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Accoglienza diffusa nelle nostre comunità

Un invito ad accogliere nelle parrocchie piccoli gruppi di persone migranti, “con il coraggio del Vangelo” e con l’aiuto della Caritas: è il contenuto di una lettera inviata dal vicario generale della diocesi di Treviso, mons. Adriano Cevolotto, alle parrocchie e agli istituti religiosi.

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Accoglienza diffusa nelle nostre comunità

Un invito ad accogliere nelle parrocchie piccoli gruppi di persone migranti, “con il coraggio del Vangelo” e con l’aiuto di chi, come la Caritas, da tempo accoglie i profughi nel nostro territorio. La lettera che contiene questo appello è stata inviata nei giorni scorsi dal vicario generale, mons. Adriano Cevolotto, ai parroci e ai superiori degli istituti religiosi presenti nella nostra diocesi. Dopo la lettera “ai cristiani e agli uomini e donne di buona volontà” dei Vescovi di Treviso e di Vittorio Veneto, giunge ora questa rinnovata proposta di solidarietà.
Mons. Cevolotto, perché questo appello, ad un mese dalla lettera dei vescovi Gardin e Pizziolo?
Perché quel messaggio voleva suscitare una riflessione seria sull’accoglienza nei confronti dei migranti in arrivo nel nostro territorio. E, nonostante alcune polemiche che ne sono seguite, le riflessioni ci sono state. Da più parti è giunta anche la domanda: “E noi che cosa possiamo fare?”. Il nostro contributo, come ci hanno ricordato i Vescovi, ci è sollecitato dal dovere di riconoscere la dignità di queste persone e i drammi che hanno vissuto e stanno vivendo. Noi crediamo che, come cristiani, ci sia chiesto di vivere il “coraggio del Vangelo”, come ricordavano i Vescovi, con scelte che nascano “dall’intelligenza e dal cuore”. La mia lettera, quindi, sollecita a concretizzare nel territorio diocesano una “accoglienza diffusa”, che risulta sicuramente una scelta migliore rispetto alle concentrazioni di persone in pochi luoghi.
In che cosa consiste il progetto?
La nostra Chiesa diocesana, attraverso la Caritas, sta rispondendo da tempo all’emergenza della prima accoglienza in diverse strutture. Ma, come tutti sappiamo, il flusso non mostra rallentamenti e, per chi è qui da qualche tempo, ma è ancora in attesa del riconoscimento dello status di rifugiato, si apre la prospettiva di quella che chiamiamo “seconda accoglienza”. Costoro potrebbero essere accolti nelle nostre comunità, coinvolgendo le Caritas parrocchiali, volontari, associazioni, famiglie. Alcune positive esperienze di questo tipo sono già state avviate. La stessa Caritas nazionale, in accordo con la Conferenza episcopale italiana, sta approntando un progetto più ampio di accoglienza in famiglia (“Rifugiato a casa mia”). L’offerta abitativa potrebbe essere per piccoli gruppi di migranti, tra le due e le cinque persone, in strutture delle comunità o di privati. Naturalmente è importante che queste scelte siano maturate all’interno delle nostre comunità, nei Consigli pastorali parrocchiali, nei Consigli delle Collaborazioni.
Potrebbe non essere semplice, però, nelle piccole comunità, rapportarsi con queste persone, capire il contesto da cui arrivano, aiutarle nei problemi burocratici...
Per questo ci sarà l’aiuto fondamentale della Caritas tarvisina che si rende disponibile per supportare questa micro-accoglienza con il proprio personale, formato e con un’esperienza importante maturata in questi anni. Voglio credere che le nostre comunità non mancheranno di mostrare generosità di fronte a questo progetto di accoglienza e solidarietà nei confronti di questi fratelli in fuga da guerre e persecuzioni.
Le sono già arrivate delle disponibilità?
Sì, da alcune parrocchie e da un paio di istituti religiosi. E consideriamo che siamo ancora nella “pausa” estiva. Sono convinto che altre ne arriveranno presto, e che anche qualche famiglia potrà essere coinvolta. Abbiamo visto che è possibile accogliere in famiglia, che può essere un’esperienza positiva, e quindi può essere anche questa una proposta.
Ogni eventuale richiesta di informazione o di chiarimenti, anche sul piano burocratico ed economico, può essere indirizzata alla Caritas diocesana: tel. 0422 546585, caritas@diocesitv.it.

Scarica qui la lettera inviata dal vicario generale ai parroci e agli istituti religiosi

Accoglienza diffusa nelle nostre comunità
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