Chiesa

Il tema di quest’anno della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani (18-25 gennaio) ha come riferimento la liberazione del popolo di Israele dalla schiavitù d’Egitto; la proposta viene dalla regione dei Caraibi, che in questo evento rilegge la propria storia e la presenza del Vangelo nella propria terra. Giovedì 25 alle 20.30 veglia diocesana in cattedrale. Altri appuntamenti a Castelfranco e a Loreggia.

Il presidente dei vescovi peruviani presenta la visita del Papa ma non rinuncia a toccare alcuni temi “caldi” legati alla visita, come la situazione politica e la corruzione, o, sul versante ecclesiale, il Commissariamento da parte del Vaticano, deciso la scorsa settimana, della società di vita apostolica “Sodalizio di vita cristiana”. Una scelta che il presidente della Cep giudica “molto opportuna”.

“Voglio soffermarmi e salutare in modo speciale i membri del popolo Mapuche, così come gli altri popoli indigeni che vivono in queste terre australi: Rapanui (Isola di Pasqua), Aymara, Quechua e Atacama, e molti altri”. Il primo pensiero del Papa, nella messa celebrata oggi nell’aerodromo di Maquehue, “nel quale si sono verificate gravi violazioni di diritti umani”, è per le popolazioni autoctone, salutate all’inizio con alcune espressioni prese dalla loro lingua.

"Speriamo che la visita del Papa in Cile possa portare la pace e che i mapuche siano ascoltati dai cileni. Tra noi c'è molto scontento": lo dice al Sir Rosa Namuncurá, leader mapuche dell'associazione "Lonco calfucura"e pronipote del beato Ceferino Namuncurá, mapuche della Patagonia argentina. "Chiediamo il rispetto dei diritti ancestrali del nostro popolo" e "la libertà di portare avanti la nostra spiritualità, di parlare con Dio - afferma -. Ma la politica, lo Stato del Cile, è contro di noi. Noi vogliamo solo la pace e la giustizia".

Il Cile ferito e deluso attende da Papa Francesco “una parola di difesa per i più vulnerabili attraverso l’impegno per la solidarietà; una parola di speranza che scaturisce dalla fede, che non ignora le difficoltà ma, al tempo stesso, non si rassegna perché è capace di vedere la luce nell’oscurità del tunnel della vita”. Intervista al gesuita padre Tony Mifsud, direttore della rivista “Mensaje”.

Il tema del Messaggio di papa Francesco per la Giornata mondiale del migrante e del rifugiato, che si celebra domenica 14 gennaio, ruota attrono a quattro verbi. La presenza fra noi di collettività migranti richiama all’attenzione della Chiesa e della società questi quattro verbi, che indicano azioni necessarie anche fra noi tutti: accogliersi reciprocamente nelle proprie diversità, proteggere la dignità gli uni degli altri, promuovere le capacità originali di ciascuno, integrarsi in una rete di relazioni che facciano crescere il bene comune.

Il Papa troverà in questo viaggio una maggiore “freddezza” da parte di una popolazione in gran parte occidentalizzata e secolarizzata, mentre la Chiesa cattolica ha sofferto negli ultimi anni un forte calo di popolarità. Ce lo conferma da Santiago del Cile Mariano Malacchini, trevigiano, cattolico impegnato, insegnante ed imprenditore.

Nella prima parte della "due giorni" i Vescovi hanno ascoltato l'intervento e la testimonianza di alcune persone significative che hanno raccontato, a loro volta, come il Vescovo è percepito oggi. Nella successiva riunione forte presa di posizione sulle scuole dell'infanzia: "Oggettivo danno alle famiglie e alle comunità locali.

Dedicato alla Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo, a 70 anni dalla sua adozione, il discorso del Papa al Corpo diplomatico. "Integrare" la parola d'ordine per affrontare la questione dei migranti, di cui l'Europa deve essere fiera, dice Francesco insieme al "grazie" per l'impegno dell'Italia.

Una Eucarestia vivace e colorata, quella di sabato 6 gennaio in Cattedrale a Treviso, con il Vescovo molti cristiani cattolici provenienti da almeno quattro continenti, Europa, Asia, Africa e America del centro e del sud.

Gesù, nascendo in mezzo agli uomini, è venuto a "dare a tutti il documento di cittadinanza". Così, nel "presepe" di Papa Francesco evocato in questo tempo di Natale, trovano posto i migranti - come Maria, Giuseppe e Gesù - i bambini, i genitori, le famiglie e un "visitatore indiscreto" che sale sui nostri autobus.

"In alcun modo, la violenza può trovare giustificazione. Questo è il messaggio che dobbiamo diffondere in tutto il mondo". Ai cristiani perseguitati e uccisi a causa della fede, il presidente del Pontificio Consiglio per la promozione dell'unità dei cristiani, dedica in questa intervista il suo primo pensiero. "I cristiani nel mondo sono perseguitati e uccisi non perché cattolici o ortodossi, protestanti o luterani ma perché cristiani".

Nel Messaggio per la Giornata mondiale della pace 2018, Papa Francesco invita a non fomentare la paura contro i migranti per motivi politici e a "non respingere profughi e migranti verso luoghi dove li aspettano persecuzioni e violenze". L'intervista a mons. Silvano Maria Tomasi, del Dicastero per il Servizio dello sviluppo umano integrale, originario di Casoni.

Oltre alla comunità di Visnadello, era davvero presente la Chiesa diocesana, con numerosi sacerdoti e laici, per dare oggi l’ultimo saluto a Francesco Fedato, morto lo scorso 22 dicembre all’età di 84 anni. Il rito è stato presieduto dal vicario generale della Diocesi, mons. Adriano Cevolotto. L'omelia è stata affidata a padre Luigi Bassetto.

“Oggi, mentre sul mondo soffiano venti di guerra e un modello di sviluppo ormai superato continua a produrre degrado umano, sociale e ambientale, il Natale ci richiama al segno del Bambino, e a riconoscerlo nei volti dei bambini, specialmente di quelli per i quali, come per Gesù, non c’è posto nell’alloggio”, ha detto il Papa durante il messaggio Urbi et Orbi nel giorno di Natale. Francesco ha invocato la pace sulla Terrasanta.

Se avremo saputo nutrire di Cristo la nostra attesa, riceveremo in dono la comprensione del Natale come affermazione umile e risoluta del Dio che si è fatto uomo perché ha tanto amato il mondo. Questo renderà i cristiani capaci di narrare con il linguaggio della nostra cultura in continuo mutamento la perenne “buona notizia” che riguarda tutta l’umanità.

Uomo di grande spiritualità e dedicato alla sua Chiesa, è stato senza dubbio uno dei laici maggiormente hanno influito sulla formazione dei giovani nel dopoconcilio. Ha infatti avuto un importante ruolo nell'ambito dei percorsi di ricerca vocazionale ed ha a lungo seguito gli obiettori di coscienza della Caritas tarvisina e la loro formazione.

Nel tempio di San Nicolò, venerdì 15 dicembre, si è svolta la Celebrazione di preghiera per il Cammino Sinodale Diocesano. Il Vescovo ha spiegato la necessità di “mettere sapientemente insieme Vangelo e storia, discepolato di Gesù e situazioni di vita. E questo vogliamo farlo insieme”. Anche a costo di qualche fatica supplementare.

“Come annunciatore del Vangelo il Natale mi mette in difficoltà”, confessa mons. Gardin nel suo Messaggio di auguri, osservando il contrasto tra luci, consumi e il contesto della nascita di Gesù. “Il mio Natale - scrive il Vescovo - comincia da qui: dall’assaporare quanto più possibile la bellezza, il profumo, la fragranza di questa grande notizia: è venuto per tutti, perché Dio ha tanto amato il mondo, perché nessuno vada perduto. A voi, fratelli e sorelle della mia Chiesa, auguro che il Natale vi apra gli occhi sulla bontà di Colui che viene, e viene per tutti: questo vi dia una gioia intima e grande, che si veda, e vi faccia crescere nell’accoglienza aperta, calda, coraggiosa verso tutti”.

Perché andare a messa la domenica? È la domanda al centro dell'udienza di oggi, pronunciata dal Papa in Aula Paolo VI. Prima un saluto alle ong cattoliche.

La Facoltà teologica triveneta ha inaugurato il suo tredicesimo anno di vita con la prolusione del prefetto della Congregazione per l’educazione cattolica. Sulla scia del pensiero di papa Francesco, è emersa un’immagine della teologia che non resta “a tavolino”, ma che si apre alla finalità evangelizzatrice nella reale e storica condizione in cui vivono gli uomini.

C’è più bisogno di senso che di verità. La fede, se c’è, prima di dare credito a Dio deve dare senso alla vita. E l’unica testimonianza che può fare presa è l’eccedente umanità di Gesù. Sembrano questi i tratti caratterizzanti il rapporto tra giovani e fede, secondo il sociologo Alessandro Castegnaro.

Ci sarà un impegno a coinvolgere più capillarmente le comunità cristiane dopo questi mesi nei quali sono state protagoniste le Assemblee diocesane e vicariali. La liturgia di venerdì 15 sarà un momento prezioso di incontro e di preghiera per rinnovare la disponibilità a camminare come discepoli di Gesù alla ricerca di un nuovo stile di Chiesa.

Essere di Azione cattolica, per molti uomini, donne, giovani e ragazzi significa ancora oggi, dopo 150 anni di storia, la bellezza di vivere con gli altri una profonda esperienza di chiesa, di comunione, di condivisione, di amicizia.

La veglia diocesana di Avvento ha raccolto un migliaio di giovani tra il chiostro del Seminario e il tempio di San Nicolò, prima tappa verso il Sinodo dei giovani. “Il Papa insegna a tutta la Chiesa a mettersi in ascolto dei giovani - ha detto il Vescovo -, per rispettare voi e quello che vi abita dentro; per volervi bene davvero”.