Intervista a Giorgio Corà che parla di situazione meno difficile rispetto al passato"
Si chiude un anno scolastico. Gli alunni in gran parte si godono le sudate vacanze. E tempo di bilanci, di capire come la scuola ha attraversato questanno terribile dal punto di vista finanziario e sociale. Lo facciamo con Giorgio Corà, direttore dellUfficio scolastico territoriale di Treviso, al suo primo anno da direttore, fino allo scorso era dirigente scolastico, preside, al prestigioso liceo Pigafetta di Vicenza. Una sfida nella sfida: da nuovo nocchiere tenere la barra della scuola trevigiana diritta in mezzo alle tempesta sociale ed economica. Potrei dire che è stato un anno scolastico meno difficile rispetto al recente passato. Mi spiego. La scuola nel biennio precedente ha vissuto una stagione di tagli pesanti e in qualche modo si è fortificata, ha imparato a sopravvivere tra le «onde alte» delle risorse limitate e finite. Dirigenti, corpo docente, famiglie hanno imparato, negli anni scorsi, a difendere la formazione a sostenerla in ogni modo possibile, non si sono tirati indietro se occorreva uno sforzo in più. In questanno lei ha insistito molto sul dimensionamento degli istituti scolastici del Trevigiano ricevendo anche delle critiche. Ho insistito non per una questione di risorse o risparmi, ma per la qualità della scuola. A Treviso ci sono 556 punti di erogazione dellofferta formativa dallinfanzia alle superiori. Il numero degli istituti comprensivi è elevato. Diminuire i punti di erogazione ci consentirebbe di distribuire più equamente le risorse, di avere un numero di ore di lezione più elevato e, ad esempio, di aumentare il numero delle classi a tempo pieno. Le disponibilità edilizie dei Comuni sono adeguate a questa riorganizzazione? Su questo ho aperto un dialogo con gli enti locali, vorrei con loro studiare la situazione e capire se ci sono gli strumenti per operare. Di certo, plessi con 50 studenti sono al limite del sostenibile. La nuova progettazione edilizia delle scuole a medio termine deve superare la logica della frazione, del campanilismo. Al di là di questa criticità, come giudica complessivamente la qualità delle scuole della sua provincia? Il Trevigiano ha una scuola di particolare qualità per tre ragioni. Prima di tutto le amministrazioni locali tengono alle loro scuole e credono nella formazione. Inoltre il corpo docente, in particolare quello della scuola elementare, è non solo molto professionale, ma anche volenteroso. Si impegna al di là, forse, di ciò che poi viene loro riconosciuto in termini economici. Infine non posso dimenticare limpegno di tanti dirigenti scolastici: ora con la conclusione del concorso a preside potremo serrare le fila e compensare i ben venti pensionamenti nellanno. Come giudica lorientamento degli studenti nella scelta delle superiori? Meglio che in altre province. Scelgono il liceo per il 30 per cento contro il 50 della media nazionale. Quindi il settore tecnico da noi è ben coperto. Forse servirebbe orientare meglio proprio le scelte tecniche: abbiamo un eccesso di presenze nel settore alberghiero e turistico mentre le aziende della meccatronica e della logistica chiedono più periti nel loro settore. Anche per le professionali servirebbe un maggiore orientamento verso il settore del legno, del calzaturiero e tessile, settori tradizionali del Trevigiano, ma dove cominciano a scarseggiare gli operai specializzati. Si rimprovera qualcosa per questanno scolastico? Forse avrei voluto vedere di più le scuole, incontrarle nel quotidiano. Credo sia questo il mio ruolo, leggere con cura la situazione reale educativa e formativa. Mi ripropongo di farlo il prossimo anno. Invece sono soddisfatto, me lo lasci sottolineare, per aver completato la rete dellindirizzo musicale, abbiamo portato a termine tutti i corsi musicali della Provincia, completando lo spettro formativo che ogni Stato deve garantire.