Chiesa

La predicazione di Filippo, detto Pippo buono, non era dotta e retorica, non voleva accarezzare le orecchie quanto invece “ferire li cori con le parole infocate dello Spirito”. Un fuoco anche di allegria, fino alla burla, con scandalo di tanti cristiani formalisti. Era solito dire che “il diavolo ha paura della gente allegra”.

Il tempo della prova che nella sua “prima fase” ci stiamo lasciando alle spalle, lo auspicava papa Francesco nella Preghiera del 27 marzo scorso, dovrebbe essere stato una sorta di “crogiolo” utile per riscoprire la realtà della fraternità. Questa purificazione, però, più che essere già avvenuta si presenta ancora come un compito che ci sta innanzi.

“Dio, devo vedere il tuo volto questa mattina, il tuo volto attraverso i vetri polverosi della finestra, fra il vapore e il furore; devo sentire la tua voce senza il clangore della metropoli. Sono stanco Dio, non riesco a scorgere il tuo volto in questa storia”. Questa invocazione, che ha le risonanze dei salmi biblici, è di Jack Kerouac (1922-1969), autore del libro “Sulla strada”, divenuto “vangelo” della “beat-generation”.

Alcuni versi di uno dei massimi poeti del Novecento, Biagio Marin (Grado, 1891-1987), composti nel dialetto della sua isola, ci giungono come un'eco profonda della festa dell'Ascensione che oggi celebriamo. C'è una tensione in tutta la poesia di Marin espressa nei simboli del volo, dell'altezza, dello slancio verso un luogo lontano.

Lo Spirito di pietà si incarna nel quotidiano in un abbraccio, in una telefonata a un anziano che è rimasto solo, in un sorriso che rasserena, in una parola che rappacifica, nello sforzo di vincere il male con il bene; esso infatti non si esercita solo verso chi è buono, o ci piace, o ci asseconda

Venerdì 22 maggio il vescovo Michele, nella chiesa Immacolata del Seminario, ha presieduto la Celebrazione eucaristica con l’istituzione dei ministeri di lettore e di accolito per la nostra diocesi. Saranno a servizio, rispettivamente, della Parola e dell'Eucaristia.

“Quello che la piccola Momo sapeva fare come nessun altro era: ascoltare... Lei stava soltanto lì e ascoltava con grande attenzione e vivo interesse. Mentre teneva i suoi vividi grandi occhi oscuri sull'altro, l'altro sentiva con sorpresa emergere pensieri che mai aveva sospettato di possedere”. Così Michael Ende, noto per il suo capolavoro “La storia infinita”, nel romanzo “Momo” ci parla di uno dei doni più rari che si possa trovare nel nostro frenetico tempo

“L'uomo di fede non è lo spettatore del mondo, è l'attore di Dio: Non guarda le montagne, le sposta... La realtà non sta nelle montagne, ma nel loro spostamento... Anche l'impossibile fa parte del reale” Queste folgoranti affermazioni del filosofo, scienziato, Bernard Ronze (1927-2004) ci sferzano a vivere e pensare la fede come una forza che non tanto modifica il reale, ma lo rende tale. La fede crea una realtà nuova. 

"Lunedì 18 maggio, giorno in cui sarebbe stato possibile partecipare, di nuovo, alla celebrazione eucaristica dal vivo, lo abbiamo proprio aspettato. Non è stato neanche necessario dircelo che saremmo andati. Di fatto non ce l’eravamo detti", scrive un coppia di sposi. Don Giacometti: " I fedeli rispondevano e cantavano più del solito".

“Il pranzo di Babette”, riproposto nell'omonimo film, Babette è la straordinaria cuoca del più celebre locale di Parigi, che fugge in Norvegia, a causa dell'insurrezione francese, senza rivelare la sua vera identità. Per quindici anni vive a servizio di due anziane sorelle dedite alla memoria del loro padre, pastore protestante, quando inaspettatamente vince diecimila franchi alla lotteria. Decide allora di spenderli tutti per offrire ai pochi abitanti del villaggio una cena come lei sola sa fare.

“Bisogna accogliere i libri come si accolgono i poveri: vedendoli come degli inviati da Dio”. E’ la sorprendete raccomandazione di un giovane monaco russo, Alexander Siniakov, nella sua autobiografia “Come la folgore sorge da oriente”.

Furono giorni di intensa preparazione all'incontro con il Signore, quelli che frate Antonio visse qui nella preghiera e nello studio assiduo della Sacra Scrittura, dovendo anche portare a termine i “Sermones”: schemi di omelie per ogni domenica.

Il dono della scienza aiuta a vivere il quotidiano cercando di conoscere approfonditamente la realtà, e sapendo che questo chiede fatica, e lavoro; è di guida nel riconoscimento e nel rispetto per le competenze altrui, per il sapere di chi ha impegnato tanti anni ad approfondire le cose per migliorare la vita propria e del prossimo. È dono umile, la scienza,  antidoto potente alla presunzione di essere onniscienti: uno solo è Dio, uno solo il Signore, solo lui ha uno sguardo capace di cogliere il tutto delle cose, e noi ne partecipiamo per grazia nella piccola parte che ci è stata affidata.

“Non si tratta semplicemente della riapertura di un luogo sacro, delle nostre chiese che sono sempre rimaste aperte. Si tratta piuttosto di ritornare a manifestare il nostro essere comunità, il nostro essere famiglia. Del resto, è l’Eucaristia che fa di noi una comunità, una famiglia, perché, come dice san Paolo, noi che ci nutriamo di un unico pane siamo chiamati a formare un solo corpo”. Così il card. Gualtiero Bassetti, presidente della Cei, in un videomessaggio per la ripresa delle celebrazioni con il popolo.

Padre Federico Lombardi traccia per il Sir un ritratto di Giovanni Paolo II, di cui ha seguito tutto il pontificato, prima come giovane redattore di Civiltà Cattolica e poi come direttore di Radio Vaticana e della Sala Stampa della Santa Sede. "Ho avuto la sensazione di trovarmi di fronte ad un gigante, ad una personalità che avrebbe lasciato un segno profondo nella storia", rivela: "un maestro dei popoli, un pastore dell'umanità nel suo insieme".

Hanno pregato insieme per le vocazioni, il vescovo Michele e i giovani, sabato sera, 16 maggio. Insieme, anche se da lontano: i giovani nelle proprie case e il Vescovo nella chiesetta della Cappellania universitaria “Oasi santa Bertilla” di Treviso, ospite delle suore Maestre di santa Dorotea, insieme a don Paolo Slompo, direttore dell’ufficio diocesano di Pastorale giovanile, e a don Giancarlo Pivato, direttore del Centro diocesano Vocazioni. C

Invitati dal Vescovo, hanno partecipato alla messa i referenti delle Ulss trevigiana e veneziane: Francesco Benazzi e Livio Dalla Barba, rispettivamente direttore generale e direttore sanitario dell’Ulss 2 Marca trevigiana, il direttore generale dell’Ulss 4 Veneto Orientale, Carlo Bramezza, il direttore sanitario dell’Ulss 3 Serenissima, Michele Tessarin, “rappresentanti del mondo della sanità: le aziende sanitarie, gli ospedali, i medici, gli infermieri, gli operatori socio-sanitari, tutti coloro che in molti modi lavorano per la difesa della salute di tutti i cittadini” ha detto il Vescovo, ringraziandoli della loro presenza e del loro impegno in questi mesi.

Più volte Giovanni Paolo II ha ricordato il giorno della sua nascita, di cui oggi ricorre il centenario. Era solito evidenziare che al momento del parto mamma Elena aveva chiesto alla levatrice di aprire la finestra, perché i primi suoni a giungere all’orecchio del neonato fossero i canti in onore di Maria. 

Nelle sue memorie: “Storia di un'anima”, si riconosce proprio in un piccolo fiore del giardino di Dio. Teresa è convinta che “come il sole illumina nello stesso tempo i cedri e ogni fiorellino, come se questo fosse solo sulla terra, allo stesso modo Nostro Signore si occupa singolarmente di ogni anima...in modo da far sbocciare nel tempo stabilito la più umile pratolina”.

Non era andato diversamente per Maria, quel giorno a Nazaret, quando “l’angelo entrò da lei...” (Luca 1,26); e la prima richiesta che i discepoli rivolsero a Gesù fu: “Maestro, dove abiti...” (Giovanni 1,38). “La casa è l'uomo. Dimmi come abiti e ti dirò chi sei” (M. Praz).