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Aborto: quando si apre un cammino di misericordia

Il Papa, nel Giubileo della misericordia, concede a tutti i sacerdoti la facoltà di assolvere dal peccato di aborto. Concessione straordinaria per un anno improntato alla riscoperta della misericordia del Padre, che risana e permette di riprendere il cammino della vita. Un docente di Diritto Canonico nello studio teologico interdiocesano di Treviso e Vittorio Veneto spiega il significato e il valore di questa scelta

Parole chiave: Giubileo della misericordia (3), Aborto (10), Papa Francesco (654), perdono (5), riconciliazione (4)
Aborto: quando si apre un cammino di misericordia

Con una lettera indirizzata al Presidente del Pontificio consiglio per la nuova evangelizzazione, papa Francesco ha deciso “di concedere a tutti i sacerdoti per l’Anno Giubilare la facoltà di assolvere dal peccato di aborto quanti lo hanno procurato e pentiti di cuore ne chiedono il perdono”.
Per comprendere il significato e la straordinarietà di tale concessione, è necessario ricordare che ordinariamente non tutti i sacerdoti possono assolvere dal peccato di aborto, ma solo coloro che ne hanno la facoltà in forza dell’ufficio che ricoprono o perché viene loro concessa. Normalmente essi sono ogni Vescovo, il vicario generale e i vicari episcopali; ma poi anche il canonico penitenziere, i cappellani degli ospedali e delle carceri e nei viaggi in mare, i confessori appartenenti agli ordini mendicanti o ad alcune congregazioni religiose.  Il Vescovo diocesano può concedere tale possibilità di assoluzione anche ad altri sacerdoti o in alcuni momenti particolari dell’anno, o in ragione dell’ufficio che ricoprono; nella nostra diocesi, ad esempio, tutti i sacerdoti hanno tale facoltà nel tempo quaresimale, fino alla seconda domenica di Pasqua; come pure, durante l’esercizio del loro ufficio, tale facoltà è data anche ai vicari foranei e ai rettori dei santuari.
Pertanto, il fedele che desidera avere l’assoluzione dal peccato di aborto deve rivolgersi al sacerdote provvisto di tale facoltà; qualora, invece, il sacerdote non avesse la facoltà, egli dovrebbe invitare il penitente a rivolgersi ad un sacerdote che ne sia provvisto; oppure chiedere al penitente di ritornare successivamente, in maniera tale che egli (il sacerdote) possa chiedere all’ordinario tale facoltà e di conseguenza poter impartire l’assoluzione; se, però, tale attesa si rivelasse particolarmente pesante per il penitente, il confessore può dargli l’assoluzione, chiedendogli però di rivolgersi entro un mese ad un sacerdote provvisto della facoltà (può essere anche lui stesso); tale obbligo, però, viene a cadere in caso di impossibilità di ottemperarlo. Va ricordato, inoltre, che in caso di pericolo di morte per il fedele, ogni sacerdote gode al momento di tale facoltà di assolvere il peccato di aborto.
La ragione di ciò sta nel fatto che al peccato di aborto (come ad altri, ad esempio la profanazione dell’eucarestia, la violazione del segreto confessionale da parte del sacerdote) è connessa la pena della scomunica “latae sententiae”, una pena ecclesiastica che impedisce al fedele battezzato di ricevere i beni spirituali per la sua vita cristiana, e quindi anche i sacramenti; il fatto che all’aborto sia connessa la scomunica comporta che per la sua assoluzione il confessore deve avere anche la facoltà di cancellare tale pena; diversamente non potrebbe dare l’assoluzione. L’espressione latina “latae sententiae” significa che s’incorre nella pena con la commissione stessa di tale peccato, in maniera automatica.
Il senso di tale disciplina è quello di risvegliare la coscienza della persona battezzata rispetto alla gravità di tale atto, di evitarlo, o, nel caso sia stato commesso, intraprendere un cammino di pentimento, di conversione e riparazione.
Ci si può chiedere, però, perché tale disciplina riguardi il peccato dell’aborto, e non invece altri peccati che possono essere ritenuti più gravi; ciò è comprensibile se si pensa che la sua finalità è quella di tenere viva la coscienza della gravità dell’aborto, di fronte al fatto – come scrive il papa – che “una mentalità molto diffusa ha ormai fatto perdere la dovuta sensibilità personale e sociale verso l’accoglienza di una nuova vita”; altri peccati, infatti, godono già di una forte riprovazione sociale e sono anche puniti dalle legge civile. Lo scopo, poi, è anche quello di aiutare il fedele a intraprendere un cammino di riconciliazione, di pentimento, di conversione e di riparazione.
Concedendo a tutti i sacerdoti la facoltà di assolvere l’aborto per quest’anno giubilare, papa Francesco non ha sminuito la gravità del peccato, ma ha voluto facilitare l’accostamento alla confessione, e aiutare i fedeli a fare verità nella loro coscienza davanti al Signore, primo passo per un vero cammino di riconciliazione; sa bene il dolore che deve sopportare una persona, il senso di colpa per quanto commesso, la fatica di aprire il proprio cuore, che permangono come cicatrici nella vita ferita dal peccato; ma sa pure che “solo il comprenderlo [il peccato] nella sua verità può consentire di non perdere la speranza” e che tale comprensione è un dono della misericordia del Signore, che risana l’uomo e permette di riprendere il cammino della vita.
Per questo, il Papa chiede ai sacerdoti di saper “coniugare parole di genuina accoglienza con una riflessione che aiuti a comprendere il peccato commesso, e indicare un percorso di conversione autentica per giungere a cogliere il vero e generoso perdono del Padre che tutto rinnova con la sua presenza”.

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