La vita del Popolo di Treviso - Speciale 120 anni
Anni Sessanta, il grande cambiamento
Nel decennio caratterizato da grandi figure e mutamenti epocali la Chiesa vive il Concilio Vaticano II. Ecco come fu vissuto a Treviso e come "Vita" lo raccontò
Concilio Vaticano II
Concilio Vaticano II

Il decennio 1962-1971 è caratterizzato da eventi come il boom economico, il Concilio Vaticano II, il ’68, la scolarizzazione di massa, che hanno operato profondissime trasformazioni culturali nell’ambiente sociale ed ecclesiale. La preoccupazione pastorale che si coglie, ancor prima che il Concilio abbia inizio, è che il tradizionale tessuto cristiano sia in grado di far fronte ad un mondo che cambia e di dare risposte adeguate alle nuove esigenze che si presentano.
Per questo sono importanti gli apporti che giungono dall’esterno, che possano aiutare a leggere la situazione e ad intravedere prospettive diverse. Invitato da mons. Mistrorigo dal 22 al 27 luglio 1962 giunge il vescovo ausiliare di Lione mons. Alfred Ancel, per predicare un corso di esercizi spirituali per il clero a Possagno. Il presule è già conosciuto da alcuni preti trevigiani, per gli scritti pubblicati in italiano già nei primi anni ’50, per essere il superiore del Prado e per la sua esperienza di lavoro manuale. Due mesi dopo, dal 24 al 30 settembre, è la volta del can. Fernand Boulard, pioniere della sociologia religiosa e propugnatore della pastorale d’insieme in Francia, che viene chiamato a guidare la settimana di aggiornamento pastorale per il clero, evento significativo, rimasto a lungo nella memoria del clero diocesano.

Mons. Mistrorigo al Concilio
L’esperienza conciliare tocca profondamente il vescovo Mistrorigo che, già dopo il ritorno dalla prima sessione annuncia due importanti iniziative: la creazione del Centro diocesano di Pastorale e l’indizione per il 1964 di un Anno eucaristico diocesano: “Ho pensato di istituire in diocesi un Centro di Pastorale: umile, ma efficace strumento a servizio del Clero e del laicato per un apostolato più aggiornato alle esigenze dei tempi moderni. La sua azione è tesa in tre direzioni: lo studio della dottrina della chiesa in rapporto alla pastorale; l’osservazione attenta alla realtà della diocesi; l’orientamento nell’azione da svolgere. Mi è parsa questa la prima e immediata risposta da dare in sede diocesana all’aspettativa del Concilio; il cui carattere è eminentemente pastorale”. Per l’inaugurazione del Congresso eucaristico e per la sua conclusione mons. Mistrorigo riuscirà a far giungere a Treviso, una folta rappresentanza di padri conciliari (rispettivamente 42 e 18), provenienti da una trentina di nazioni di tutti e cinque i continenti.
Già prima della fine del Concilio anche a Treviso arrivano vescovi e teologi di rilievo per illustrare e commentare i documenti approvati al clero e ai laici. Tra essi ricordiamo mons. Carlo Colombo, vescovo ausiliare di Milano, il teologo consigliere di Paolo VI, il domenicano p. Yves Congar, esperto di ecclesiologia, il noto moralista  redentorista, p. Bernard Häring; il card. Josef Beran, arcivescovo di Praga.

L’attuazione del Vaticano II
Segni del nuovo clima conciliare che si va diffondendo nel clero si possono considerare gli esercizi tenuti dal Vescovo a Possagno nel giugno 1964, durante i quali si sono tenuti più incontri per meglio coordinare l’azione pastorale in diocesi, per rinnovare gli incontri vicariali del clero e per programmare la settimana di aggiornamento pastorale. In questa circostanza si tiene anche la prima concelebrazione, presieduta dal Vescovo.
Le settimane di aggiornamento per il clero pongono a tema: nel 1964 la parrocchia, comunità di salvezza e nel 1965 la pastorale d’insieme e il dialogo nella Chiesa, in riferimento alle indicazioni proposte dal papa Paolo VI nell’enciclica «Ecclesiam Suam». A contenuti nuovi corrisponde anche una nuova metodologia, che favorisce il coinvolgimento e la partecipazione; alla settimana di aggiornamento del clero anche laici sono invitati a parlare ai sacerdoti. Eucaristia e rinnovamento della catechesi sono a tema dei corsi di aggiornamento degli ultimi anni del decennio.
Nell’autunno del 1966 vengono istituiti da mons. Mistrorigo i due nuovi organismi di partecipazione e corresponsabilità ecclesiale: il Consiglio presbiterale, il nuovo “senato del Vescovo” formato da 30 preti , e il Consiglio pastorale, composto da 16 sacerdoti, 9 religiosi e 15 laici. E’ interessante scorrere i resoconti delle riunioni dei primi anni: dopo un primo momento di rodaggio, dedicato alla riflessione sulle modalità di funzionamento dei consigli e sui regolamenti, vengono presi in esame argomenti consistenti ed urgenti. A volte gli stessi temi sono trattati da entrambi i consigli. Il Consiglio pastorale tratta in questi anni: l’organizzazione dei laici, la scuola cattolica, la pastorale familiare e la preparazione al matrimonio, l’orientamento e la pastorale vocazionale, gli aspetti socio-religiosi, la catechesi, l’avvio dei Consigli pastorali parrocchiali, la strutturazione della diocesi in zone pastorali, i rapporti con i religiosi e le religiose. Il Consiglio presbiterale si occupa dell’identità del prete, dell’aggiornamento teologico e della formazione permanente del clero, della vita comune e la collaborazione pastorale fra i preti, delle questioni  economiche, della situazione problematica del Seminario, dell’iniziazione cristiana dei fanciulli. Dai verbali e dalle relazioni si coglie una buona vivacità nelle discussioni ed un forte desiderio di rinnovamento.

Arriva il Sessantotto
Il ’68 ha le sue ricadute anche nel tessuto della comunità cristiana e nel presbiterio. Nella Chiesa trevigiana non assume forme di contestazione aperta o di dissenso clamoroso, quanto, piuttosto quelle di un dialogo franco ed aperto tra laicato e clero, tra base e autorità, che ha per temi la missione della Chiesa, le relazioni fra le sue componenti, il rapporto fra Chiesa e mondo. Vi è un’indubbia recezione diversa del Concilio tra una ristretta frangia ideologicizzata, una consistente minoranza che desidera un rinnovamento serio e profondo sulla linea conciliare, ed una maggioranza più legata alla pastorale tradizionale, che muovendosi più lentamente sulla strada delle riforme, accettate ma non sempre condivise, proprio dagli esiti del ’68 rimane perplessa e spaventata. In questo clima, segnato anche dall’ “autunno caldo” del 1969, segnato da profonde lotte sindacali, in segno di condivisione con il mondo operaio, matura la scelta da parte di alcuni sacerdoti, con il consenso del Vescovo, di lavorare in fabbrica. (Stefano Chioatto)
 
 
“VITA" TRA FERMENTI E PAURE
 
Nel rivivere gli anni Sessanta sfogliando le pagine di Vita si provano (si riprovano) emozioni forti, e contrastanti. Forse è il decennio più intenso di avvenimenti che hanno sconvolto la storia della Chiesa e della società italiana nella seconda metà del secolo: il Concilio Vaticano II, Paolo VI, il declino dell’egemonia democristiana, l’era Kennedy, il dopo-Concilio e la rivoluzione culturale del ’68. Il primo sentimento è che tutti i protagonisti (grandi e piccoli) di quelle esperienze siano stati ”sorpresi”, come colti in contropiede. Anche il giornale diocesano. Il quale non è mai stato così poco ”locale” come in quel decennio, ma restando fedele a se stesso. Ha saputo (e dovuto) modificare il suo ruolo d’informazione per rispondere a ciò che accadeva, ma ha continuato a raccontare la vita della Chiesa di Treviso.
Nel 1969 moriva mons. Enrico Pozzobon, dopo 45 anni di direzione ininterrotta. Gli subentrava don Giovanni Bordin, già preparato a succedergli, il quale pur operando in continuità, ha dato spazio al dialogo con la realtà diocesana e sociale. Cambiò anche il formato del giornale (60 x 30, non più 90 x 50).

La presenza di Mistrorigo
Colpisce nel decennio ’60-’70 del giornale la forte presenza verso il giornale del vescovo Mistrorigo. “Vita” riportava per intero o quasi tutti i suoi discorsi, le lettere, le omelie, le direttive pastorali, ma metteva in evidenza con messaggi augurali anche i vari anniversari che riguardavano il Vescovo. Anche il Concilio è narrato per molta parte attraverso i suoi occhi. Era infatti nella mentalità di Mistrorigo l’identificazione del Vescovo con la Chiesa diocesana (ubi episcopus ibi ecclesia), anche se, con gli occhi di oggi, la traduzione pratica di questa idea appare poco comprensibile.

Lettere dal Concilio
“Vita” raccontò bene il Concilio, almeno per quella prima informazione dell’esperienza ecumenica che era dato di avere: l’anno di preparazione, le fasi celebrative, i documenti emanati, i due papi che si sono succeduti, commenti autorevoli che accompagnarono l’evento, come la diocesi visse il Concilio (ricordiamo l’Anno giubilare eucaristico del 1964, 50° della morte di S. Pio X, che radunò a Treviso 44 padri conciliari col cardinale Confalonieri), e poi i primi difficili passi per attuarlo.
A proposito dell’anno di preparazione, meritano di essere ricordate tre rubriche. Una trentina di puntate raccontò la natura e la storia dei concili; altre trentasei furono dedicate alla conoscenza delle Chiese cristiane orientali (forse perché era diffusa la convinzione che il Concilio avrebbe segnato una tappa verso l’unità dei cristiani); i medaglioni di preti, religiosi, laici esempi di santità, presentati con stile piacevole da Giovanni Barra.
Il vescovo Mistrorigo incominciò subito a scrivere da Roma lettere alla diocesi tramite il Settimanale. Non si trattava di una corrispondenza giornalistica, ma di comunicazioni spirituali del pastore alla sua comunità affinché sentisse il Vescovo vicino e potesse mettersi in comunione con l’esperienza conciliare. Questa corrispondenza pastorale, anche dal punto di vista giornalistico, è forse la cosa più interessante di quegli anni.
Il dopo-Concilio merita un discorso a parte, anche perché “Vita” sarà diretta dal Bordin.

Diocesi in fermento tra paure ed entusiasmi
“Vita” ha raccontato anche la vita diocesana durante il Concilio. Il Vescovo rientrava a fine settimana per continuare la visita pastorale alle parrocchie che aveva programmato; questo faceva il giornale vicino alle comunità visitate.
Morirono in quegli anni preti che avevano segnato profondamente la prima metà del secolo: Chimenton, Stocco, Mattara, Mattarucco, Saretta ed altri: diocesi e parrocchie prendevano coscienza della grande eredità di fede in queste luttuose circostanze. Mons. Paro e mons. Cunial furono eletti vescovi: motivi di onore per la diocesi. Soprattutto distingue il decennio lo spazio ampio dato dal giornale alle celebrazioni delle “giornate” che costituivano mobilitazioni diocesane da vivere nelle parrocchie e aperture della diocesi alla Chiesa italiana e a quella universale: per la santa infanzia, per i lebbrosi, per l’apostolato della preghiera, per l’università cattolica, per le vocazioni sacerdotali, per il seminario diocesano, per le missioni, per gli emigranti, per la stampa cattolica, ecc. Pagine intere, con titoli enormi, interventi autorevoli e resoconti dettagliati: le “giornate” davano il polso della vitalità della diocesi e forse anche del giudizio proveniente dall’alto. Ma ci fu spazio anche per il volto “nuovo” della diocesi. Proprio nel 1962 nasceva il Centro diocesano di pastorale e nel settembre si svolgeva la prima Settimana diocesana di aggiornamento pastorale con la partecipazione del canonico francese Boulard, che aiutava ad interpretare la prima indagine socio-religiosa fatta in diocesi. Dal Concilio già si attendevano delle risposte ad istanze di rinnovamento molto sentite.

Difficoltà a interpretare il centrosinistra
Tra il ’62 e il ’63 nella politica italiana avviene il passaggio al centrosinistra, prima col governo Fanfani, poi con il governo Moro. Mons. Pozzobon molto attento alla realtà politica, restando sempre al suo posto, era riferimento dei cattolici trevigiani, i quali solo in parte erano favorevoli alla nuova prospettiva suggerita dalla necessità di superare la “democrazia bloccata” (egemonia democristiana costretta dal blocco comunista), sia dai risultati elettorali che a livello nazionale non davano più le maggioranze degli anni ’50, sia dal disagio per una politica democristiana troppo di destra.
Il Veneto in genere non era favorevole a queste aperture, essendo ancora forte la supremazia democristiana. C’era inoltre preoccupazione che fosse messa in crisi l’unità politica dei cattolici, alla quale era organica anche l’organizzazione ecclesiale. E’ interessante notare, attraverso le puntuali ma contenute cronache politiche del Settimanale, l’equilibrio che seppe mantenere il direttore Pozzobon. Vengono tenuti fermi l’unità politica dei cattolici e l’anticomunismo ideologico e politico; vengono evidenziate incertezze e ambiguità del socialismo di Nenni. Intanto si dà rilievo alla visita di Segni (maggio ’62) presidente della Repubblica a Treviso e a quella di Fanfani (giugno ’62), nuovo Presidente del Consiglio, per onorare Toniolo e Corazzin. La vita politica s’intreccia in quegli anni con la vita ecclesiale (la Pacem in terris di papa Giovanni) e con quella internazionale (l’assassinio di Kennedy). Questo fa capire che la realtà sta cambiando e si cerca di non alimentare paure. Ma il dopo Concilio sarebbe stato più arduo di ogni previsione. (Lino Cusinato)

Stefano Chioatto e Lino Cusinato

Ultimo aggiornamento di questa pagina: 02-AGO-12
 

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