Dalla Fondazione Nordest secondo rapporto sulla cooperazione sociale. Che sta ben fronteggiando la crisi
E fresco di stampa il rapporto 2012 sulla cooperazione sociale, realizzato da cooperativa sociale Solidarietà di Padova, da Co.Ge.S., dal Consorzio Rebus e dalla Fondazione Nord Est. Condotta da Roberto Camarlinghi, Francesco dAngella, Davide Girardi e Daniele Marini, la ricerca è focalizzata sulla dimensione innovazione, intesa sia come proposta di nuovi prodotti/servizi, sia come sviluppo di nuovi processi organizzativi e produttivi. Essa prosegue un percorso iniziato nel 2011 per comprendere come le cooperative sociali stiano reagendo alla crisi.
Le dimensioni dellinnovazione Quattro le aree dellinnovazione che la ricerca è andata ad esplorare. 1. Per quali motivi occorre innovare? Perché è in crisi il modello di inserimento lavorativo, le commesse di lavoro si sono dimezzate, perché bisogna concorrere su mercati vasti, perché la politica non ha più capacità di guida, perché è in crisi il rapporto con lente pubblico. 2. Le risorse dellinnovazione. Possono essere rappresentate da mutualità interna, dalla partecipazione dei soci alla vita cooperativa, dalla cura dellorganizzazione, dal capitale umano di cui sono portatori i soci svantaggiati, dalla connessione con il territorio, dalla connessione tra imprese sociali e locali, dalla reputazione, dal capitale finanziario. 3. I rischi dellinnovazione. Sono la perdita di identità, la perdita di contatto con la base sociale e il territorio, la difficoltà crescente negli inserimenti lavorativi. 4. Investimenti in formazione. Sono validi per sviluppare visioni di prospettiva, prendersi il tempo di pensare, per capire come tutelare i diritti degli ultimi.
Le evidenze emerse La situazione economica delle cooperative nel 2011 è peggiorata rispetto allanno precedente, nonostante loccupazione sia rimasta stabile. Maggiormente problematiche appaiono le prospettive per lanno in corso, dove tutti gli indicatori (fatturato, ordini/commesse, numero di occupati) presentano segno negativo. La questione dimensionale è cruciale nel discriminare le performance delle cooperative, in quanto le piccole cooperative sono in svantaggio nellaffrontare i mercati. Sia sotto il profilo della congiuntura economica, degli investimenti che dellinnovazione. La soluzione non prevede necessariamente una crescita verticale, con aumento del numero di dipendenti, ma si può crescere anche secondo linee orizzontali, ad esempio creando alleanze, stipulando accordi, realizzando joint venture, costruendo consorzi, contract e molto altro ancora. Limportante è uscire dallisolamento e mettersi insieme. Sono parecchie le cooperative sociali che negli ultimi tre anni, in piena crisi, dichiarano di aver realizzato innovazioni. Il 70% ha introdotto nuovi prodotti e servizi, il 53,7% innovazioni di processo, il 69% cambiamenti organizzativi. Dunque, le cooperative sociali non sono rimaste inerti di fronte alla crisi, ma anzi una quota consistente di loro ha alimentato processi di innovazione, che hanno evidenziato risultati positivi da un punto di vista economico ed occupazionale.
Le piste di lavoro Lanalisi qualitativa dei casi di cooperative sociali che negli ultimi anni hanno avviato processi di innovazione, offre ulteriori spunti. La prima: la sensazione è che tali processi innovativi spesso nascano in modo effervescente, quasi estemporaneo, non strutturato, con il rischio di disperdere risorse ed energie. Una seconda considerazione è riferibile alla categoria valore economico. Per una cooperativa, avviare una ricerca di mercato, è assimilabile ad un costo oppure ad un investimento? E un percorso di riorganizzazione interna? Simili interrogativi se li pone una qualsiasi impresa, sia essa cooperativa o privata, ma in una situazione di risorse scarse, questi ragionamenti assumono un valore ulteriormente decisivo. Una terza considerazione riguarda le reti territoriali, che tendono a sfilacciarsi. Detto in altro modo, le cooperative sociali rischiano di perdere il contatto con le realtà territoriali. Impegnate comprensibilmente dalla gestione del giorno per giorno, dalle difficoltà quotidiane, sinterrogano poco sul ruolo che svolgono allinterno delle comunità, rischiando di diventare invisibili. Lultima considerazione, si collega ai risultati della ricerca quantitativa. Le cooperative che si aprono alle relazioni esterne, con altre cooperative o imprese, generano forme di aggregazione, contribuendo a realizzare filiere produttive e di servizi che spingono verso linnovazione. Di conseguenza, migliorano le performance delle realtà coinvolte. Di conseguenza, le cooperative sociali evidenziano una capacità di innovazione rilevante, che non snatura le loro origini, ma anzi le mantiene nel solco della tradizione valoriale, consentendo loro di essere competitive per offrire coesione. Non è un percorso agevole, poiché si muove continuamente lungo il crinale solidarietà/mercato, non è neppure una sfida nuova per la cooperazione, eppure oggi richiede un ulteriore approfondimento, così come velocità di realizzazione. Il rapporto di ricerca completo di Fondazione Nord Est è disponibile nel sito internet www.fondazionenordest.net.