Chiesa

Appello di Francesco, durante il messaggio di Natale Urbi et Orbi, per la pace e contro il terrore e la violenza: “Dove nasce Dio, nasce la speranza. Dove nasce Dio, nasce la pace. E dove nasce la pace, non c’è più posto per l’odio e per la guerra".

Il Vescovo, tenendo conto dell’invito del Papa ad estendere quanto più possibile la possibilità per i fedeli di incontrare la Misericordia di Dio attraverso l’indulgenza giubilare, ha disposto l’apertura di una porta santa nel Duomo di San Donà, nel santuario delle Cendrole a Riese Pio X e nei Santuari Antoniani a Camposampiero.

Mons. Gardin presenta agli amministratori l’enciclica Laudato si’. L’invito a diffondere tra i cittadini una vera cultura ecologica. Con l’educazione e scelte concrete.

Nel suo terzo discorso alla Curia Romana per gli auguri natalizi, il Papa stila un "catalogo di virtù necessarie" per andare avanti nel processo di riforma della Chiesa nonostante gli scandali. "La riforma andrà avanti", assicura, parlando di "antibiotici" dopo il "catalogo delle malattie curiali" dell'anno scorso.

"Il presepe - ricorda tra l'altro mons. Gardin - non è semplicemente un ornamento “tradizionale”, non ci serve per prendere le distanze dagli altri, ma ci fa scorgere nel Gesù della Natività colui che si presenta fin dall’inizio l’uomo “per gli altri”, il quale non trattiene nulla per sé".

il Papa ha auspicato che il Giubileo possa "aprire il cuore" ai romani e possa dar loro la grazia di "sentirsi scartati". "L'entrata nella Chiesa non si paga con i soldi" né con le onorificenze. "No" a lusso, potere, ricchezze, sufficienza, vanità, orgoglio. "Sì" all'umiltà, alla povertà e al Dio "nascosto" nei bisognosi, negli affamati, negli ammalati, nei carcerati.

Mons. Henry D’Souza, che aveva iniziato il processo di beatificazione: “Madre Teresa continua questa sua materna protezione per me e per l’umanità intera ancora adesso”. Il miracolo approvato ieri sera da papa Francesco. Giovanni Paolo II la definì “l’icona della missione nel XXI secolo”. Papa Francesco la propone come modello per le “opere di misericordia” in questo Giubileo.

Diciassette famiglie, cinque parrocchie e tre istituti religiosi: sono le prime porte che si spalancano del progetto “Rifugiato a casa mia”, che sta prendendo forma e si sta diffondendo nel territorio della Diocesi di Treviso. Il progetto è “opera segno” della nostra Chiesa diocesana nata nel contesto dell’Anno della Misericordia.

“Vinci l’indifferenza e conquista la pace” è il tema della 49ma Giornata mondiale della pace (1° gennaio 2016). Nel messaggio papa Francesco ammonisce contro la “globalizzazione dell’indifferenza”, l’anestetizzazione delle coscienze, il “cancro sociale” della corruzione, e chiede gesti concreti come la totale abolizione della pena di morte.

“Davanti alla Porta Santa che siamo chiamati a varcare, ci viene chiesto di essere strumenti di misericordia, consapevoli che saremo giudicati su questo", ha detto il Papa nel'aprire la porta della Cattedrale di Roma. Nell giornata di oggi aprono le porte sante nelle diocesi di tutto il mondo. Un atto senza precedenti.

Ecco il testo integrale dell'omelia pronunciata dal vescovo Gianfranco Agostino Gardin in occasione del rito di apertura del Giubileo nella Cattedrale di Treviso. "La misericordia di Dio ha detto - è la prima verità della Chiesa, la fondamentale bella notizia”.

"Aprite le porte della giustizia, entreremo a rendere grazie al Signore. E' questa la porta del Signore: per essa entriamo per ottenere misericordia e perdono". Con queste parole il Vescovo ha aperto oggi pomeriggio la Porta santa della Cattedrale di Treviso. Oltre 3.500 i fedeli che hanno partecipato alla celebrazione per l'apertura del Giubileo straordinario della Misericordia; 120 i sacerdoti concelebranti. Un plauso all'organizzazione e a tutti coloro che hanno contribuito al servizio in piazza Duomo e nelle vie limitrofe, dalle Forze dell'Ordine ai volontari, che mons. Gardin ha ringraziato al termine della Messa.

Domenica 13 dicembre l’avvio di questo anno straordinario viene vissuto con la celebrazione eucaristica solenne presieduta dal Vescovo. L’appuntamento è in piazza Duomo a Treviso alle ore 15.30. Ad accogliere i pellegrini un allestimento delle colonne della Cattedrale davvero particolare.

Perché è il primo di un Papa latinoamericano... perché è la prima volta che si apre la Porta Santa di San Pietro a Giubileo iniziato, otto giorni prima, nella Repubblica Centroafricana... perché sono due i Papi, uno emerito e l’altro regnante, presenti nell’atrio della basilica vaticana... perché fa memoria della conclusione del Concilio ecumenico Vaticano II.

Davanti alla porta santa, e subito prima di accingersi ad aprirla, papa Francesco fa risuonare in tutta piazza San Pietro le parole pronunciate da san Giovanni Paolo II durante l’apertura della porta santa del Giubileo del Duemila. Subito prima, l’abbraccio fraterno con il Papa emerito, Benedetto XVI.

“Dobbiamo anteporre la misericordia al giudizio, e in ogni caso il giudizio sarà sempre nella luce della sua misericordia”. È l’invito centrale dell’omelia del Papa, che alle migliaia di persone presenti oggi, 8 dicembre, in piazza San Pietro ha ribadito che “questo Anno Straordinario è dono di grazia”.

Monsignor Fisichella ha presentato i primi appuntamenti del calendario giubilare. L'8 dicembre l'apertura della Porta Santa a San Pietro e la "festa della luce", il 13 dicembre l'apertura delle Porte Sante nel mondo. Il 18 dicembre il primo "segno" di misericordia scelto dal Papa: l'apertura della Porta Santa dell'ostello della Caritas. Ottocento i "missionari della misericordia", da 100 a 1000 al giorno i volontari. 

Colonne "affrescate" con opere d'arte ispirate alle pagine evangeliche sulla misericordia, riproduzioni giganti di sei tele di un'artista francese, Marie Malherbe. L'allestimento curato per l'apertura della Porta Santa, previsto per il 13 dicembre.

Il sociologo Alessandro Castegnaro, direttore dell’Osservatorio socioreligioso del Triveneto, intervenuto lunedì 30 novembre all’incontro del Consiglio pastorale diocesano. Proposta una lettura del nostro contesto socio-religioso per dare un seguito a quanto emerso dal Convegno di Firenze.

Mons. Mario Salviato, vicario episcopale per la Pastorale, sta seguendo gli ultimi preparativi per la grande celebrazione di domenica 13 quando il Vescovo aprirà la Porta santa della chiesa Cattedrale. Ci anticipa come le nostra Ciesa vivrà l'anno giubilare e quali saranno le principali iniziative.

Gli iscritti sono 494mila, suddivisi in 2.346 gruppi provenienti da 144 Paesi, oltre 20mila volontari, 6500 giornalisti. Attesi almeno 100mila italiani. Nella nostra diocesi alcuni incontri hanno presentato ai giovani i contenuti e le proposte del pellegrinaggio, nelle due forme, lunga o breve.

“Rimanere uniti perché cessi ogni azione che, da una parte e dall’altra, sfigura il Volto di Dio e ha in fondo lo scopo di difendere con ogni mezzo interessi particolari, a scapito del bene comune”.  E' l’invito del Papa, nell’incontro con la comunità musulmana a Bangui, nell'ultimo giorno del suo viaggio in Africa.

“Bangui diviene la capitale spirituale del mondo”, ha detto il Papa davanti alla Porta Santa della cattedrale, nella capitale della Repubblica Centrafricana. “L’Anno Santo della Misericordia viene in anticipo in questa Terra, che soffre per la guerra e l’odio, l’incomprensione, la mancanza di pace. Ma in questa terra sofferente ci sono anche tutti i Paesi che stanno passando attraverso la croce della guerra. Bangui diviene la capitale spirituale della preghiera per la misericordia del Padre".

Vegliare è un modo di vivere nuovo. Perché c’è una luce che illumina noi e quello che sta accadendo attorno a noi. Perché c’è una speranza, non riposta soltanto nelle nostre forze ma nella forza di un Dio che vive tra noi. Nessuno permetta al mondo circostante, luccicante nei negozi, di rubarci il natale della fede.

Tamburi, corni. Hanno il ritmo di questi strumenti le danze all’aeroporto di Entebbe. È l’accoglienza riservata alle persone di riguardo; ma è anche lo stile di questo continente che, pur attraversato da ferite e violenze, sa guardare sempre in modo positivo. 

 Il Vangelo, ha sottolineato Francesco, “ci impone di uscire verso le periferie della società e di trovare Cristo nel sofferente e in chi è nel bisogno. Il Signore ci dice, con parole inequivocabili, che ci giudicherà su questo!”.

A ricordarlo è stato questa mattina, 27 novembre, Papa Francesco, nel corso della sua visita al quartiere povero di Kangemi, a Nairobi. Un incontro scandito da danze e canti tipici della popolazione locale. Tra i presenti, anche rappresentanti di alcune baraccopoli argentine.