casa mi attendeva la prima bimba, di tre anni e mezzo. Ho attraversato attimi di sconforto, sentendomi profondamente divisa. Da un lato la necessità di tutelare la bambina che già avevo, che, con un attaccamento che prima mai mi aveva dimostrato in modo così forte, manifestava un grande bisogno di avermi vicina, anche fisicamente, cercandomi con la manina mentre di notte mi dormiva accanto. Dallaltro la volontà di tutelare quella vita che stava crescendo dentro di me, che avevo voluto e cercato e che, in quel momento, stavo sottoponendo mio malgrado ai rischi insiti nel percorso di cura che avrei dovuto intraprendere. Un esserino di cui già conoscevo il sesso (unaltra donna!), al quale avevamo già scelto il nome e che mia figlia più grande già immaginava nei suoi disegni. E stata questa sensazione di dover quasi scegliere tra le mie due creature che mi ha fatto trascorrere i momenti più laceranti. Non temevo per me, per il progredire del tumore, se non nella misura in cui questo poteva essere lesivo per le piccole. Ma poi, proprio in loro ho trovato la mia motivazione, riuscendo a sfoderare una forza e una determinazione che non credevo mi appartenessero. E il mio obiettivo è diventato unimmagine, che ho sempre richiamato alla mente durante le prove più difficili: io con mia figlia più grande per mano e la piccola in braccio, tutte e tre sane e serene. Ho così affrontato due interventi e le notizie non positive che ne sono seguite, rincuorata dai calcetti nella pancia (che parevano sempre arrivare nei momenti in cui avevo maggiore bisogno di non sentirmi sola) e dal legame sempre più forte con la bimba che mi attendeva a casa. Io, madre super impegnata, sempre di corsa per lavoro, abituata a delegare molto ai nonni, in questi mesi ho davvero imparato cosa significhi essere una vera mamma. Ho preteso certezze, chiesto e richiesto spiegazioni e scelto sempre in nome del benessere e dellincolumità delle mie figlie, come una madre deve saper fare. Non mi sento eroica per questo, solo terribilmente normale. Anzi, di più. Nella sfortuna di ciò che mi è accaduto, mi sento privilegiata: le mie bambine mi hanno permesso agire da mamma fino in fondo, e questa è stata unesperienza di crescita profonda. Tra una decina di giorni, raggiunto il limite minimo delle trenta settimane di gravidanza, la piccola verrà fatta nascere: sarà uno scricciolo e il percorso che lattende non facile, ma anche questa volta sento che questa è la cosa giusta da fare, per metterla al sicuro e poter pensare al mio percorso di guarigione che garantirà ad entrambe le bambine la mia presenza. Grazie piccole donne, tra poco verrà il tempo di scattare quella foto: io con mia figlia più grande per mano e la piccola in braccio, tutte e tre sane e serene. (I.T.)