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A servizio con gioia e libertà - XXVII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Il valore di sentirci “servi inutili” 

A servizio con gioia e libertà - XXVII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

La strada che Gesù sta percorrendo verso Gerusalemme, diventa un “camposcuola” itinerante per la formazione dei suoi discepoli. Di fronte a esigenze che sembrano eccessive, come un perdono concesso sempre a chi lo domanda, i suoi amici non sanno trattenersi dal chiedere: “Aumenta la nostra fede!”. Come a dire: “Signore, possiamo seguirti in questi discorsi e metterli in pratica solo a condizione che tu faccia crescere in noi una fede più forte”.
Del resto, se questi discepoli dovranno diventare apostoli, cioè gli inviati del loro Maestro, come potranno affrontare la missione senza una fede sempre più vera e robusta? Se nessuno può presumere della propria fede, a maggior ragione chi è chiamato a un impegno più forte nell’annuncio e nella testimonianza del Vangelo, sa che è sempre all’angolo il pericolo della prova e della tentazione.
C’è un rischio che corre chi per ruolo, quasi per mestiere, parlando della fede in Gesù e nel Vangelo lo faccia soltanto “come se fosse vero”, cioè per ipotesi e non come realtà sperimentata.
Non possiamo nasconderci che, come già avvertiva Paolo VI alla fine della sua vita, la domanda inquietante di Gesù: “Ma il figlio dell’uomo, quando verrà troverà la fede sulla terra?” (Luca 18,8), oggi sembra sempre più attuale.

Un “granino” di fede
Anche se piccola, ma autentica, la fede può fare cose grandi. E’ quanto, tante volte, cogliamo con stupore nella vita di persone semplici che ci introducono di colpo nel mondo di Dio, grazie a quella loro profonda fiducia del cuore che sa operare “miracoli”. Sono tante le meraviglie che il Signore compie nella vita di quanti pensano di avere una fede piccola, ma in essa mettono tutto loro stessi. Anna Maria Feder, compianta figura dello scoutismo trevigiano, scriveva: “Penso che Dio mi abbia messa al mondo per costringermi irrimediabilmente a fare atti di fede e, più si va avanti, più vedi che la fede è tutt’altro che un pacchetto da portare nella propria borsa. E’ come una cosa magica che quando sei convinta di averne un pacchetto e fai per scartarlo, ti accorgi che non ne hai neanche un granino, e sei costretta a lasciare lì tutto e ricominciare a raccoglierne. Si impara solo una cosa: a non custodirla come un pacchettino, ma a tenerla sempre in mano, pregando che quando la mano si dovrà aprire, ne abbiamo tanto quanto basta per quell’ora e quel giorno. Insomma, è proprio il dono e la pena più grosso di tutti”.
Servi “senza utile”
E’ grazie a questo “granino” di fede che possiamo metterci con gioia al servizio del Signore, come “servi inutili”. E’ questa un’espressione di Gesù che istintivamente rifiutiamo, pensando che non può ritenersi “inutile” quanto facciamo per Lui e per i fratelli. Ma non è ciò che il Signore intende dire, bensì vuole metterci in guardia dal pericolo, sempre ricorrente, di servirci di Lui per la ricerca del nostro “utile”.
E’ quanto ci ricorda anche l’«Imitazione di Cristo» quando osserva che “accade spesso che ci sembri amore ciò che invece è amore di noi stessi”. Non dimentichiamo, però, che c’è un “utile” immediato nel sentirci “inutili”, cioè non preoccupati di gratificazioni e riconoscimenti: quello di una grande libertà, una grande leggerezza, che ci porta ovunque lo Spirito di Dio voglia inviarci. 

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