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A Marsiglia il nostro apostolato della bontà, sorelle tra la gente

Le Discepole del Vangelo aprono una nuova fraternità nella multietnica Marsiglia. Luogo “di frontiera” con una forte presenza musulmana, la città francese ospita da qualche giorno Francesca, Silvia e Michela, che cercheranno di essere presenza di pace e amicizia, per costruire relazioni di fraternità, con lo stile di Charles De Foucauld

Parole chiave: Marsiglia (2), Discepole del Vangelo (6), Charles De Foucauld (3)
A Marsiglia il nostro apostolato della bontà, sorelle tra la gente

Anche la Francia diventa terra di missione, luogo in cui essere in Cristo esercitando “l’apostolato della bontà”. Charles de Foucauld lo spiegava così: “Se qualcuno mi chiede perché sono dolce e buono, devo rispondere: «Perché sono il servo di uno che è più buono di me; se si sapesse quanto è buono il mio Maestro, Gesù»”.
Così, sorella Francesca Piovesan, Silvia Castelnuovo e Michela Simonetto sono partite la scorsa settimana alla volta di Marsiglia, per la fondazione di una nuova fraternità delle Discepole del Vangelo in terra francese dopo cinque anni dalla fondazione della fraternità di Viviers, in Ardèche.
“Vorremmo provare ad essere in questo nuovo luogo «di frontiera» presenza di pace e amicizia – raccontano –; ci mettiamo in ascolto delle persone e delle comunità che abitano la Cité, dove staremo anche noi, per conoscerci e vivere quotidianamente relazioni di fraternità”.
Marsiglia è la seconda città della Francia dopo Parigi per dimensioni e popolazione; la sua storia spiega la sua conformazione geografica e sociale: rinata dopo l’indipendenza dell’Algeria, ha accolto molti francesi che rientravano dalla terra africana. Nel tempo si è poi trasformata – complice il fatto di essere porto industriale e zona di passaggio – in una città multietnica con le periferie abitate soprattutto da stranieri: arabi, asiatici, persone provenienti dall’Africa nera. I tafferugli nelle banlieue parigine che hanno coinvolto i giovani immigrati di seconda e terza generazione in scontri anche molto violenti non hanno riguardato Marsiglia che mantiene – quasi un controsenso – una forte identità cittadina.
“Il vescovo, mons. Georges Pontie, ci aveva proposto alcune destinazioni: questa ci è sembrata la più rispondente alla spiritualità di Charles de Foucauld”. La nuova fraternità dunque ha trovato casa in un appartamento al 17° piano, alla periferia nord di Marsiglia; dalla cui altezza si scorge maestoso il mare.
“La parrocchia in cui ci inseriremo è tenuta dai Padri Bianchi e questo ci è parso un segno importante, una vicinanza che ci aiuta ad avviare la nuova esperienza – continuano –. Mons. Claude Rault, con il quale avevamo inizialmente progettato di andare in Algeria, sui passi di frère Charles, ha suggerito di andare anzitutto a stabilirci a Marsiglia, perché terra multietnica e in alcuni luoghi a prevalenza musulmana, in una Francia secolarizzata”.
In effetti, il quartiere che le tre sorelle abiteranno è costituito soprattutto da fratelli e sorelle musulmani, un quartiere per la maggioranza arabo e “popolare”, dove si concentrano problemi che sono comuni, purtroppo, a queste zone di periferia: disoccupazione, povertà, devianze.
“Entriamo in punta di piedi in un mondo diverso da quello che finora abbiamo conosciuto – proseguono –, francese e musulmano. La nostra missione ora è qui e ha tante sfumature: vivremo accanto ai fratelli musulmani con cui siamo chiamate a provare a stringere legami di conoscenza, di accoglienza, di amicizia e di pace, nello stile di Charles de Foucauld, senza l’idea di convertire quanti incontriamo. Piuttosto, crediamo sarà interessante comprendere da questa esperienza cosa vuol dire lavorare insieme tra cristiani e musulmani, a servizio del Regno di Dio”.
Senza dimenticare che la comunità parrocchiale in cui la nuova fraternità va ad inserirsi è piccola ma vivace e l’accoglienza riservata a Francesca, Silvia e Michela è stata fin da subito calorosa. “Abbiamo in mente anche quei marsigliesi che si sono allontanati o che sono cresciuti lontano dalla fede ma che, soprattutto quando vivono situazioni di maggiore fatica, come tutti noi, hanno necessità di mettersi in una ricerca di senso”.

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