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A La Rioja la beatificazione del "Romero argentino" e di altri tre martiri della dittatura

Il vescovo Enrique Angelelli, ucciso “in odium fidei” il 4 agosto 1976 durante il terribile periodo della dittatura militare, viene beatificato il 27 aprile. Insieme a lui i sacerdoti Carlos Murias e Gabriel Longueville e il laico Wenceslao Pedernera, uccisi dagli “incappucciati” a servizio della dittatura pochi giorni prima del loro vescovo. Un prete diocesano francese, un religioso, un laico e un vescovo. Diverse vocazioni, ma tutti beati, perché tutti martiri, vittime degli stessi carnefici.

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A La Rioja la beatificazione del "Romero argentino" e di altri tre martiri della dittatura

E' un giorno storico, sabato 27 aprile alle 10 (ora locale), per tutta la Chiesa argentina, e particolarmente per la diocesi di La Rioja, città nordoccidentale ai piedi delle Ande, capoluogo dell’omonima provincia. Il vescovo Enrique Angelelli, da molti battezzato come il “Romero argentino”, ucciso “in odium fidei” il 4 agosto 1976 durante il terribile periodo della dittatura militare, sarà beatificato. Il rito, che sarà celebrato nel parco cittadino a La Rioja, non riguarderà solo il vescovo Angelelli, ma anche i sacerdoti Carlos Murias e Gabriel Longueville e il laico Wenceslao Pedernera, uccisi dagli “incappucciati” a servizio della dittatura pochi giorni prima del loro vescovo. Un prete diocesano francese, un religioso, un laico e un vescovo. Diverse vocazioni, ma tutti beati, perché tutti martiri, vittime degli stessi carnefici.

Il profilo dei quattro martiri

Padre Carlos Murias, religioso dell’ordine dei frati minori conventuali, e padre Gabriel Louguenville, prete diocesano francese, operavano nella parrocchia di San Salvador a Chamical, erano vicini alle battaglie dei campesinos, operavano per la loro dignità e per la giustizia sociale.

Il 18 luglio 1976 furono “prelevati” mentre cenavano in un convento di suore, torturati e uccisi.

Stessa sorte toccò a Wenceslao Pedernera, sposo e padre di tre figli, leader del Movimento rurale dell’Azione cattolica argentina, attivo nella parrocchia della Candelaria a Sañogasta. Fu freddato sull’uscio di casa, davanti alla moglie e ai figli, la notte del 25 luglio.
Il 4 agosto, qualche giorno dopo, mons. Enrique Angelelli stava tornano a La Rioja da Chamiscal. Con sé aveva un dossier sulla morte dei due sacerdoti uccisi il 18 luglio. La Fiat 125 era guidata da padre Arturo Aldo Pinto, lungo una strada esposta e piena di tornanti, quanto una Peugeot 404 si affiancò e spinse deliberatamente la Fiat nel burrone. Doveva apparire un incidente, ma padre Pinto si salvò e fu in grado di raccontare cos’era successo. Si dovuto attendere il 2014 per una chiara sentenza, nella quale si afferma “con certezza” che mons. Angelelli è stato ucciso.

Il vescovo: “Una grande gioia”

“Viviamo una grande gioia – dice il vescovo di La Rioja, mons. Dante Braida -. Molte persone stanno lavorando per la beatificazione e per i tanti eventi collaterali. Partecipano a questa festa tantissime persone da tutta l’Argentina, ma anche dal resto del Continente a che da altre parti del mondo. Mons. Angelelli era una persona molto conosciuta, tanti religiosi e laici lo avevano seguito per condividere la sua opera pastorale qui a La Rioja”. Veglie e vari momenti di approfondimenti si stanno tenendo in questi giorni a Chamiscal, a Sañogasta e, naturalmente, nel capoluogo. Qui, in piazza 25 Maggio sono state allestite quattro tende, una per ciascun martire.

Il messaggio del Vangelo di fa carne

“In vista di questo appuntamento – dice al Sir padre Pablo Delgado, coordinatore della Commissione per la liturgia della beatificazione – tutte le parrocchie sono state coinvolte, anche le più piccole”. Sabato il rito sarà presieduto dal cardinale Angel Becciu, prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi. “In tutto – continua padre Delgado – ci saranno 46 vescovi di tutto il mondo”. Il sacerdote prosegue mettendo in evidenza alcuna caratteristiche del messaggio che viene dai martiri:

“Rappresentano quattro diversi stati di vita, ma comunicano lo stesso messaggio, il Vangelo che si fa vita, si fa carne. Vedo che anche i giovani sono attirati dalla chiarezza e dalla forza di questo esempio”.

Riflette padre Delgado: “Oggi, certamente, in Argentina viviamo tempi diversi, c’è la democrazia. Ma la situazione in questo momento è difficile e resta l’impegno concreto ad agire per la giustizia e a fianco dei più poveri”.

La conoscenza e la stima di Bergoglio

Una testimonianza diretta sullo stile pastorale di mons. Angelelli, ma anche sulla grande stima che di lui ha sempre avuto l’attuale Papa Francesco, arriva al Sir da un sacerdote che ha conosciuto direttamente il vescovo di La Rioja, padre Roberto Queirolo, per tre volte amministratore diocesano nei momenti di avvicendamento del vescovo. “Fui incardinato a La Rioja quando mons. Angelelli era vescovo – ricorda -. Ed ebbi la grande emozione di essere nominato dal vescovo, l’ultimo giorno della sua vita, parroco di Chamical, al posto dei sacerdoti uccisi. Aveva chiarezza intellettuale, era al tempo stesso contemplativo e pratico, studioso e lavoratore nei campi, le braccia erano immerse nella terra e la testa era rivolta al cielo”.
La sua opera pastorale si concentrò nell’impiantare il Concilio Vaticano II: “Animò la Gioc, la Gioventù operaia cristiana, e la Pastorale della terra. Fu prima ausiliare di Cordoba e poi fu nominato vescovo a La Rioja. Qui vennero sette congregazioni religiose, chiamate per mettere in pratica il Concilio. Seppe identificarsi con la storia, portando il Vangelo dentro la condizione del tempo. Fu coraggioso, la sua morte gli era stata annunciata chiaramente e sapeva con certezza che la sua fine era stata decretata”.

Mons. Angelelli era in frequente contatto con l’allora provinciale dei gesuiti Jorge Mario Bergoglio. Come ha documentato il giornalista Nello Scavo nel suo libro “La lista di Bergoglio”, il vescovo affidò al capo dei gesuiti argentini tre giovani seminaristi che rischiavano la vita, perché li mettesse in salvo. Padre Queirolo aggiunge: “Da arcivescovo di Buenos Aires, il cardinale Bergoglio è venuto a La Rioja, è passato per Chamiscal, poi è tornato nel 30° della morte di mons. Angelelli, in quell’occasione parlai con lui. Un po’ di tempo dopo, da amministratore diocesano, partecipai all’assemblea della Conferenza episcopale argentina. Ogni intervento doveva durare tre minuti, quando venne il mio turno parlai di Angelelli, ma mi dilungai e mi fu tolta la parola. Allora, il card. Bergoglio intervenne e chiese che mi fosse concesso il tempo che mi serviva!”.

Fonte: Sir
A La Rioja la beatificazione del "Romero argentino" e di altri tre martiri della dittatura
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