La vita del Popolo di Treviso - CHIESA
Le testimonianze degli ordinandi


“Importante dare credito all‘intuizione di un ragazzo”
 
In questo tempo che precede immediatamente l’ordinazione sacerdotale mi è spontaneo ripercorrere con mente e cuore la storia che mi ha portato fin qui, per riconoscere la chiamata del Signore che ha interpellato la mia libertà fino a scegliere di consacrarmi tutto e per sempre a Lui.
La mia vicenda vocazionale è iniziata quando da bambino ero affascinato dal servizio di chierichetto e dalla figura del sacerdote.
 
La ricca esperienza comunitaria
Il desiderio di stare vicino a Gesù, di imparare a pregarlo e di interrogarmi sul mio futuro ha permesso che scegliessi, con un po’ d’incoscienza tipica dei quattordici anni, di entrare nella Comunità Giovanile del Seminario. E’ stata un’esperienza straordinaria: avevo la possibilità di condividere con molti altri fratelli la vita quotidiana fatta di studio, di gioco, di servizio e di corresponsabilità. Ma soprattutto iniziavo a conoscere meglio il Signore, mi hanno insegnato a scorgere la sua voce nella Parola e nelle trame della vita quotidiana, suggerendomi di rivolgere a lui tutta la mia vita come a un amico fidato.
Questo stile di vita, nonostante a volte mi costasse parecchia fatica, suscitava pace profonda in me ed è stato il segno vocazionale, confermato dagli educatori, grazie al quale ho proseguito nella Comunità Teologica dove l’orientamento verso il presbiterato si è fatto sempre più deciso attraverso le varie tappe fino alla scelta definitiva con l’ordinazione diaconale dello scorso anno.
 
Ricordare e ringraziare
L’opportunità di aver prestato servizio pastorale in tre comunità parrocchiali diverse, mi ha fatto intuire un’ulteriore chiamata nella ricchezza della nostra Chiesa diocesana: i sacerdoti e la loro cura pastorale, i tanti bambini desiderosi di conoscere il Signore, i giovani pieni di domande che con grinta prendono il largo nella vita, gli adulti che in famiglia cercano di vivere la fede, gli anziani che pregano e offrono le loro sofferenze, i lontani che non vogliono saperne di Dio e dei preti.
E se mi è spontaneo ricordare, lo è anche il ringraziare. Infatti è la gratitudine a invadere il mio cuore in questo tempo: verso il Signore che mi ha scelto per diventare suo ministro e verso le tante persone, dalle più intime alle più lontane, che mi hanno permesso di scoprire e di aderire quotidianamente a questa vocazione.
(don Alberto Piasentier)
 
"Tutto posso perché Dio mi ama”
L’attesa verso il “traguardo”, che potrei chiamare anche “una nuova partenza”, dell’ordinazione sacerdotale, unita alla trepidazione, in questi giorni stanno lasciando spazio a sentimenti di serenità e tranquillità. Non mancano momenti nei quali posso rivedere i passi compiuti lungo il mio cammino vocazionale, il quale non fonda le proprie radici dal momento del mio ingresso in Seminario, nel 2004, ma parte da molto più lontano.
Ricordo di aver trascorso un’infanzia semplice, partecipavo alla vita parrocchiale e diocesana e, guarda un po’, anche ai Gruppi vocazionali per ragazzi di 5ª. Ero entusiasta di far parte del gruppo dei chierichetti, mi incuriosiva il posto che occupava il sacerdote, mi chiedevo che cosa ci fosse dietro l’altare… Non entrai però nella Comunità Ragazzi. Durante gli anni dell’adolescenza mi allontanai progressivamente dai sacramenti e dalle attività parrocchiali. Con la morte di mio papà, negli anni della mia prima giovinezza, ricevetti una scossa profonda; iniziai a interrogarmi in maniera più seria sul senso della mia vita, mi riavvicinai, con l’aiuto dei miei familiari, alla messa. Il Signore si fece incontrare mediante la sua Parola, il suo perdono, i suoi ministri. Ero particolarmente attratto e conquistato dalla sua persona, dai gesti di cura nei confronti dei poveri, dalle parole accoglienti che Gesù rivolgeva ai peccatori pentiti. Ed è proprio in questo contesto che un giorno, “di cui non sapevo né il momento né l’ora” la chiamata del Signore si è presentata tenera e, allo stesso tempo dirompente, in me: diventare prete. Quella sera non riuscii a dormire. Ero stato preso alla sprovvista, eppure vivevo quell’intuizione come vera per me, mi rendeva felice. Incoraggiato dal parroco, nel 2003 cominciai a partecipare agli incontri mensili con il gruppo Diaspora. Durante questi appuntamenti il Signore mi provocava a riconoscerlo come il Signore della mia vita e non solo un uomo che compiva gesti straordinari. Dopo l’ingresso in Comunità Vocazionale nel 2004 e l’inizio di un tempo privilegiato per il discernimento vocazionale, nel 2007, assieme ad altri compagni di cammino, ho celebrato il rito di ammissione; poi ci sono state le altre tappe ministeriali.
C’è una Parola che mi ha consolato e che io porto nel cuore: “Tutto posso perché Dio mi ama”. Posso prima di tutto credere in Gesù e fidarmi di poterlo seguire come prete e sperimentare che tutto questo è grazia che riempie la mia vita e non le toglie nulla.
Mentre mi affido alla vostra preghiera, presento al Padre buono tutti i giovani che portano nel cuore il desiderio di donarsi a Lui e ai fratelli. Prego anche per coloro che sono sulla “soglia” della porta della fede: a loro voglio donare la mia vicinanza e compagnia.
(don Manuel Simonaggio)
 
 


Ultimo aggiornamento di questa pagina: 17-MAG-12
 

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