Proposta di Italia Nostra nelle osservazioni al piano di ampliamento del Canova. Che intanto attende la nuova concessione
Un aeroporto di quartiere, che tale deve rimanere. Questa in sintesi la visione che Italia Nostra ha dellaeroporto Canova di Treviso, chiarita sabato scorso durante la presentazione delle osservazioni sulla procedura di Valutazione di impatto ambientale del master plan di ampliamento dellaeroporto. Il documento, sottoposto nel marzo scorso al Ministero dellAmbiente, riguarda il piano di sviluppo dellaeroporto 2011-2030 che prevede un potenziamento dei voli che già oggi superano i 16.300 previsti come limite massimo. Lobiettivo è passare dai quattro movimenti lora di oggi a 16, uno ogni quattro minuti, dai due milioni di passeggeri lanno a oltre quattro milioni. Le conseguenze, avverte lassociazione trevigiana guidata da Romeo Scarpa, impatteranno non più solo sulla popolazione di Quinto, comè stato fino ad oggi, ma anche su quella di Treviso e dei comuni attraversati dalle rotte dei velivoli: Preganziol, Casier, Silea, Zero Branco e Morgano. Tutti Comuni che, osserva Italia Nostra, andrebbero coinvolti proprio per limpatto che la crescente aerostazione avrà sulla qualità della vita dei cittadini. La posizione del gruppo di volontari è chiara: Non siamo contrari per partito preso allaeroporto, quel che sosteniamo è che, se lo si vuole davvero ingrandire, bisogna prendere in considerazione delle alternative, perché lattuale posizione, vicinissima a due città e adiacente al Parco del fiume Sile, non consente ampliamenti, se non a scapito della salute dei cittadini e dellambiente che li circonda. Numerosi infatti gli appunti fatti ai tre ambiti del quadro ambientale presi in considerazione nella procedura di Via - aria, acqua e soprattutto rumore - che secondo lanalisi degli ambientalisti trevigiani presenta numerose lacune e carenze. La proposta di Italia Nostra, che coincide anche con una delle osservazioni fatte al documento di Enac e Aertre, è quindi quella di valutare la possibilità di spostare il Canova ad Istrana, ipotesi che dieci anni fa era stata considerata follia, ma che oggi, visti i numeri che si vogliono raggiungere, può ritornare in auge. Lobiezione che viene fatta è perciò quella che manca una chiara analisi delle alternative allattuale situazione, con la considerazione dei programmi urbanistici dei territori di Quinto e Treviso. A questo si aggiunge che il piano presentato a marzo 2012 riguarda lo sviluppo 2011 - 2030, prendendo quindi in considerazione dei lavori, quelli fatti nei mesi scorsi sulla pista e sullimpianto luci, appunto già eseguiti e quindi non sottoposti al preventivo giudizio del Ministero. Particolare attenzione infine viene data al Sile e al suo Parco Naturale, che, come ha ricordato Umberto Zandigiacomi, storico presidente della sezione trevigiana di Italia Nostra, è il più grande fiume di risorgiva dEuropa, attrae ricercatori e studiosi ed è li da 6000 anni. Limpatto dellaeroporto è già stato enorme, perché dal 1997 fino agli ultimi lavori eseguiti, che hanno finalmente sistemato le cose, le acque di prima pioggia che cadevano sulla pista o derivate dal de-ghiacciamento invernale degli aerei finivano direttamente nel fiume. Il Sile non si può spostare, laeroporto sì. Intanto per laeroporto Canova cè un altro problema: la concessione ventennale dellEnac è scaduta e quella quarantennale, il cui iter è in via di perfezionamento, non è ancora arrivata. Lattività non si ferma solo perché la situazione è ritenuta di tacita proroga in attesa della nuova concessione.