Il decreto dulla Spennding review mette a rischio le Province e salva Venezia come città metropolitana. Ma perché non rilanciare una vecchia idea?
Si salvi chi può. Vicenza e Belluno hanno già un commissario che gestisce lAmministrazione provinciale dopo il decreto Salva-Italia; per Padova, Treviso e Rovigo invece il decreto sulla spending review potrebbe essere la campana a morto. Entro il 2012 andrebbero a casa un esercito di consiglieri provinciali e ben 4 presidenti. Per la Lega Nord un lago di sangue: lascerebbe sul terreno tre presidenti, al drappello si unirebbe la Zaccariotto presidente della Provincia di Venezia, sostituita dal sindaco di Venezia Orsoni, ad interim nominato primo sindaco della neonata città metropolitana di Venezia. Pdl e Centro sinistra rinuncerebbero a un presidente ciascuno. In Italia sono 61 le province minacciate di chiusura: tutte quelle che non hanno almeno 350 mila abitanti e più di 3.000 chilometri quadrati di territorio. Per il Veneto, ad alta intensità abitativa il problema è lestensione insufficiente del territorio. Guardando indietro, le lacrime di tanti amministratori di oggi sembrano quelle del coccodrillo: tanti i convegni, tanti gli studi, tante le analisi che avevano avvertito della necessità di una riforma degli Enti locali, le economia di scala si potevano fare e soprattutto si potevano creare aree metropolitane assai competitive in Europa. Si è preferito insistere sul vecchio e già lo scorso anno il primo embrione di federalismo aveva portato per i trevigiani laumento della tassa provinciale sulla rca auto (+ 3,5%), intanto la manutenzione degli istituti scolastici superiori, competenza delle Province, era sempre più difficile. Così ora tutto avviene per opera della legge e un processo che poteva essere autonomo e fortemente individualizzato sarà standardizzato. Cè unultima chance, si possono fare alleanze: le Province che si uniscono potranno sopravvivere. Padova, Treviso e Venezia potrebbero tentare questa strada, dando vita finalmente ad una coerente area metropolitana, oppure entro fine settembre tutti a casa e Orsoni diventerà supercapo polivalente della metropoli più famosa del mondo.
VARDANEGA: L‘AREA IDEALE E‘ OLTRE VENEZIA
Il dibattito sulle riforme amministrative degli enti locali e sul risparmio conseguente di risorse Unindustria Treviso lo propone da tempo. Da tempo insiste sulla necessità di trovare collaborazioni e sinergie. Comprendiamo lemergenza attuale - commenta Alessandro Vardanega presidente Unidustria Treviso -, i risparmi ora sono necessari. Non sarei così attaccato alle formule però. Ad esempio oggi Treviso ha 95 comuni per 850mila abitanti, si facciano accordi, si uniscano municipi e queste realtà dialoghino direttamente con la Regione. Altri enti non servono. Presidente, condivide la proposta di città metropolitano per Venezia? Senza dubbio Venezia è un brand di riferimento per tutto il Veneto, trascina con sé in questo tutto il territorio limitrofo. Per questo la prospettiva ristretta allattuale provincia per la metropoli mi pare inadeguata. Sono ancora convinto che larea metropolitana ideale sia Padova, Treviso, Venezia, così possiamo fare massa critica, interagire su scala più vasta, pianificare e presentarci con forza sul mercato mondiale, così come fanno oggi altri territori. Io lavoro a Possagno, frequento gli uffici Unindustria a Treviso e risiedo a Padova, così fanno tanti cittadini di questo territorio, il legame è già tra la gente, nella vita quotidiana. La scelta però sembra mettere da parte questa ipotesi. Ripeto non è questione di formule, dobbiamo trovare lo strumento più corretto per valorizzare questarea. Occorre un messaggio forte della politica perché oggi nessuno ci garantisce, siamo noi a garantirci, ragionando assieme, in maniera concreta e individuando collaborazioni efficaci. Larea metropolitana non necessita che di definire le collaborazioni, i servizi comuni senza inutili doppioni. Vedo possibile una governance che vada al di là delle singole province.
STRADIOTTO: LA CITTA‘ METROPOLITANA RISCHIA DI ESSERE SOLO UN DOPPIONE
Possiamo pensare alle elezioni, sgomitare per piantare le bandierine che portano voti, oppure partire da unemergenza evidente: dobbiamo ridurre la spesa pubblica. Il senatore del Partito democratico Marco Stradiotto, che negli ultimi anni ha seguito la Commissione che si occupava di federalismo e ha studiato con cura i flussi finanziari degli Enti locali veneti, chiede una riflessione razionale sullarticolo 17 e 18 del decreto che abolisce alcune Province e istituisce le Città metropolitane. Lideale - dice - sarebbe stato abolire tutte le province, così si rischia di far confusione. Era sufficiente istituire un ente di secondo livello, quindi non elettivo, governato dalla Conferenza dei sindaci, per svolgere le funzioni dellattuale Provincia. Il mancato pagamento del Consiglio provinciale avrebbe portato a risparmi di 500mila euro, i sindaci infatti sono già pagati per amministrare. Stradiotto spiega che se anche chiudono le province comunque le strade le devi fare, le scuole pure, quella che sparisce è la parte politica. Si potrebbero aggregare in questo ente di secondo livello anche le municipalizzate, gli Ato, i Consorzi di bonifica, quelli per i rifiuti. Ugualmente nel nostro caso si può decidere che unarea, come quella tra Padova, Treviso e Venezia è strategica, dargli unorganizzazione metropolitana. Ora invece la città metropolitana mi pare un doppione della provincia.
ZACCARIOTTO: COSI‘ E‘ UN TRADIMENTO DELLA DEMOCRAZIA
La città metropolitana sarà solo un bel cartello nuovo sul palazzo della Provincia o del Comune, non cambierà proprio nulla - stesso territorio, stesse risorse, stessi costi - dichiara con fermezza lattuale presidente della Provincia di Venezia, Francesca Zaccariotto, al primo mandato ma già con le valige in mano se passa il decreto sulla spending review -. E solo propaganda, contro unidea di casta che purtroppo o per fortuna non siamo noi, perché il costo della politica sul bilancio della Provincia è pari all l1,7%; il 92,3% è costituito dal costo dei servizi e del personale, e questi resteranno anche nella città metropolitana. Continua Zaccariotto: Noi la revisione della spesa labbiamo già fatta: la Provincia di Venezia che amministro dalla seconda metà del 2009 ha già messo in pratica la revisione della spesa. Abbiamo risparmiato 6 milioni di euro, dei quali due solo di costi del personale. E poi, chi ha deciso che il sindaco del comune capoluogo rappresenti i 44 comuni del territorio veneziano? E un tradimento della Costituzione e della democrazia. Come Province, come Upi, abbiamo già promosso con la Regione del Veneto il ricorso per incostituzionalità, e a novembre ci sarà lesito della Corte. Conclude la Presidente: Come sindaco di San Donà di Piave, il secondo del territorio, mi chiedo: ma lAnci chi ha coinvolto in questa decisione sulla città metropolitana, chi ha consultato? Perciò invito tutti i miei colleghi sindaci della provincia di Venezia a lasciare lAnci, ad uscire dallassociazione.