Chiesa

E’ stato definito Karol il Grande, e qualcuno gli ha dato l’appellativo di “magno”. Karol Wojtyla nasceva 100 anni fa, il 18 maggio 1920, a Wadowice, in Polonia. Papa, con il nome di Giovanni Paolo II, dal 1978 al 2005 (morì il 2 aprile), è stato canonizzato nel 2014. Abbiamo chiesto di ricordare alcuni tratti della sua luminosa figura a Marco Impagliazzo, docente di Storia contemporanea all’Università di Roma 3 e presidente della Comunità di Sant’Egidio.

Un buio pesto e angosciante è sceso sull’umanità. Si chiama pandemia ed improvvisamente ci ha messo in contatto con le nostre fragilità e con le nostre paure. Ci siamo resi conto che abbiamo alimentato l’illusione di essere onnipotenti, invincibili, padroni dell’universo. Ci siamo dimenticati, negli ultimi anni, che la vita è sempre un dono e come tale va vissuta. Papa Francesco, in questo tempo, continua a donarci le sue parole, cariche di speranza e profezia. Ci ha ricordato che siamo tutti sulla stessa barca e che nessuno può essere lasciato indietro.

Sabato sera, 16 maggio, in streaming (20.45), dalla cappellania universitaria, dedicata a Santa Bertilla, ci sarà la veglia diocesana di preghiera per le vocazioni presieduta dal Vescovo Michele.

“Tutto ciò che si fa, va fatto con spontaneità; una cosa per essere fatta bene dev'essere dentro di noi accolta con naturalezza e gioia, non perché la si deve fare”. Questa riflessione nasce dalla ricchezza interiore di Freya Stark (1893-1993), la celebre esploratrice e scrittrice di viaggi inglese che nel dopoguerra si stabilì ad Asolo.

In questi giorni il vescovo Michele ha reso note le Disposizioni per dare attuazione al “Protocollo circa la ripresa delle celebrazioni con il popolo”, che prevede proprio dal 18 maggio la “graduale ripresa delle celebrazioni liturgiche con il popolo”. Il Vescovo, nel presentare le Disposizioni per la nostra Diocesi, esprime “la trepidazione nel momento in cui torniamo gradualmente alla celebrazione dell’Eucaristia con il concorso di popolo, con la necessaria prudenza e responsabilità per la salute ed il bene di tutti, soprattutto delle persone più fragili, nella complessa e difficile situazione della «fase 2» della pandemia di Covid-19”.

La presidenza è composta da: Chiara Minato e Diego Favaro (Acr), Beatrice Vincenti e Giacomo De Zen (Giovani), Angela Fugazza e Marco Guidolin (Adulti). Riconfermate l’amministratrice Serena Nicolini e la segretaria Katia Colella. La Presidenza è completata dagli assistenti don Stefano Chioatto (generale), don Tiziano Rossetto (Adulti), don Paolo Slompo (Giovani e Acr), don Mario Da Ros (Movimento studenti).

“L’Alto Comitato per la Fratellanza umana oggi ha indetto una giornata di preghiera e digiuno, per chiedere a Dio misericordia e pietà in questo momento tragico della pandemia. Tutti siamo fratelli. San Francesco di Assisi diceva: ‘Tutti fratelli’. E per questo, uomini e donne di ogni confessione religiosa, oggi, ci uniamo nella preghiera e nella penitenza, per chiedere la grazia della guarigione da questa pandemia”. Così il Papa si è unito all’iniziativa di preghiera di oggi, nella messa trasmessa in diretta streaming da Santa Marta.

“Fratelli - disse don Camillo - le acque escono tumultuose dal letto dei fiumi, e tutto travolgono: ma un giorno esse ritorneranno, placate, nel loro alveo e ritornerà a risplendere il sole. E se, alla fine, voi avrete perso ogni cosa, sarete ancora ricchi se non avrete persa la fede in Dio. Ma chi avrà dubitato della bontà e della giustizia di Dio sarà povero e miserabile anche se avrà salvato ogni sua cosa. Amen”.

E’ una delle suppliche più conosciute, che da oltre cento anni ripetiamo cinque volte in ogni rosario. Forse, però, non tutti sanno che a insegnare una tale preghiera è stata la Madonna ai tre pastorelli di Fatima (13 maggio1917). Questa invocazione a Gesù, osserva il teologo G. C. Pagazzi, “è capace di visitare con semplicità le sfumature tremendamente serie e rasserenanti della fede”.

“Quotidianamente assistiamo alla testimonianza di coraggio e di sacrificio degli operatori sanitari, in particolare delle infermiere e degli infermieri, che con professionalità, abnegazione, senso di responsabilità e amore per il prossimo assistono le persone affette dal virus, anche a rischio della propria salute”. Lo scrive Papa Francesco nel suo messaggio in occasione della Giornata internazionale dell’infermiere.

Al di là delle specifiche indicazioni che ogni Diocesi sta emanando al riguardo, i Vescovi del Triveneto invitano a motivare e valorizzare questo momento come un’occasione singolare per apprezzare di nuovo la bellezza e la forza di partecipare all’Eucaristia insieme alla comunità. Rimangono, al momento, ancora non fissate e rinviate a data da destinarsi le celebrazioni delle prime comunioni e delle cresime.

“Dicono che sono troppo buono, ma se qualcuno viene ad inginocchiarsi davanti a me, non è questo sufficiente prova che vuole avere il perdono di Dio? La misericordia di Dio è superiore ad ogni aspettativa... E se il Crocifisso mi avesse da rimproverare della manica larga risponderei: Questo triste esempio, Paron benedeto me lo avete dato voi...!”. Nato in Croazia, per più di quarant'anni fece il confessore a Padova.

“Oggi, in tanti Paesi, si celebra la Festa della mamma. Voglio ricordare con gratitudine e affetto tutte le mamme, affidandole alla protezione di Maria, la nostra Mamma celeste. Il pensiero va anche alle mamme che sono passate all’altra vita e ci accompagnano dal Cielo. Facciamo un po’ di silenzio per ricordare ognuno la sua mamma”. Così Papa Francesco dopo la recita della preghiera del Regina Caeli dalla Biblioteca del Palazzo Apostolico Vaticano.

“Un giorno l'uomo dovrà combattere il rumore come un tempo combatteva il colera e la peste”. Questa sorprendente affermazione è di Robert Koch, scopritore del virus del colera. Paradossalmente c'è voluto un nuovo virus per ottenere qualche risultato nella lotta contro il rumore. 

E’ un appello alla speranza quello che fa oggi il vescovo Tomasi, nell’omelia della messa di domenica 10 maggio, per guardare al futuro “come spazio di opportunità, non solo come fonte di timore, per il quale osiamo un sogno, un desiderio”. Il Vescovo ha fatto riferimento anche al ritorno alle celebrazioni eucaristiche comunitarie: “Le fatiche che dovremo affrontare per tornare a celebrare sono le fatiche di una comunità che continua ad essere Chiesa, che si impegna però con uguale intensità nella preghiera, nel servizio della Parola, della carità, della solidarietà, della giustizia”.

“Io credo che accadano tanti piccoli miracoli in segreto, attorno a noi. Nostro Signore ascolta le preghiere degli uomini, ma preferisce esaudirle in segreto, per evitare che se ne faccia troppo baccano”. Ne è convinta Inger, il personaggio centrale del film “Ordet” (la parola), capolavoro del regista danese C.T. Dreyer (1889- 1968). 

“Stare sulla soglia era il tuo tratto:/ per accogliere in pienezza/ per dichiarare vicinanza,/ per ascoltare prima di parlare,/ per depositare ancora un seme/ del grazie più squisito, genuino...” (Maria Bertilla Franchetti). Così l’autrice ricorda con gratitudine un’anziana amica, morta di recente e che per anni frequentò con ammirazione e gioia.

Che nome strano, questo dono. Nel linguaggio più comune questa parola viene usata, infatti, per indicare una struttura edilizia, un castello, o una cinta muraria, destinate alla difesa dei luoghi. Ma perché allora definire “fortezza” un carattere che riguarda le persone? Perché non chiamarlo semplicemente “forza”? In fondo la radice è la stessa, derivano entrambe dal latino fortis che significa fermo, saldo e rimanda alla forza fisica, alla robustezza, al vigore.

Il nuovo arcivescovo è stato nel seminario Serafico a Camposanpiero ed è stato guardiano del Convento dei santuari Antoniani dal 2001 al 2005; ministro provinciale della Provincia di S. Antonio di Padova dal 2005 al 2007; ministro generale dell’Ordine per due sessenni dal 2007 al 2019.

Questo “stop” inimmaginabile solo qualche mese fa, e molto costoso, spero possa essere l’occasione provvidenziale per ripensare il nostro mondo e per orientarlo verso una prospettiva decisamente più di “comunità”. “Siamo nella stessa barca”, ci siamo detti spesso in queste settimane; per questo il criterio che deve guidare le nostre scelte è il bene di tutti, il “bene comune”. Ma tutto deve partire da quel pane spezzato, tutto deve prenderne la forma, tutto deve trovarne il suo compimento, allora tutto troverà il suo posto e la sua giusta prospettiva: la Parola, la famiglia, il servizio, la pastorale, il lavoro, la comunità…

“E’ un passaggio importante, è necessario agire con la massima responsabilità e anche con tempestività e senza improvvisazioni - ribadisce il Vescovo-. In costante dialogo con i vescovi del Triveneto e insieme ai miei collaboratori stiamo predisponendo il necessario, ascoltando i sacerdoti, che sono i primi coinvolti nella responsabilità e nelle scelte pratiche. 

“Don” Bartolo usciva dall'esperienza devastante dello spiritismo satanico, e solo grazie a degli amici aveva ritrovato la fede, da cui sarebbe germogliata l'attenzione appassionata ai più poveri. La devozione mariana, lungi da essere una fuga, divenne linfa vitale di una disponibilità tutta “mariana” a farsi vicino agli ultimi.

“La preghiera è il respiro della fede, è la sua espressione più propria. Come un grido che esce dal cuore di chi crede e si affida a Dio”.  Con queste parole il Papa ha iniziato oggi un nuovo ciclo di catechesi dedicato alla preghiera.  Alla fine, un appello per i “lavoratori sfruttati” e per far sì che questa pandemia sia un’occasione “per rimettere al centro la dignità della persona e del lavoro”.

A metà degli anni cinquanta l'uscita del film “Marcellino pane e vino” fu un trionfo strepitoso, grazie anche all'intensa interpretazione del piccolo Pablito Calvo, di soli sei anni, nei panni del protagonista. Il fascino di questo film, dalla trama semplice e pura, è legato alla freschezza e all'incanto con cui Marcellino vive l’incontro con un crocifisso abbandonato in soffitta, con cui parla, si confida e a cui porta in cibo pane e vino.