Chiesa

Il vescovo Michele ha sottolineato così il significato della croce, al centro di questa domenica della Passione del Signore, inizio della Settimana santa, quando si ricorda l’ingresso di Gesù a Gerusalemme, la sua passione e la morte sulla croce. Lo ha fatto questa mattina, in una celebrazione eucaristica a porte chiuse, in cattedrale, presenti pochi sacerdoti, che hanno concelebrato con lui.

C’è a Treviso un luogo tanto suggestivo, quanto sconosciuto, dove possiamo lasciarci accompagnare dall’arte nel vivere i giorni della Settimana Santa: è la cosiddetta cappella del Battistero nella chiesa della “Madonna Granda”. 

A pochi giorni dagli interventi straordinari, per un totale di 16 milioni di euro, disposti per far fronte all’emergenza coronavirus in Italia, la Presidenza della Conferenza episcopale italiana ha deciso lo stanziamento di altri 6 milioni di euro, provenienti dai fondi dell’otto per mille che i cittadini destinano alla Chiesa cattolica, per aiutare i Paesi africani e altri Paesi poveri.

Molti giovani e molte famiglie cattoliche di Palestina si stanno preparando alla Pasqua con le stesse parole che pronunciamo noi nelle nostre case, usando le stesse preghiere e gli stessi sussidi. Testi che sono arrivati pure nello Stato dell’Alagoas, in Brasile, ad Arapiraca, dove padre Antonio Fonseca, parroco e rettore del locale Seminario, sta traducendo in portoghese i nostri sussidi liturgico-pastorali per le famiglie e domenica 5 aprile, alla radio, utilizzerà lo schema “Per prepararsi a celebrare la Pasqua nelle case”.

Stiamo vivendo i giorni della passione, morte e resurrezione di Gesù, avvolti in un clima umano e spirituale che non conoscevamo, quello di una solitudine imposta per salvare noi e gli altri. In un tale frangente per molti, soprattutto anziani e malati, si acuisce ancor di più la sofferenza di questo isolamento. Il dolore si fa poi ancor più grande quando la morte giunge senza presenze familiari o amiche.

Ci fa bene iniziare questa difficile Settimana Santa in compagnia... dell'asino sul cui dorso Gesù entrò a Gerusalemme. Tutti lo dimenticano, ma insieme al “gallo” di Pietro è a suo modo “un personaggio” della passione. A starci accanto ci rendiamo conto di quanto ci assomigli. 

“Questa sera ho la possibilità di entrare nelle vostre case in un modo diverso dal solito. Se lo permettete, vorrei conversare con voi per qualche istante, in questo periodo di difficoltà e di sofferenze”. Comincia così il videomessaggio del Papa inviato ieri sera, all’approssimarsi dell’inizio della Settimana Santa.

“Guarda, mamma, che bella luce, vicino alla porta!”. Furono le ultime parole del piccolo Francesco Marto di 11 anni, uno dei tre pastorelli di Fatima. Si spense senza un gemito, con un leggero sorriso a fior di labbra, la notte del 4 aprile 1919.

“Un momento, per i giovani che di solito affollavano la chiesa di San Nicolò, in cui ritrovarsi insieme per pregare, riflettere e ascoltare quello che il Signore ha da dire a ciascuno di loro in attesa della Pasqua! Fisicamente lontani ma in comunione gli uni con gli altri!” sottolinea don Paolo Slompo, direttore dell’ufficio diocesano di Pastorale giovanile.

L’attuale situazione determinata dalla diffusione del contagio del coronavirus rende complessa anche per il singolo fedele la possibilità di celebrare il sacramento della riconciliazione. La Penitenzieria apostolica ha ricordato che, se la via normale rimane sempre la confessione e l’assoluzione sacramentale, tuttavia in alcune circostanze eccezionali ne esiste una straordinaria. Una via che per essere percorsa richiede sostanzialmente due passi: la contrizione perfetta e l’impegno a confessarsi da un sacerdote appena sarà possibile.

“Veniamo tutti al mondo nudi, ma sono pochi quelli che, al momento di andarsene hanno mantenuto questa nudità”, così scrive Susanna Tamaro, in “Meditazioni sulla passione”, commentando la decima stazione della Via Crucis, in cui Gesù è spogliato dalle vesti. 

Aprite, anzi spalancate le porte a Cristo... Cristo sa che cosa è dentro l'uomo. Lui solo lo sa!”. La sera del 2 aprile 2005, già entrati nella domenica della Divina Misericordia, si spegneva Giovanni Paolo II. Non si spegnevano però quelle sue prime parole che come un vento di Pentecoste investì il mondo nella messa d'inizio Pontificato, il 22 ottobre 1978. 

Lo spunto arriva da una frase del cantautore Ron. Ciò che la gente cerca è il cantante più che la canzone. La sua vita espressa nella canzone. Anche nella trasmissione della fede avvertiamo sempre più che non basta che qualcuno ci dia informazioni esatte su Dio.

“Partecipo al dolore di milioni di uomini, eppure quando guardo il cielo penso che tutto volgerà nuovamente al bene, che anche questa spietata durezza cesserà, che ritorneranno l'ordine, la pace e la serenità”, scriveva la ragazza olandese di origine ebraica, morta il 31 marzo 1945 in campo di concentramento.

“Non riuscirò a dirtelo abbastanza, sono incantato, incantato di ciò che vedo”. Scriveva al fratello Theo, Vincent Van Gogh, di cui oggi ricorre la nascita (30 marzo 1853). Anche noi non riusciamo a dire abbastanza quanto l'arte di questo pittore olandese continua a incantarci. Possa questo tempo travagliato, renderci ... incantati di Dio. 

Per quanto riguarda l’accesso in chiesa, deve avvenire “solo in occasione di spostamenti determinati da comprovate esigenze lavorative, ovvero per situazione di necessità e che la chiesa sia situata lungo il percorso, di modo che, in caso di controllo da parte delle Forze di polizia, possa esibirsi la prescritta autocertificazione o rendere dichiarazione in ordine alla sussistenza di tali specifici motivi”. 

Mancano le relazioni in 3D, non bastano quelle in 2D degli schermi dei telefonini e dei PC. A dire che c’è qualcosa di insostituibile: il nostro corpo, cifra sintetica della nostra umanità, vero portatore di messaggio e tessitore di relazioni.

Il cielo è fosco, la pioggia sferza l’abito bianco di Francesco, infligge nuovi tormenti al corpo di quello stesso Crocifisso che mezzo millennio fa venne invocato dai fedeli contro la peste. Ed ora se ne sta lì, le braccia stese, le labbra aperte, vicino all’icona di Maria “salvezza del popolo romano” che una pia leggenda vuole dipinta dall’evangelista san Luca.

“Ho tolto molte cose inutili dalla mia vita e Dio si è avvicinato a me per vedere che cosa accadeva”. Quando ti chiedi perchè Dio ti appare così lontano, prova a pensare  cosa devi togliere dalla tua vita. Capiterà allora che, come suggerisce il poeta Christian Bobin, Dio si incuriosisca e ti venga vicino, anche se poi ti accorgerai di essere tu ad esserti avvicinato a Lui, ora che hai tolto tante cose ingombranti.