Ma il partito, soprattutto in Veneto, resta spaccato. Tra i trevigiani sale Caner
Come ampiamente previsto, il congresso federale di domenica scorsa ha incoronato Roberto Maroni come nuovo segretario della Lega Nord. Si è così conclusa, almeno formalmente, una fase delicatissima per il Carroccio, cui va dato atto di aver mantenuto una sua vitalità interna nel momento in cui il suo leader storico Umberto Bossi, assieme ai suoi famigliari e fedelissimi, veniva investito dagli scandali e dalle indagini giudiziarie. La base ha sospinto Maroni (solo qualche mese fa Bossi aveva provato a impedirgli di tenere comizi), i delegati lo hanno votato a grandissima maggioranza. Bossi ha preso atto, anche se il suo atteggiamento al congresso è stato quanto meno minaccioso, per esempio quando ha messo in discussione la legittimità dello statuto del congresso, subito stoppato dal presidente del Veneto Luca Zaia, cui è toccato il compito di presiedere lassemblea. Lo stesso Zaia ha preteso il voto dei congressisti su Maroni e non lacclamazione. Una scelta che ha fatto venire allo scoperto una piccola minoranza di irriducibili bossiani. Ma i dissenzienti sono molti di più e cè chi non esita ad ipotizzare, soprattutto in Veneto (e in particolare a Treviso), lennesima scissione della storia del Carroccio. Intanto, mentre Maroni dovrà dimostrare di poter tirar fuori la Lega dalle secche (in termini di voti ma soprattutto di strategia politica) in cui si è incagliata, si assiste a nuovi posizionamenti, ad ascese e cadute in disgrazia. Tace, per il momento Gian Paolo Gobbo passato in due mesi dallessere il dominus del partito in Veneto a, solamente, sindaco di Treviso con avviso di sfratto (si voterà la prossima primavera e non potrà più ricandidarsi). Ma chi avrebbe detto, solo allinizio dellanno, che Giancarlo Gentilini - vittima di una decennale cottura a fuoco lento da parte della dirigenza leghista che mal sopportavava il suo protagonismo - sarebbe sopravissuto politicamente a Gobbo? In effetti, lo Sceriffo si sente già in campagna elettorale, pronto a candidarsi a sindaco alla verde età di 84 anni. Potrebbe cedere il passo, si dice, solo al suo pupillo Federico Caner, capogruppo in Regione e vero vincitore di questa partita. E lui, oggi luomo forte dei Maroniani a Treviso. Tanto che è più probabile che preferisca un facile biglietto per Montecitorio ad una campagna elettorale piena dinsidie. Nel nostro territorio resta naturalmente forte la posizione di Zaia. Imparziale nei congressi, non a caso scelto come presidente del Congresso. E riuscito a passare indenne il ribaltone. Almeno per ora.