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A Manaus i nostri missionari "ripartono"

I nostri sacerdoti “fidei donum” lasciano l’area missionaria di Sant’Helena e, su richiesta dell’arcivescovo di Manaus, si sposteranno in una nuova grande area missionaria di 250.000 abitanti, che sarà divisa in due: San Francisco e San Pedro. Alla messa di ringraziamento ha partecipato anche il Vicario generale.

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A Manaus i nostri missionari "ripartono"

Accogliendo la richiesta dei vescovi brasiliani di privilegiare le periferie delle grandi città, che stavano registrando delle “invasioni” urbane dall’interno o dalle foreste, la nostra diocesi, quasi 18 anni fa, decise di spostare la propria presenza missionaria da Limoeiro (nel nordest del Brasile) a Manaus (nella foresta amazzonica, sulle rive del Rio delle Amazzoni). Dom Luis Soares Vieira, arcivescovo di Manaus, allora assegnò ai nostri preti un’area missionaria al nord della città: Sant’Helena sarebbe diventata una grande zona, di nuovi e selvaggi insediamenti, dove don Olindo Furlanetto, don Riccardo Zanchin e don Gianfranco Pegoraro avrebbero iniziato a concretizzare un gemellaggio tra Chiese, che nel tempo vide la presenza anche di volontari, famiglie e il succedersi di altri preti. Nei primi anni anche l’area missionaria di S. Monica fu presa in cura dai nostri missionari, poi riconsegnata e ultimamente riaffidata a don Claudio Trabacchin. L’attuale arcivescovo, dom Sergio Eduardo Castriani, ha chiesto alla nostra diocesi di concludere il servizio a S. Helena per spostarsi in un’altra grande area (di circa 250.000 residenti) che è stato deciso di dividere in due: S. Francisco e S. Pedro. Ognuna delle due aree è costituita da 8 comunità.
Domenica 28 dicembre, in una delle chiese di Sant’Helena, dom Sergio ha presieduto la messa con la quale si è voluto ringraziare il Signore del cammino fatto insieme in questi 18 anni. Un cammino che ha visto crescere le diverse comunità, che si sono strutturate nella molteplicità di ministeri, in comunione con la diocesi per la quale i nostri missionari si sono dedicati assiduamente. Sono state edificate chiese e spazi per accogliere le iniziative di evangelizzazione e di carità. L’arcivescovo, con il quale ha concelebrato il trevigiano dom Mario Pasqualotto (ausiliare emerito di Manaus) e diversi preti oltre ai nostri missionari, ha sottolineato, nella disponibilità dei missionari a partire per andare altrove, il vero spirito missionario. Non si parte dall’Italia per andare in una zona e impiantarsi definitivamente creando sicurezze umane, legami che possono diventare anche “dipendenze”. Si parte per rispondere alle richieste di una diocesi che attraverso il suo Pastore può chiedere di lasciare e ripartire. Riconsegnare il lavoro fatto (nel nostro caso a tre preti brasiliani) ci ricorda che rimaniamo sempre e solo servi. Questa libertà, rispetto a quanto “costruito” in questi anni, è stata apprezzata dai preti di Manaus, esprimendo anche loro, come le comunità dell’area missionaria, la stima per la passione e la premura pastorale manifestata da tutti in questo lungo periodo.
Rispondendo al ringraziamento espresso da dom Sergio e dalle comunità alla diocesi di Treviso, come inviato dal nostro Vescovo a rappresentare la diocesi, ho richiamato il fatto che chi è passato per Sant’Helena non era lì a titolo personale ma inviato, portando con sé una comunione di Chiesa che è cresciuta in questi anni. La logica del missionario, la stessa del discepolo, è quella del nomade che pianta la tenda, ma pronto a piegarla per andare a ripiantarla altrove. Perché è il Signore Gesù che invita continuamente ad andare. Anche da parte della nostra diocesi sale un sincero “Obrigado!” al Signore e a questa Chiesa che ormai ci è sorella nella medesima ricerca di fedeltà al Vangelo.

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