Chiesa

“Siete sempre nelle mie preghiere. I vostri bisogni, le vostre fatiche, le vostre speranze e la vostra dedizione sono sull’altare. Diventano pane e vino, diventano presenza di Cristo in mezzo a noi. Grazie del vostro impegno”. Il vescovo Michele si è rivolto così, il lunedì dell’Angelo, alle suore, agli operatori sanitari e al personale tutto che lavora all’ospedale San Camillo di Treviso.

“Ho visto il film di Padre Damiano(Molokai) che mi ha affascinato moltissimo; è stato forse questo il momento che ha marcato in me la necessità di fare un salto di qualità per realizzare la mia vita di battezzata”. Così suor Gina Simionato, suora Dorotea, di Santa Cristina di Quinto (TV), ricordava la scintilla della sua vocazione. 

Proprio questo tribolato tempo della pandemia ha riacceso nel cuore della gente di Napoli il ricordo di un segno che i pazienti di Moscati trovavano all'ingresso del suo studio medico: un cappello rovesciato, con la scritta: “Chi ha metta, chi non ha prenda”. 

Se in questo tempo di pandemia abbiamo vissuto con una nuova, straordinaria intensità la Quaresima, con la stessa intensità e con accresciuta speranza siamo ora chiamati a vivere i cinquanta giorni dopo la Pasqua. 

“Non cediamo alla rassegnazione, non mettiamo una pietra sopra la speranza”. È l'invito del Papa, nell'omelia della Veglia pasquale, sintetizzato in una parola: “Coraggio”. L’esempio da seguire è quello delle donne che corrono al sepolcro, e che senza saperlo preparano nel buio di un sabato l’alba di una nuova storia.

La primavera risveglia la natura dopo il freddo dell’inverno; la Pasqua risveglia l’umanità dopo le rughe del peccato. Il momento difficile che stiamo vivendo può diventare un’opportunità per vivere appieno ciò a cui oggi siamo costretti a rinunciare. Approfittiamo, allora, del tempo che ci viene dato per compiere un passaggio che non sia solo fisico o formale. Si tratta di andare fino in fondo al nostro essere per riscoprirne la natura umana e la figliolanza divina.

“Indifferenza, egoismo, divisione, dimenticanza non sono davvero le parole che vogliamo sentire in questo tempo”. Si conclude così il messaggio "Urbi et Orbi" del Papa, nella prima Pasqua celebrata nella basilica vaticana "senza concorso di popolo". "Il mio pensiero va sopratutto a quanti sono stati colpiti direttamente dal coronavirus", l'esordio. "Non è questo il tempo dell'indifferenza, non è questo il tempo degli egoismi". Nella parte centrale, un forte appello all'Europa: "Oggi l'Unione europea ha di fronte a sé una sfida epocale, dalla quale dipenderà non solo il suo futuro, ma quello del mondo intero".

La messa questa mattina in cattedrale, presenti il prefetto Laganà e il sindaco Conte. L’invito di mons. Tomasi, a “lavorare qui nel nostro tempo continuando a guardare in alto, lontano, a camminare come se vedessimo l’invisibile: il bene possibile, un mondo che ricomincia, un po’ più fragile, consapevole dei suoi limiti, un po’ più saggio e più bello, un po’ più giusto e fraterno”

Per la prima volta in sette anni di pontificato, il Papa guida la Via Crucis non dal Colosseo, ma dal sagrato della basilica di San Pietro, in una piazza ancora una volta deserta a causa delle misure restrittive imposte dal coronavirus. Le 14 meditazioni, scritte dalla comunità del carcere "Due Palazzi" di Padova, sono storie vere, ma in forma anonima. La preghiera silenziosa di Francesco, davanti al Crocifisso di San Marcello al Corso.

La domanda rivolta a Elia è anche per noi oggi: “Che cosa c’è di buono per ciascuno di noi in questo tempo?”. Proviamo a dare una risposta con le nostre parole e i nostri gesti, nella convinzione che questo non sia solo un tempo di prova, ma anche abitato dallo Spirito.

Ormai lo sappiamo: la vita va verso oriente, verso il sole che sorge e più non tramonta. Lo sapeva Edith Stein (santa Teresa Benedetta della Croce), le cui ultime parole, mentre veniva condotta ad Auschwitz, furono: “Vado verso l'oriente”. 

Quel piazzale della grotta di Lourdes, per la prima volta così a lungo vuoto di fedeli dopo 162 anni, dove Maria rimane simbolicamente presente attraverso la sua immagine, è paradossalmente un'immagine di speranza. Non c'è vuoto, povertà, fragilità dove Maria non si faccia vicina.

Le sette parole di Gesù sulla croce commentate dai cappellani - e da una caposala - degli Ospedali Covid sparsi sulla Penisola. Una "Via Crucis" speciale, dislocata sul territorio,  che affianca quella del Santo Padre questa sera, in una piazza San Pietro ancora una volta vuota a causa del coronavirus.

Dedicata ai sacerdoti, nel primo Giovedì Santo senza Messa crismale e senza il rito della lavanda dei piedi, l'omelia della Messa "nella cena del Signore", presieduta dal Papa nella basilica di San Pietro, luogo per tutti i riti pasquali a causa della pandemia di Covid-19. "Oggi vorrei essere vicino a tutti i sacerdoti", dice Francesco, che per primo ricorda i sacerdoti 60 "santi della parta accanto" che finora - insieme ai medici e agli infermieri - hanno dato la loro vita pur di stare accanto ai malati di coronavirus.

C’è una profonda verità in Veronica che va oltre il particolare episodio, ed è la verità giornaliera di infiniti gesti di gratuità, di amore, che nessun giornale e telegiornale registra, neppure il foglietto parrocchiale, ma che non per questo non avvengono. Pur essendo maschi i quattro evangelisti non hanno potuto tacerlo: accanto a Gesù nelle sue ultime ore rimasero solo le donne.

Cristo è veramente risorto. Lo è particolarmente, nei giorni che stiamo vivendo, come scrive il nostro Vescovo, per chi ha paura, per chi soffre per l’incertezza della vita e del futuro, per chi continua a lottare per il bene di tutti, per chi custodisce la vita, per le nostre relazioni, per i defunti che non abbiamo potuto accompagnare.

“Non avete mai pensato chi potesse essere quel giovane “avvolto solo di un lenzuolo sul corpo nudo”, del quale parla il Vangelo di Marco? Chi era quel tredicesimo apostolo che aveva assunto il posto di Giuda nell'ora dello spavento e della grande angoscia ? Era vestito di un vestimento leggero. Si fuggì ignudo, “avendo abbandonato il lenzuolo”. Nulla più si seppe di lui nel mondo”. A commentare così il misterioso episodio accaduto durante la cattura di Gesù nell'orto degli ulivi, è sorprendentemente uno scrittore e poeta laico come Gabriele d'Annunzio.

"Guardiamo il Crocifisso e apriamo il Vangelo". È il doppio invito del Papa, per la prima Pasqua celebrata in quarantena a causa della pandemia di Covid-19. "La Pasqua ci dice che tutto andrà bene", l'annuncio di speranza con cui si è conclusa l'udienza di oggi, dedicata alla Passione di Cristo, alla vigilia del triduo pasquale. La Settimana Santa, quest'anno, è "una grande liturgia domestica, perché non possiamo andare in chiesa in questi giorni".

“...Lui volta il capo e mi guarda. Io non posso dire il suo viso... eppure è dolore, è dolore... tutto quello che è stato sofferto al mondo e sarà sofferto... e molto di più... È stato come se lo riconoscessi. Credo succeda a tutti, al vederlo la prima volta”. Chi parla così è l’unica persona che in tutto il racconto della passione interviene per salvare Gesù dalla morte.

Avvenire, Tv2000, InBlu Radio, Sir, Federazione dei settimanali cattolici e Corallo, d’intesa con la Segreteria generale della Cei, invitano i fedeli, le famiglie e le comunità religiose a ritrovarsi mercoledì 8 aprile, alle 21, per recitare insieme il Rosario che verrà trasmesso da Tv2000.

“Povero Giuda! Voi forse mi meraviglierete di questa parola che io dico di questo infelice discepolo...Che cosa gli sia passato per l’animo io non lo so... Mi accontento di domandarvi questa sera un po’ di pietà per questo nostro povero fratello Giuda”. Queste parole di don Primo Mazzolari (1890-1959) continuano a risuonare con tutta la loro evangelica provocazione.

Erano oltre 1200 le persone “presenti”, sabato sera, alla veglia per la Gmg diocesana dei giovani. Il collegamento streaming ha messo in dialogo, infatti, il vescovo Michele e don Paolo Slompo, direttore dell’ufficio di Pastorale giovanile, riuniti nella cappellina del Vescovado, con tantissimi giovani e giovanissimi.

“Una rosa non ha bisogno di predicare. Si limita a diffondere il proprio profumo” (Gandhi). Quella donna ai piedi di Gesù, intenta a cospargerli di profumo, non dice niente, non spiega il perché di quel gesto, non giustifica il motivo di una spesa così enorme, trecento denari, il reddito di un anno. Lei vuole solo rivelare che cosa ha in cuore: un amore sconfinato per Gesù. 

Papa Francesco ha celebrato oggi la Messa della Domenica delle Palme, nella basilica di San Pietro. Per la prima volta, la piazza era vuota, come era successo il 27 marzo nella supplica per la fine della pandemia di Covid-19. "La vita non serve se non si serve", l'appello: "Il dramma che stiamo attraversando ci spinge a prendere sul serio quello che è serio". Ai giovani: "Guardate ai veri eroi".