Chiesa

Per la prima volta in sette anni di pontificato, il Papa guida la Via Crucis non dal Colosseo, ma dal sagrato della basilica di San Pietro, in una piazza ancora una volta deserta a causa delle misure restrittive imposte dal coronavirus. Le 14 meditazioni, scritte dalla comunità del carcere "Due Palazzi" di Padova, sono storie vere, ma in forma anonima. La preghiera silenziosa di Francesco, davanti al Crocifisso di San Marcello al Corso.

La domanda rivolta a Elia è anche per noi oggi: “Che cosa c’è di buono per ciascuno di noi in questo tempo?”. Proviamo a dare una risposta con le nostre parole e i nostri gesti, nella convinzione che questo non sia solo un tempo di prova, ma anche abitato dallo Spirito.

Ormai lo sappiamo: la vita va verso oriente, verso il sole che sorge e più non tramonta. Lo sapeva Edith Stein (santa Teresa Benedetta della Croce), le cui ultime parole, mentre veniva condotta ad Auschwitz, furono: “Vado verso l'oriente”. 

Quel piazzale della grotta di Lourdes, per la prima volta così a lungo vuoto di fedeli dopo 162 anni, dove Maria rimane simbolicamente presente attraverso la sua immagine, è paradossalmente un'immagine di speranza. Non c'è vuoto, povertà, fragilità dove Maria non si faccia vicina.

Le sette parole di Gesù sulla croce commentate dai cappellani - e da una caposala - degli Ospedali Covid sparsi sulla Penisola. Una "Via Crucis" speciale, dislocata sul territorio,  che affianca quella del Santo Padre questa sera, in una piazza San Pietro ancora una volta vuota a causa del coronavirus.

Dedicata ai sacerdoti, nel primo Giovedì Santo senza Messa crismale e senza il rito della lavanda dei piedi, l'omelia della Messa "nella cena del Signore", presieduta dal Papa nella basilica di San Pietro, luogo per tutti i riti pasquali a causa della pandemia di Covid-19. "Oggi vorrei essere vicino a tutti i sacerdoti", dice Francesco, che per primo ricorda i sacerdoti 60 "santi della parta accanto" che finora - insieme ai medici e agli infermieri - hanno dato la loro vita pur di stare accanto ai malati di coronavirus.

C’è una profonda verità in Veronica che va oltre il particolare episodio, ed è la verità giornaliera di infiniti gesti di gratuità, di amore, che nessun giornale e telegiornale registra, neppure il foglietto parrocchiale, ma che non per questo non avvengono. Pur essendo maschi i quattro evangelisti non hanno potuto tacerlo: accanto a Gesù nelle sue ultime ore rimasero solo le donne.

Cristo è veramente risorto. Lo è particolarmente, nei giorni che stiamo vivendo, come scrive il nostro Vescovo, per chi ha paura, per chi soffre per l’incertezza della vita e del futuro, per chi continua a lottare per il bene di tutti, per chi custodisce la vita, per le nostre relazioni, per i defunti che non abbiamo potuto accompagnare.

“Non avete mai pensato chi potesse essere quel giovane “avvolto solo di un lenzuolo sul corpo nudo”, del quale parla il Vangelo di Marco? Chi era quel tredicesimo apostolo che aveva assunto il posto di Giuda nell'ora dello spavento e della grande angoscia ? Era vestito di un vestimento leggero. Si fuggì ignudo, “avendo abbandonato il lenzuolo”. Nulla più si seppe di lui nel mondo”. A commentare così il misterioso episodio accaduto durante la cattura di Gesù nell'orto degli ulivi, è sorprendentemente uno scrittore e poeta laico come Gabriele d'Annunzio.

"Guardiamo il Crocifisso e apriamo il Vangelo". È il doppio invito del Papa, per la prima Pasqua celebrata in quarantena a causa della pandemia di Covid-19. "La Pasqua ci dice che tutto andrà bene", l'annuncio di speranza con cui si è conclusa l'udienza di oggi, dedicata alla Passione di Cristo, alla vigilia del triduo pasquale. La Settimana Santa, quest'anno, è "una grande liturgia domestica, perché non possiamo andare in chiesa in questi giorni".

“...Lui volta il capo e mi guarda. Io non posso dire il suo viso... eppure è dolore, è dolore... tutto quello che è stato sofferto al mondo e sarà sofferto... e molto di più... È stato come se lo riconoscessi. Credo succeda a tutti, al vederlo la prima volta”. Chi parla così è l’unica persona che in tutto il racconto della passione interviene per salvare Gesù dalla morte.

Avvenire, Tv2000, InBlu Radio, Sir, Federazione dei settimanali cattolici e Corallo, d’intesa con la Segreteria generale della Cei, invitano i fedeli, le famiglie e le comunità religiose a ritrovarsi mercoledì 8 aprile, alle 21, per recitare insieme il Rosario che verrà trasmesso da Tv2000.

“Povero Giuda! Voi forse mi meraviglierete di questa parola che io dico di questo infelice discepolo...Che cosa gli sia passato per l’animo io non lo so... Mi accontento di domandarvi questa sera un po’ di pietà per questo nostro povero fratello Giuda”. Queste parole di don Primo Mazzolari (1890-1959) continuano a risuonare con tutta la loro evangelica provocazione.

Erano oltre 1200 le persone “presenti”, sabato sera, alla veglia per la Gmg diocesana dei giovani. Il collegamento streaming ha messo in dialogo, infatti, il vescovo Michele e don Paolo Slompo, direttore dell’ufficio di Pastorale giovanile, riuniti nella cappellina del Vescovado, con tantissimi giovani e giovanissimi.

“Una rosa non ha bisogno di predicare. Si limita a diffondere il proprio profumo” (Gandhi). Quella donna ai piedi di Gesù, intenta a cospargerli di profumo, non dice niente, non spiega il perché di quel gesto, non giustifica il motivo di una spesa così enorme, trecento denari, il reddito di un anno. Lei vuole solo rivelare che cosa ha in cuore: un amore sconfinato per Gesù. 

Papa Francesco ha celebrato oggi la Messa della Domenica delle Palme, nella basilica di San Pietro. Per la prima volta, la piazza era vuota, come era successo il 27 marzo nella supplica per la fine della pandemia di Covid-19. "La vita non serve se non si serve", l'appello: "Il dramma che stiamo attraversando ci spinge a prendere sul serio quello che è serio". Ai giovani: "Guardate ai veri eroi".

Il vescovo Michele ha sottolineato così il significato della croce, al centro di questa domenica della Passione del Signore, inizio della Settimana santa, quando si ricorda l’ingresso di Gesù a Gerusalemme, la sua passione e la morte sulla croce. Lo ha fatto questa mattina, in una celebrazione eucaristica a porte chiuse, in cattedrale, presenti pochi sacerdoti, che hanno concelebrato con lui.

C’è a Treviso un luogo tanto suggestivo, quanto sconosciuto, dove possiamo lasciarci accompagnare dall’arte nel vivere i giorni della Settimana Santa: è la cosiddetta cappella del Battistero nella chiesa della “Madonna Granda”. 

A pochi giorni dagli interventi straordinari, per un totale di 16 milioni di euro, disposti per far fronte all’emergenza coronavirus in Italia, la Presidenza della Conferenza episcopale italiana ha deciso lo stanziamento di altri 6 milioni di euro, provenienti dai fondi dell’otto per mille che i cittadini destinano alla Chiesa cattolica, per aiutare i Paesi africani e altri Paesi poveri.

Molti giovani e molte famiglie cattoliche di Palestina si stanno preparando alla Pasqua con le stesse parole che pronunciamo noi nelle nostre case, usando le stesse preghiere e gli stessi sussidi. Testi che sono arrivati pure nello Stato dell’Alagoas, in Brasile, ad Arapiraca, dove padre Antonio Fonseca, parroco e rettore del locale Seminario, sta traducendo in portoghese i nostri sussidi liturgico-pastorali per le famiglie e domenica 5 aprile, alla radio, utilizzerà lo schema “Per prepararsi a celebrare la Pasqua nelle case”.

Stiamo vivendo i giorni della passione, morte e resurrezione di Gesù, avvolti in un clima umano e spirituale che non conoscevamo, quello di una solitudine imposta per salvare noi e gli altri. In un tale frangente per molti, soprattutto anziani e malati, si acuisce ancor di più la sofferenza di questo isolamento. Il dolore si fa poi ancor più grande quando la morte giunge senza presenze familiari o amiche.

Ci fa bene iniziare questa difficile Settimana Santa in compagnia... dell'asino sul cui dorso Gesù entrò a Gerusalemme. Tutti lo dimenticano, ma insieme al “gallo” di Pietro è a suo modo “un personaggio” della passione. A starci accanto ci rendiamo conto di quanto ci assomigli. 

“Questa sera ho la possibilità di entrare nelle vostre case in un modo diverso dal solito. Se lo permettete, vorrei conversare con voi per qualche istante, in questo periodo di difficoltà e di sofferenze”. Comincia così il videomessaggio del Papa inviato ieri sera, all’approssimarsi dell’inizio della Settimana Santa.