Chiesa

Il tavolo interdicasteriale della Santa Sede ha presentato oggi un documento sull’ecologia integrale, a cinque anni dalla pubblicazione della Laudato si’. “In questo tempo difficile, che sarà destinato a cambiare non poco le società in cui viviamo – il riferimento alla pandemia in atto - siamo chiamati ad aver cura gli uni degli altri, a non chiuderci nell’egoismo".

“Sarà un banco di prova quest’estate, per tutte le realtà educative come la nostra, ma non ci tiriamo indietro, siamo pronti a prenderci le nostre responsabilità, a dare il nostro contributo al cambiamento e a rinsaldare il patto educativo con le famiglie”: Ivano De Biasio, responsabile del Comitato regionale Veneto dell’Agesci risponde così a chi gli chiede quali progetti stia facendo il mondo dello scautismo.

“Qualche volta mi viene in mente di parlare delle “belle messe stanche”, quando siamo davvero tanto stanchi perché è la terza, la quarta messa, come mi accadeva durante la Visita pastorale: nessuna sensibilità, solo la fede. La dico e la faccio perché credo, cercando di arrivare bene fino in fondo...Quelle sono le messe più belle, perché sono espressione di una fede che passa anche attraverso la sofferenza...”. Questa sorprendente confessione il patriarca di Venezia l’ha fatta ad un gruppo di sacerdoti durante un corso di esercizi spirituali.

“...quel fiore di grano che nascerà dalla mia morte lo colga una creatura umana. Dio, Ti chiederò soltanto che lo veda per primo un uomo senza speranza”. Questo desiderio fu espresso da una suora di clausura in un colloquio con il giornalista Sergio Zavoli, nel monastero carmelitano di Bologna. Era il 1957.

“Il maestro sa trasmettere un’eredità. Non è colui che si sostituisce all’altro dicendogli cosa deve fare e che scelte deve compiere. Anzi, è colui che fa nascere nell'altro la fiducia di avere tutta la capacità di scegliere, decidere e reggere la propria esistenza”. Così un monaco indicava a dei giovani l’atteggiamento fondamentale che un educatore, sia esso insegnante, genitore, prete... dovrebbe sempre coltivare e difendere.

Ciò che rende bella un’esistenza non è l’incontro con persone perfette e rigide nei principi, ma con chi sa essere come un bambino, che possiede “un assetto variabile che permette di adeguarsi alle varie spinte con cui va soggetto camminando”.

Nel messaggio per la Giornata mondiale dei poveri, in programma il 15 novembre, Papa Francesco esorta ancora una volta ad ascoltare “il grido silenzioso dei tanti poveri” ed elogia le “mani tese” dei “santi della porta accanto”, spesso invisibili, emerse durante la pandemia. No, invece, a quanti tengono “le mani in tasca” e alle “mani tese” di chi agisce in nome del cinismo e della globalizzazione dell'indifferenza.

Nell'omelia della Messa per il Corpus Domini, il Papa ha spiegato che l'Eucaristia "guarisce la nostra memoria ferita, la nostra memoria orfana, la nostra memoria negativa, la nostra memoria chiusa". "Con Gesù possiamo immunizzarci dalla tristezza", ha assicurato: "E' urgente ora prendersi cura di chi ha fame di cibo e dignità, di chi non ha lavoro e fatica ad andare avanti", l'appello finale.

Lui silenziosamente, discretamente, continua a camminare accanto a noi. Poi, un giorno, arriverà “l’apocalisse”, che a dispetto del significato negativo che noi le diamo, di realtà disastrosa, significa invece “rivelazione”, il tempo, cioè, in cui si alza il velo.

Non ci basta un Dio con noi o per noi, abbiamo bisogno che Dio sia in noi. Quel pane spezzato e mangiato, quel vino versato e bevuto, sono la più grande follia d’amore che solo un Dio poteva inventare. Accade così che “tu diventi ciò che mangi”, diversamente da quanto accade nella normale assunzione del cibo che si trasforma nella nostra vita, mentre nell’Eucaristia è la nostra vita che si trasforma in quella del Signore. 

Antoine de Saint'Exupery, autore del “Piccolo principe”, rievoca in un'altra sua opera: “Terra degli uomini”, esperienze suggestive e illuminanti della sua vita di pilota. L'autore scorge nelle gazzelle l'immagine di ciò che anche noi siamo: portatori del desiderio profondo di più ampi spazi in cui far danzare tutta la forza e l'energia che abbiamo dentro.

Qualcuno ha definito il dialogo tra “il matto” e Gelsomina, nel film “La strada” di Fellini, “il più prezioso di tutta la storia del cinema”. L'ingenua Gelsomina è stanca di vivere, perché le pare di non servire a niente. L'incontro con un acrobata, un po' matto e filosofo, le svela invece il segreto della vita: tutto ha un senso, ogni vita serve a qualcosa. Nello stesso anno di uscita del film, il 1954, Carlo Carretto, che con sofferenza aveva lasciato la direzione nazionale dei giovani di Azione Cattolica, partiva per il deserto del Marocco sulle orme di padre De Foucauld. 

In occasione della solennità della Pentecoste, sempre molto sentita dalla Consulta, non è stato possibile promuovere la consueta veglia diocesana in Cattedrale, ma è stato proposto attraverso i media e i canali social della diocesi un video con un prolungato momento di preghiera. E non è mancata una riflessione del vescovo Michele Tomasi, che nel giorno della solennità ha annunciato la nomina.

La conferma è arrivata solo nei giorni scorsi, quando sono state valutate le condizioni per organizzare in piena sicurezza l’ormai tradizionale Settimana biblica diocesana. L’iniziativa è rivolta a tutti coloro che desiderano vivere una settimana di studio, riflessione, approfondimento della Parola di Dio, preghiera e fraternità, in un contesto ambientale di straordinaria bellezza.

Enrico da Bolzano era un “pellegrino urbano, un santo della porta accanto, un “povero di Gesù”, un innamorato di Dio, un maestro esigente di condivisione, che insegna che è necessario farsi poveri per aiutare i poveri”: è il ritratto del beato fatto dal vescovo Michele la sera del 10 giugno in cattedrale a Treviso, durante la messa per la sua festa.

“Se compri una melagrana, comprala mentre ride (cioè aperta), che il suo riso t'informi dei dolci semi! O benedetto riso, quel riso che dalla sua bocca mostra aperto il cuore, come perla nascosta nelle pieghe dell'anima; ma disgraziato quel riso che, come quello del tulipano, dalla bocca mostra il negrume del cuore”. Secondo il mistico mussulmano Rumi modo di ridere rivela le profondità del cuore per cui il riso può essere divino, come demoniaco.

Un appello alle istituzioni “affinché pongano in essere ogni sforzo per proteggere i minori”. A rivolgerlo, alla vigilia della Giornata mondiale contro lo sfruttamento del lavoro minorile, in programma il 12 giugno, è stato il Papa, prima dei saluti ai fedeli di lingua italiana collegati attraverso i media per seguire l’udienza, trasmessa in diretta streaming dalla biblioteca privata e dedicata alla figura di Giacobbe.

Boccaccio nel Decamerone prende spunto da ciò che accadde a Treviso il mattino del 10 giugno 1315. Ma chi era Enrico? Veniva dal Tirolo; giunto a Treviso forse in cerca di lavoro, rimase vedovo e una volta sistemato il figlio si diede al vagabondaggio per le vie della città. Un barbone come tanti, diremmo noi. Ma quel mendicante non era uno che viveva alle spalle degli altri.

I dati di oggi, forniti alle ore 8 alle ore 17 dalla Regione Veneto, fotografano un’ulteriore ritirata del Covid-19 dalla nostra regione. I nuovi contagi registrati sono tre (2 a Verona e uno a Padova), mentre, per quanto riguarda i ricoverati, nelle terapie intensive ci sono ancora 15 pazienti “negativizzati” e in area non critica 72 positivi e 227 negativizzati. In Italia 79 morti, superati in totale i 34mila.

Nessuno tra i monaci si aspettava l’arrivo di tanta gioventù, costituita da un buon numero di atei e agnostici, Che poteva dare loro quella comunità di monaci? Un clima di preghiera.

Il sito della Pastorale giovanile della nostra diocesi (www.pastoralegiovanile.it) si “attrezza” per accompagnare le attività che potranno svolgersi durante il periodo estivo. Si intendono offrire indicazioni e suggerimenti per cominciare ad attuare una progettazione pastorale estiva in loco, a partire dalla normativa – ministeriale e regionale – vigente.

Un pellegrinaggio “per rappresentanza” quello vissuto dalla nostra Diocesi venerdì pomeriggio 5 giugno a Padova, alla basilica di Sant’Antonio durante la Tredicina per la festa del Santo. Così l’ha definito il vescovo Michele, nel suo saluto all’inizio della celebrazione. Un centinaio, infatti, i fedeli partecipanti dalla diocesi di Treviso.

“L'uomo è un essere narrante – ci ha ricordato recentemente papa Francesco – Fin da piccoli abbiamo fame di storie come abbiamo fame di cibo. Che siano in forma di fiabe, di romanzi, di film, di canzoni, di notizie... le storie influenzano la nostra vita anche se non ne siamo consapevoli”.

“...Sai come spiego il mistero di un solo Dio in tre persone? Non parlo di uno più uno più uno: perché così fanno tre. Parlo di uno per uno per uno: e così fanno sempre uno. In Dio, cioè, non c'è una persona che si aggiunga all'altra poi all'altra ancora. In Dio ogni persona vive per l’altra...". Così don Vincenzo, un prete che lavorava tra gli zingari, spiegò un giorno al suo vescovo come lui parlava della Santissima Trinità. Quel vescovo era mons. Tonino Bello.