Chiesa

“Spesso mi sembra di non concludere nulla... mi domando se sia proprio necessario che noi vediamo con gli occhi o se non basta che veda Dio. Ma alle volte penso ci vuole più fede di quanta ne ho io. Ecco, penso allora che Dio mi abbia messo al mondo per costringermi irrimediabilmente a fare atti di fede su fede e più si va avanti più vedi che la fede è tutt'altro che un pacchetto da portare nella propria borsa”. La lucida coscienza della fondatrice dello scautismo femminile a Treviso.

“Un’ulteriore tappa nel dinamico rinnovamento che la catechesi attua”. È il nuovo Direttorio per la catechesi, approvato da Papa Francesco il 23 marzo scorso e presentato oggi in sala stampa vaticana, a 23 anni dal Direttorio generale per la catechesi e a 15 anni dal Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica. Obiettivo: far fronte alle “nuove problematiche che la Chiesa è chiamata a vivere”, e in particolare il fenomeno della “cultura digitale” e la “globalizzazione della cultura”.

Scrive l'ordinando: "Prima di iniziare il cammino di ricerca vocazionale, per alcuni anni mi sono preso cura di loro come capo scout. È proprio in quell’esperienza di servizio ai più piccoli che il Signore ha iniziato a parlare al mio cuore offrendomi una gioia inaspettata, facendomi percepire parte di un Amore più grande: quello che Dio ha per il suo popolo".

Nonostante la presenza di fedeli all’interno della chiesa sia limitata ai 200 posti, famigliari e amici potranno partecipare alla messa con il rito di ordinazione sia all’interno della chiesa che negli spazi del Seminario collegati con un maxischermo. La partecipazione è possibile solo con il pass di invito distribuito in questi giorni dai giovani ordinandi. La celebrazione sarà trasmessa in diretta televisiva dall’emittente trevigiana Antenna 3 e in streaming sul canale YouTube della diocesi di Treviso.

 Il vescovo Michele ha presieduto la celebrazione eucaristica, incoraggiando tutti a vivere questo tempo - caratterizzato da restrizioni e sacrifici - in modo sobrio, senza però un “di meno”.  È questo il mistero del nascondimento, vissuto da Gesù a Nazareth e da Charles de Foucauld, che “grida il Vangelo” nell’ordinarietà della vita.

Ci sono giovani che rispondono al Risorto che li chiama. E questa è una buona notizia: è Vangelo. Tanti quanti essi sono, nelle differenti forme e storie di vita, sono ciascuno un segno di speranza. Un dono alla Chiesa, un dono al nostro tempo. Inizia così la riflessione di mons. Tomasi, che saluta l'ordinazione sacerdotale di don Samuele e le due ordinazioni diaconali di Mattia e Riccardo.

“Dove comincia la saggezza? Nell'agire semplice, come prepararsi la colazione". Da chi, se non da un monaco può venirci una tale lezione di saggezza quotidiana come quella del benedettino Benoit Standaert, in “Diario dell'umiltà”? Ci capita, invece, di vivere la giornata come un affastellarsi di tante attività da sbrigare.

La confidenza di una poetessa, come Vivian Lamarque (1946), circa l'uso delle parole nella sua opera poetica, parla anche al cuore di ciascuno di noi. Ci sono infatti delle parole che ritornano più frequentemente nel nostro modo di esprimerci. Fa bene rendercene conto perché svelano cosa portiamo dentro in negativo o positivo. In particolare chiediamoci quali sono le parole che amiamo di più, quelle che svelano ciò a cui siamo più interessati o affezionati.

C'è chi, ben più della principessa Nausica, continua ad essere un porto aperto, pronto ad accogliere tutti senza alcuna riserva: la Madre di Gesù. E che altro potrebbe fare Costei che è tutta suo Figlio?

“Ho visto un raggio di luce entrare da un buco del balcone e illuminare un punto della stanza buia e ho detto: se il sole, che è così lontano non si dimentica di entrare da quel piccolo foro, come farà il Signore a non entrare nei nostri cuori bui non appena si apra uno spiraglio?”. Di luce se ne intendeva il trevigiano Sergio Giromel.

Lo rivolge il vescovo Michele a tutti i fedeli della Diocesi in una lettera per il tempo estivo che si apre. Ricordando quanto abbiamo vissuto in questi mesi – il dolore, la sofferenza, il silenzio, e poi la cura e l’impegno quotidiano di tantissime persone -, il Vescovo coglie l’occasione per invitare alla riflessione sul tempo trascorso, sulle vicende che ci hanno toccato, a non dimenticare. E lo fa proponendo un tempo di ascolto reciproco e di racconto.

“Non faccio niente di straordinario, cammino come si cammina tutti, solo che la meta è sempre un santuario della Madonna: di mio metto solo i piedi; per le varie difficoltà che si possono incontrare è sempre la Provvidenza che rimette tutto a posto”. Così Emma Morosini racconta gli oltre 40.000 km percorsi a piedi, in 25 anni, raggiungendo i più grandi santuari mariani del mondo.

La semplicità diventa il diploma che regaliamo con una certa larghezza a chi è sprovvisto di qualifiche più valide”. Questa acuta osservazione don Alessandro Pronzato, ci ricorda quante volte anche a noi sarà capitato di assegnare diplomi di semplicità a qualcuno, magari anche a chi, per bontà nostra, non abbiamo osato definire “minus habens” (deficiente). Eppure che cosa c'è di più straordinario della semplicità?

Il tavolo interdicasteriale della Santa Sede ha presentato oggi un documento sull’ecologia integrale, a cinque anni dalla pubblicazione della Laudato si’. “In questo tempo difficile, che sarà destinato a cambiare non poco le società in cui viviamo – il riferimento alla pandemia in atto - siamo chiamati ad aver cura gli uni degli altri, a non chiuderci nell’egoismo".

“Sarà un banco di prova quest’estate, per tutte le realtà educative come la nostra, ma non ci tiriamo indietro, siamo pronti a prenderci le nostre responsabilità, a dare il nostro contributo al cambiamento e a rinsaldare il patto educativo con le famiglie”: Ivano De Biasio, responsabile del Comitato regionale Veneto dell’Agesci risponde così a chi gli chiede quali progetti stia facendo il mondo dello scautismo.

“Qualche volta mi viene in mente di parlare delle “belle messe stanche”, quando siamo davvero tanto stanchi perché è la terza, la quarta messa, come mi accadeva durante la Visita pastorale: nessuna sensibilità, solo la fede. La dico e la faccio perché credo, cercando di arrivare bene fino in fondo...Quelle sono le messe più belle, perché sono espressione di una fede che passa anche attraverso la sofferenza...”. Questa sorprendente confessione il patriarca di Venezia l’ha fatta ad un gruppo di sacerdoti durante un corso di esercizi spirituali.

“...quel fiore di grano che nascerà dalla mia morte lo colga una creatura umana. Dio, Ti chiederò soltanto che lo veda per primo un uomo senza speranza”. Questo desiderio fu espresso da una suora di clausura in un colloquio con il giornalista Sergio Zavoli, nel monastero carmelitano di Bologna. Era il 1957.

“Il maestro sa trasmettere un’eredità. Non è colui che si sostituisce all’altro dicendogli cosa deve fare e che scelte deve compiere. Anzi, è colui che fa nascere nell'altro la fiducia di avere tutta la capacità di scegliere, decidere e reggere la propria esistenza”. Così un monaco indicava a dei giovani l’atteggiamento fondamentale che un educatore, sia esso insegnante, genitore, prete... dovrebbe sempre coltivare e difendere.

Ciò che rende bella un’esistenza non è l’incontro con persone perfette e rigide nei principi, ma con chi sa essere come un bambino, che possiede “un assetto variabile che permette di adeguarsi alle varie spinte con cui va soggetto camminando”.

Nel messaggio per la Giornata mondiale dei poveri, in programma il 15 novembre, Papa Francesco esorta ancora una volta ad ascoltare “il grido silenzioso dei tanti poveri” ed elogia le “mani tese” dei “santi della porta accanto”, spesso invisibili, emerse durante la pandemia. No, invece, a quanti tengono “le mani in tasca” e alle “mani tese” di chi agisce in nome del cinismo e della globalizzazione dell'indifferenza.

Nell'omelia della Messa per il Corpus Domini, il Papa ha spiegato che l'Eucaristia "guarisce la nostra memoria ferita, la nostra memoria orfana, la nostra memoria negativa, la nostra memoria chiusa". "Con Gesù possiamo immunizzarci dalla tristezza", ha assicurato: "E' urgente ora prendersi cura di chi ha fame di cibo e dignità, di chi non ha lavoro e fatica ad andare avanti", l'appello finale.

Lui silenziosamente, discretamente, continua a camminare accanto a noi. Poi, un giorno, arriverà “l’apocalisse”, che a dispetto del significato negativo che noi le diamo, di realtà disastrosa, significa invece “rivelazione”, il tempo, cioè, in cui si alza il velo.

Non ci basta un Dio con noi o per noi, abbiamo bisogno che Dio sia in noi. Quel pane spezzato e mangiato, quel vino versato e bevuto, sono la più grande follia d’amore che solo un Dio poteva inventare. Accade così che “tu diventi ciò che mangi”, diversamente da quanto accade nella normale assunzione del cibo che si trasforma nella nostra vita, mentre nell’Eucaristia è la nostra vita che si trasforma in quella del Signore. 

Antoine de Saint'Exupery, autore del “Piccolo principe”, rievoca in un'altra sua opera: “Terra degli uomini”, esperienze suggestive e illuminanti della sua vita di pilota. L'autore scorge nelle gazzelle l'immagine di ciò che anche noi siamo: portatori del desiderio profondo di più ampi spazi in cui far danzare tutta la forza e l'energia che abbiamo dentro.