Dopo l‘ennesimo segnale dei cittadini ai partiti prevale l‘incertezza. Per il politologo De Carlo risultati "dirompenti ma non sorprendenti"
Dirompenti ma non sorprendenti. Così Giorgio De Carlo, sociologo e direttore dellistituto Quaeris, fotografa gli esiti dei ballottaggi del 20 e 21 maggio, che hanno concluso questa tornata amministrativa. Nonostante la conquista da parte del Pd di molte città del nord (Como, Monza, Asti, Alessandria), il ritorno di Leoluca Orlando a Palermo (seconda grande città del sud conquistata dallItalia dei valori dopo Napoli), il tracollo del Pdl (appena attenuato al Sud) e della Lega (zero tituli, direbbe Mourinho, nei ballottaggi), queste elezioni saranno ricordate per la conquista di Parma (ma anche di Mira e Comacchio) da parte del Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo. Oltre che per lastensionismo record. E il grillino Pizzarotti (allapparenza molto più moderato del suo leader, per la verità) limmagine delle elezioni 2012. De Carlo, per la verità, non ha paura di arrischiare un pronostico: Il successo dei grillini è frutto di un corto circuito elettorale, non avrà seguito, a mio avviso, alle Politiche, quando molti che si sono astenuti torneranno a votare. E non sceglieranno Grillo. De Carlo fa poi notare la singolarità veneta, dove gli elettori, a macchia di leopardo, hanno fatto vincere la Lega da sola (a Verona e Cittadella), il Pdl (a Conegliano e Vigonza), il Pd (a Thiene e a Mirano), i grillini (a Mira), la coalizione montiana Pd-Pdl-Udc (a Jesolo), una civica (Belluno). Insomma, una bella confusione, ad un anno dalle Politiche. Quali indicazioni trarre? La prima - ragiona De Carlo - è la grave crisi della Lega e quella gravissima del Pdl. Malgrado ciò lelettorato Veneto continua a mantenersi prevalentemente di centrodestra ed i voti che si allontanano da questi partiti non vanno verso altri partiti ma verso le civiche di area o verso lastensione. Potremmo dire che sono voti in attesa di una destinazione nellambito del centrodestra, una destinazione che difficilmente potrà essere fornita dagli attuali partiti a meno di un profondissimo rinnovamento. La seconda è che, soprattutto in Veneto, terzo Polo e Partito democratico non attraggono elettorato in libera uscita. Se a perdere, stavolta, sono stati soprattutto Lega e Pdl, ora ad aver tutto da perdere, in vista delle Politiche, sembra proprio il Pd, che pure è lunico partito tradizionale ad essere rimasto in piedi dopo queste elezioni.