Dal 2009 la produzione di prosecco è raddoppiata. Un vero eldorado quello che hanno scoperto, o credono di aver scoperto gli agricoltori. Rispetto al tradizionale mais o ad altre coltivazioni il prezzo di vendita delluva resta molto sostenuto. Così dal Brenta al Piave, nel cuore della Marca e della Pedemontana veneta, la produzione di prosecco potrebbe raggiungere i 400 milioni di bottiglie. Il salto riguarda soprattutto il prosecco doc che da circa 9.000 ettari coltivati nel 2009 arriverà a più di 20mila ettari nel 2013. Quasi costante resterebbe invece il numero di ettari del prosecco superiore a denominazione di origine controllata e garantita (docg), da 6mila e cento ettari aumenta di soli 100 ettari. Lo scenario è per ora ipotetico perché il vigneto di prosecco va in produzione al 60 per cento a partire dal secondo anno dalla piantumazione. Impiantare le barbatelle di glera, il vitigno del prosecco, non è economico, occorrono circa 25mila euro per ettaro, per un agricoltore è un investimento importante. Non possiamo, non vogliamo e non dobbiamo consentire scivolamenti o fughe in avanti rispetto allesigenza oggettiva di equilibrare aumento della produzione con aumento della domanda. Con queste parole lassessore allAgricoltura della Regione Veneto, Franco Manzato, ha ribadito i limiti fissati a luglio 2011: una produzione complessiva di prosecco doc pari ad una superficie produttiva di 16.500 ettari nel Veneto e di 3.500 ettari nel Friuli Venezia Giulia. I prezzi tuttavia sono un forte incentivo alla piantumazione, lo scorso anno il prosecco docg è arrivato a 1,50 al chilo mentre il glera (uva di prosecco non riconosciuta come doc) valeva 30 centesimi, mediamente il prezzo delle uve per il vino lo scorso anno è aumentato del 14,2%. Oltre ai rischi di una sovrapproduzione cè la questione della sostenibilità di queste coltivazioni che alcuni definiscono ormai intensive. I quindici comuni del Consorzio del prosecco superiore di Valdobbiadene e Conegliano hanno, ad esempio, fissato in almeno venti metri la distanza minima tra il luogo dei trattamenti con fitofarmaci e le abitazioni. Moriago e Sernaglia della Battaglia con il mese di aprile hanno provveduto ad aggiornare il vecchio regolamento comunale di polizia rurale e gestione ambientale, adottando gli stessi limiti. Unaltra minaccia arriva dallestero con paesi come il Brasile e lAustralia pronti a scaricare sul mercato il loro prosecco.
L‘ESPERTO: GLI ECCESSI NON FANNO BENE Il professor Vasco Boatto è direttore del Centro Interdipartimentale di Ricerche in Viticoltura ed Enologia di Conegliano Veneto e ha recentemente redatto un progetto in collaborazione con la Regione Veneto, i Consorzi e lo stesso Cerve per studiare limpatto ambientale dei vitigni, progetto che ha battezzato Averla, dal nome del tipico uccello che nidifica sulla vite . Professore, la produzione del prosecco continua a crescere. Va bene così? Gli eccessi non fanno bene. In questo settore meglio dare la sensazione che il prodotto manchi. Dopo leuforia del passato attorno al prosecco vedo un momento di riflessione. Investire in un vitigno richiede certezza che per i prossimi trentanni il prodotto sarà venduto e per un tempo così lungo nessuno rischia previsioni, tantomeno oggi. Non è come il mais che se non va il prossimo anno posso seminare soia. Il vigneto te lo tieni. Abbiamo in arrivo 400 milioni di bottiglie di prosecco. Ripeto, servono nervi saldi e prudenza, confidenza e studio dei numeri. Chi deve decidere, i consorzi in primis, ha tutte le leve necessarie per muoversi con saggezza. Metà di questo prodotto sarà assorbito come tradizione dallItalia. Poi ci sono gli Stati Uniti dove la richiesta è in forte crescita e dove è giusto assecondare con prodotto di qualità la domanda. I produttori devono operare senza particolarismi e in unottica anticipatrice e responsabile. Il tema della sostenibilità potrebbe diventare critico per i vitigni? E un tema serio su cui con il progetto Averla la Regione e altri partner investiranno 750mila euro. Avremo dati precisi e vi hanno aderito anche i sindaci sottoscrittori del protocollo per limitare i fitofarmaci. Già oggi le macchine atomizzatrici riescono a controllare il cambio di vento o a recuperare il prodotto che non cade nella vite. E un tema su cui bisogna insistere. Dobbiamo temere il prosecco che arriva dal Brasile e dallAustralia? Mi pare chiaro che non esiste una tutela globale, mondiale del prosecco doc. Possiamo tentare accordi bilaterali. Tentare qualche via legale per lesclusività del nome. In prospettiva però, non basterà chiuderci in difesa, forse dovremo tentare qualche accordo accontentandoci della primogenitura.