Chiesa

Italo Calvino confessa che nel suo lavoro di scrittore “l'operazione è stata il più delle volte una sottrazione di peso”. E’ questa leggerezza che Gesù ci invita a ritrovare, se viviamo facendo a meno di tante cose che sembrano indispensabili, ma non lo sono.

“All’inizio del mese dedicato alla Madonna, ci uniamo in preghiera con tutti i santuari sparsi per il mondo, con i fedeli e con tutte le persone di buona volontà, per affidare nelle mani della nostra Madre santa l’umanità intera, duramente provata da questo periodo di pandemia”.

Per vivere bene la Messa bisogna fare semplicemente una cosa: dimenticarsi, non rimanere aggrappati a noi stessi, preoccupati delle cose storte che ci portiamo dentro. 

La condizione fondamentale per la vita del singolo credente e della comunità è “rimanere in Gesù”: proprio come il tralcio, che non può portare frutto se non rimane unito alla vite

Anche se convinti che il Signore porge l'orecchio alle nostre domande, avvertiamo che facendole passare attraverso Maria, acquistano una limpidezza nuova, e hanno il fascino di incantare il cuore di Dio. La Madonna è infatti Madre di Misericordia.

Appuntamento per il 23 maggio alle ore 16 nel tempio di San Nicolò a Treviso o in diretta streaming in una chiesa a scelta della Collaborazione pastorale, nella propria chiesa o in una sala parrocchiale

La carta di regalo ci introduce come in uno spazio d'attesa che rende l'incontro con il dono ancor più desiderabile. Forse dovremmo osservare così il creato. Dio ha "incartato" nella bellezza della natura i suoi doni. Così ci appare una primavera in fiore. 

È bello poter accogliere ogni nuovo giorno, senza lasciarsi avvolgere dall'istintivo pensiero che potrebbe un giorno nero o un giorno da dimenticare. Lo Spirito che soffia dove vuole sa gettare semi di speranza ovunque.

Al termine della celebrazione il vescovo Michele ha consegnato al sindaco di Treviso e al prefetto il progetto diocesano per il fondo di comunità a favore di famiglie e imprese: “Il nostro tempo chiede di camminare leggeri, di portare con noi l’essenziale. Un «essenziale» che sia segno e germe di speranza. Ripartiamo da qui e portiamo con noi il segno della speranza e della cura, ascoltiamo l’appello che la nostra vicenda ci rivolge: alla solidarietà, alla responsabilità"

Papa Francesco ci ha ricordato che “il diavolo entra attraverso le tasche”. Allora quale speranza coltivare? Quella del larice, l’albero che vive sereno con quello che ha, e per questo cresce in zone aride e impervie. La saggezza biblica ci parla di una sobrietà che non è pauperismo.

Martedì 27 aprile in Cattedrale alle ore 18.30, il vescovo di Treviso Michele Tomasi presiederà la Liturgia eucaristica nella Solennità di San Liberale, patrono della Città e della Diocesi di Treviso. Al termine il Vescovo consegnerà a Sindaco e Prefetto il progetto del fondo di comunità per famiglie e imprese.

"Chi non è capace di sedersi sulla soglia dell'istante...non conoscerà mai la pace serena e illuminata dello stare-con" (p. Perrin).

C'è una parte di noi che non ha bisogno di parole per esprimersi. Ciò vale anche per la nostra vita di fede come sosteneva san Paolo che invitava ad essere "il buon profumo di Cristo."

Gandalf: "Cerco qualcuno con cui condividere un'avventura che sto organizzando, ed è molto difficile trovarlo". Bilbo: "Lo credo bene...Noi siamo gente tranquilla...e non sappiamo che farcene delle avventure. Sono brutte, fastidiose e scomode! Fanno tardi a cena. Non riesco a capire cosa ci si trovi di bello"

Ciò che tante volte ci manca è "l'umiltà". Il termine stesso, derivante dal latino "humus", terra, ci riporta alla verità di noi stessi. Ma, lungi dal favorire un senso di inferiorità, l'umiltà è la capacità di abitare con serenità la propria esistenza, riconoscendola nei nostri lati positivi e accettandone i limiti.

Ciò che conta è che questo nostro tempo non vada sprecato in sterili attese, ma venga piuttosto impiegato nell'ascolto della più profonda delle voci che ci stanno interpellando

L'accompagnamento alla chiamata non è mai qualcosa di solitario e individuale, ma un evento comunitario. Anche in quest'ottica la nostra diocesi si troverà a pregare sabato 15 maggio alle 20.15, in Cattedrale

Nei racconti della Resurrezione di Gesù tutti sono in movimento. Non può esistere un cristiano fermo, chiuso in sé. Non pensiamo, però, solo a percorsi geografici.

E’, forse, questa una delle frasi più celebri della letteratura del XX secolo. Tratta dal dialogo tra la volpe e il piccolo principe, continua a trasmettere la sua limpida verità. Eppure questo segreto “molto semplice” è tutt'altro che banale.

"Tre monaci andavano ogni anno da abba Antonio. Due di loro lo interrogavano sui pensieri e sulla salvezza dell'anima, il terzo invece taceva sempre e non chiedeva nulla. Dopo lungo tempo abba Antonio gli dice: "E' tanto ormai che vieni qui e non mi chiedi nulla". Gli rispose: "A me, abba, basta il solo vederti".

La favola di Andersen ci tocca sempre per quel messaggio di speranza che cogliamo nella trasformazione del brutto anatroccolo in uno splendido cigno. C’è, talora, un mistero di sofferenza e di incomprensione che prepara, poi, una vita che non si sarebbe immaginata così bella.

La tua identità più profonda non è legata a ciò che hai o che fai, ma a ciò che sei. Noi nasciamo quando scopriamo che Qualcuno ci ha pensato e amato prima che noi fossimo.