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A San Nicolò il funerale di don Canuto Toso: una vita per i migranti

Il rito è stato celebrato nel tempio di San Nicolò, alla presenza di moltissimi fedeli e di molti rappresentanti delle sezioni dei “Trevisani nel mondo” da tutta la provincia con i loro labari e di rappresentanti delle comunità etniche di fedeli cattolici.Mons. Tomasi: "Ha dato dignità, ascolto, ha donato pane fisico e spirituale, ha vestito dei panni della dignità, del riconoscimento sociale e del lavoro, ha visitato in tutto il mondo quanti sono partiti a causa del bisogno”.

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A San Nicolò il funerale di don Canuto Toso: una vita per i migranti

“Dalla parte delle pecore. Don Canuto è lì, alla destra del Figlio dell’Uomo, tra coloro che sono benedetti dal Padre. Nella speranza - virtù donata da Dio a coloro che si affidano nella fede al Signore Crocifisso e risorto - nella speranza lo vedo là, perché sempre nella sua vita è stato, senza alcun dubbio, dalla parte delle pecore”: così il vescovo Michele nell’omelia del funerale di don Canuto Toso, il sacerdote diocesano che si è spento nella tarda serata di sabato 1° ottobre, a 91 anni. Membro della comunità dei sacerdoti Oblati, è stato fondatore e per moltissimi anni alla guida dei “Trevisani nel mondo”, direttore per più di dieci anni della Migrantes diocesana.

Nato a San Martino di Lupari il 17 maggio 1931, era stato ordinato sacerdote il 23 giugno 1957. Lo scorso maggio, nell’ambito della Giornata di fraternità sacerdotale diocesana, era stato ricordato anche il suo 65° anniversario di ordinazione sacerdotale.

Il funerale è stato celebrato nel tempio di San Nicolò mercoledì 5 ottobre, alla presenza di moltissimi fedeli e di molti rappresentanti delle sezioni dei “Trevisani nel mondo” da tutta la provincia con i loro labari e di rappresentanti delle comunità etniche di fedeli cattolici. A concelebrare con il vescovo Michele anche i vescovi Paolo Magnani, emerito di Treviso, e mons. Alberto Bottari De Castello, il vicario generale, mons. Giuliano Brugnotto, il vicario per il clero, mons. Donato Pavone, e il vicario per la pastorale, mons. Mario Salviato, insieme a molti altri sacerdoti.

Molti i sindaci presenti, oltre al primo cittadino di Treviso, Mario Conte. Erano presenti anche il presidente della Provincia, Stefano Marcon e l’assessore regionale Federico Caner. Il presidente della Regione Luca Zaia ha inviato un messaggio di cordoglio e di stima per l’operato di don Canuto, e un messaggio è giunto anche dal direttore della Fondazione Migrantes nazionale, mons. Giancarlo Perego.

“Il suo impegno di una vita - ha ricordato il Vescovo -, dei cui frutti dà testimonianza la presenza di tanti qui oggi, è stato quello di dare dignità, ascolto, accompagnamento a quanti ne avevano bisogno, per le vicende spesso faticose e drammatiche della vita. Ha donato pane fisico e spirituale, è stato vicino, ha vestito dei panni della dignità, del riconoscimento sociale e del lavoro, ha visitato instancabilmente in tutto il mondo quanti, partiti da casa a causa del bisogno proprio e delle famiglie, hanno potuto costruire vicende di vita buone e felici, mantenendo il legame vitale con le proprie radici”.

Citando alcune parti del suo testamento spirituale, il Vescovo ha messo in luce la gratitudine al Signore e la gioia di don Canuto per la propria chiamata “a diventare Tuo discepolo e sacerdote, nonostante i miei limiti”. Una chiamata che fin dalle origini ha avuto a che fare con la vicenda degli emigrati prima, di tutti i migranti poi, come dice lui stesso, nel testamento, richiamandosi alla figura della mamma, alla vicenda della sua nascita, al desiderio che nella libertà della sua scelta lo ha poi sempre guidato: “Ho compreso nel tempo che anche mia mamma rientrava nel Tuo Disegno d’amore avendo lei insistito con il papà di avere un altro figlio, prima che egli emigrasse in Argentina. Pur avendone altri tre: Gilda, Mario e Angelino. Era incinta di me da tre mesi quando rimase vedova, morendo il papà in un incidente di lavoro, nella costruzione della chiesa della mia parrocchia, S. Martino di Lupari. Papà Canuto Francesco sarebbe emigrato in Argentina la settimana dopo”. Una visita ai cugini in Canada, nel 1966, gli ha fatto capire che questa poteva diventare una missione pastorale, avendo conosciuto “il bisogno che avevano di relazioni con la Terra di origine, per conservare la loro identità di origine culturale, e cristiana in particolare”.

Don Canuto ripercorre, nel suo testamento spirituale, le tappe del suo ministero sacerdotale: a Carbonera prima, poi a Casoni di Mussolente, cappellano per 10 anni, con l’esperienza pastorale con le Acli. Ancora e, nel 1973, la fondazione dell’Associazione “Trevisani nel mondo”.

Nel 1978 è stato nominato parroco di Sant’Andrea in Riva, dove è rimasto per 17 anni, che ricorda come “indimenticabile positiva esperienza”.

Alla fine di questa esperienza don Canuto entra nella comunità degli Oblati diocesani. “E in questo passaggio - ricorda il Vescovo - arrivava anche la lungimirante nomina da parte del vescovo mons. Paolo Magnani a direttore della Pastorale diocesana delle migrazioni, in un disegno di attenzione ampio e cordiale a tutte le sfide che le persone e i popoli pongono certo alle politiche degli Stati ma soprattutto alla coscienza dei Cristiani e alla Chiesa, sacramento della salvezza voluta da Dio per tutti gli uomini”. Un lungo accompagnamento, il suo, a tanti migranti, che è diventato, come ha ricordato il Vescovo, un “pellegrinaggio di vita”. “Preghiamo insieme il Signore - ha ricordato mons. Tomasi - perché quel pellegrinaggio di vita sia ormai giunto alla meta sperata”.

Al termine della celebrazione, il saluto della “Trevisani nel mondo”, che ha proposto anche la preghiera dell’emigrante e, con la voce di Renzo Rostirolla, l’inno dell’associazione.

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