Chiesa

“Voi qui, adesso, difendete, curate, accompagnate la vita, senza abbandonare i sofferenti, i  più deboli", ha detto il Vescovo durante la messa celebrata nella festa di San Marco. Ringraziando il Signore per la testimonianza degli apostoli, per gli evangelisti e per san Marco, patrono della vicina diocesi di Venezia, il vescovo ha detto di ringraziare e pregare il Signore “per voi tutti, per il vostro servizio, per la vostra missione”.

Nel cippo, posto sul luogo della morte, sono incise le parole di Gesù: “Non c'è amore più grande di chi dà la vita per gli altri”. Il sacrificio sacerdotale di don Santo, vissuto da molti altri preti nell'ultima guerra, in questi giorni di pandemia è tornato in modo diverso per altri 112 sacerdoti. “Dov'è carità e amore, lì c'è Dio”.

Forse in questo momento, per riprendere le parole del Papa, è più evidente l’elemento del “disordine” e ci sarà tempo e modo per scorgere anche in esso l’«orma» dello Spirito e capire se il “lievito che sta facendo fermentare la pasta è ancora quello vecchio” (cf. 1Cor 6-7) oppure si è veramente rinnovato.

“Il bambù giapponese, appena seminato, per la durata di sette anni ha una crescita quasi impercettibile, e poi, in sei settimane, cresce più di trenta metri. Potremmo dire che il bambù abbia impiegato soltanto sei settimane per crescere? No, la verità è che si è preso sette anni e sei settimane per svilupparsi.Un'immagine utile per descrivere questo tempo e quello che verrà.

La riflessione di mons. Michele Tomasi che pubblichiamo in queste pagine nasce come un contributo articolato alla riflessione sul tema del “dopo emergenza”, in seguito all’interesse che ha suscitato l’omelia pronunciata domenica scorsa, durante la messa nel Battistero della cattedrale. “L’economia è più un ecosistema che una macchina; un sistema interconnesso e vitale, perché è una rete complessa e articolata di persone - scrive mons. Tomasi -. A una macchina puoi cambiare qualche pezzo di ricambio ed essa continua a funzionare. Se a un’economia togli una parte, quella parte era un’impresa, una bottega artigiana, un negozio, un operaio, un impiegato. E sempre insieme ad altre persone, i colleghi, i dipendenti, i fornitori, le famiglie. E non è la stessa cosa che, dopo la ripartenza, ci siano ancora tutti oppure no".

Il Papa ha dedicato l'udienza di mercoledì 22 aprile alla Giornata mondiale della terra, a cinque anni dalla pubblicazione della Laudato si'. "Abbiamo peccato contro la terra", il mea culpa. "La terra non perdona. Se noi abbiamo deteriorato la terra, la risposta sarà molto brutta", il riferimento all'oggi. Serve "un piano condiviso per scongiurare le minacce contro la nostra casa comune". 

"Carissimi, un saluto e un augurio a tutti voi dal vescovo di Treviso Michele Tomasi, e da me, don Bruno Baratto, per il mese di Ramadan 2020". lo scrive, in un breve messaggio alle comunità islamiche del territorio l'incaricato per le relazioni tra cristiani e musulmani ella diocesi di Treviso.

Una canzone del Gen Rosso, degli anni 70, dà voce a quel sentimento di inadeguatezza e di povertà che sembra, talora, prevalere nel nostro rapporto con Dio. Un sentimento che avvertiamo ancor più in questi giorni così spogli e vuoti dei vari segni che riempivano la nostra religiosità in tempi forti come la Quaresima e la Pasqua. 

Una figura forse sconosciuta ai più, ma balzata all'onore delle cronache per la decisione del vescovo di Milano di dedicare a San Charbel (1828-1898), insieme all'italiano san Riccardo Pampuri, il nuovo ospedale per il coronavirus approntato in città. Una scelta non casuale.

“Vi sono pittori che trasformano il sole in un macchia gialla, e ve ne sono altri che, grazie alla loro arte e intelligenza, sono capaci di trasformare un macchia gialla nel sole” (Pablo Picasso). Potremmo dire che questi giorni sono una sfida a quell'artista che abita in ciascuno di noi.

La Chiesa italiana affida l’Italia alla protezione della Madre di Dio come segno di salvezza e di speranza. Lo farà venerdì 1° maggio, alle ore 21, con un momento di preghiera nella basilica di Santa Maria del Fonte presso Caravaggio.

Il dialogo tra due protagonisti del romanzo di Tolkien, “Il signore degli anelli”, fotografa bene la sfida del tempo che viviamo. Chi di noi si attendeva tutto ciò? E ora che tutto è accaduto, “come” vivere questi giorni? 

Ripartire dall’Eucaristia, dalla famiglia, da una società capace di condivisione e da un’economia umana e sostenibile, perché non ci salviamo da soli: la misericordia del Padre e lo sguardo a una “fase due” nella Chiesa e nella società al centro dell’omelia del vescovo Michele Tomasi, oggi, domenica 19 aprile.

“Ora, mentre pensiamo a una lenta e faticosa ripresa dalla pandemia, si insinua proprio questo pericolo: dimenticare chi è rimasto indietro”. È l’ammonimento di Papa Francesco nell’omelia della messa celebrata, in forma privata, nel 20° anniversario della canonizzazione di suor Faustina Kowalska e dell’istituzione della Domenica della Divina Misericordia nella Chiesa di Santo Spirito in Sassia.

Il vangelo di questa festa ci mostra Gesù che appare ai discepoli, chiusi nel cenacolo per paura dei giudei. Quella chiusura ritorna nella inattesa e sofferta realtà che stiamo vivendo. Anche se per cause diverse da quella volta, pure noi ci ritroviamo rinchiusi per paura.

Riscoprire in noi i doni dello Spirito Santo, sapendoli riconoscere nella nostra vita e nelle persone attorno a noi, proprio in questo tempo difficile e doloroso. Ci aiuterà in questa nuova rubrica che offriamo ai nostri lettori la professoressa Assunta Steccanella, docente di Teologia pastorale alla Facoltà Teologica del Triveneto.

Il 18 aprile 1506, sabato dopo Pasqua, papa Giulio II poneva la prima pietra della nuova basilica in Vaticano. Ritorneremo un giorno a San Pietro e nelle nostre chiese, ma percepiremo che “qualcosa di nuovo nuovo... anzi d’antico” sta nascendo. E’ l’umile chiesa dei pescatori di Galilea che incontravano il Risorto in una locanda o sulla riva del lago o nella loro casa.

Luca Antonio Busati (Buscatti) “L’incredulità di san Tommaso” inizio secolo XVI, tempio di San Nicolò - Treviso

Grazie alla bellissima professione di fede di Tommaso, la beatitudine pronunciata da Gesù diventa un dono non solo per lui e per gli altri apostoli, ma anche per tutti coloro che da allora in poi l’ascolteranno nel Vangelo: “Beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!”

“Rivolsi all'arcivescovo la domanda diretta: “Che cosa le interessa di più della vita spirituale?” Rimase in silenzio per un istante. “Mi ritrovo continuamente a pensare - disse - al significato di 'alleluia'”. Così inizia il coinvolgente dialogo tra suor Joan Chittister, benedettina e l'arcivescovo anglicano Rowan Williams, raccolto nel libro “Una singolare gratitudine, riconoscere il Dio nascosto”. 

A dicembre la richiesta del Papa al cappellano della casa di reclusione padovana: scrivere le meditazioni della Via Crucis raccogliendo le storie di chi vive il mondo del carcere. Ecco come si è concretizzata una delle esperienze più toccanti di questa Pasqua, nel racconto della giornalista della "Difesa del popolo" e volontaria al "Due Palazzi".

L'alfa e l'omega, la croce gloriosa, ma anche una barca, la bandiera italiana, la croce rossa: decorazioni e simboli del cero che rappresenta la luce di Cristo risorto

“Dio mio, ti amo con tutto il cuore, con tutta l'anima, con tutte le mie forze...Madre di Dio, prega per me, povera peccatrice...povera peccatrice”. Furono le ultime parole di Bernadette Soubirous. Erano le tre e un quarto di pomeriggio del mercoledì di Pasqua, 16 aprile 1879. Vent’anni prima, sempre un mercoledì di Pasqua, nella penultima delle 18 apparizioni della Vergine alla grotta di Lourdes, la fiamma del cero che Benardette teneva con sé, per dieci minuti le lambì i palmi delle mani, senza lasciare alcuna bruciatura.

Dedicata alla settima Beatitudine - "Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio" - l'udienza del Papa, trasmessa in diretta streaming dalla biblioteca del Palazzo apostolico. La pace "non è tranquillità interiore": è "un'altra pace" rispetto a quella mondana e "va cercata sempre e comunque", in un mondo dove è un atto una "guerra a pezzi" e la "pace" di alcuni corrisponde alla "guerra" di altri.